Non tut­ti i vo­ti so­no ugua­li

Vanity Fair (Italy) - - Next - di LUCIANA GROS­SO

La­van­za­ta dei po­pu­li­smi (sot­to, i fe­steg­gia­men­ti per la re­cen­te vit­to­ria di An­drés MaL­nuel Ló­pez Obra­dor in Mes­si­co), la de­mo­cra­zia di­ret­ta... E se il vo­to di chi si in­te­res­sa di po­li­ti­ca va­les­se più di quel­lo di chi non lo fa? L’idea ha un no­me, Vo­to pon­de­ra­to, e un’au­tri­ce: Dam­bi­sa Moyo, eco­no­mi­sta di fa­ma, che nel li­bro Ed­ge of Chaos so­stie­ne che la de­mo­cra­zia va­da ag­giu­sta­ta. Per­ché? «Non gui­da più la cre­sci­ta eco­no­mi­ca. Nel­la Ci­na non de­mo­cra­ti­ca, l’eco­no­mia pro­spe­ra, in Eu­ro­pa an­na­spa». Ci spie­ga il Vo­to pon­de­ra­to? «Gli elet­to­ri de­vo­no mo­stra­re il lo­ro im­pe­gno per la po­li­ti­ca, al­tri­men­ti il lo­ro vo­to pe­sa leg­ger­men­te me­no». Ma non sia­mo tut­ti ugua­li? «Sì, ma que­sto non ha a che fa­re con ge­ne­re, cul­tu­ra, ce­to so­cia­le». Co­me si fa a mi­su­ra­re l’im­pe­gno? «Per esem­pio con un te­st pe­rio­di­co». E i re­frat­ta­ri al vo­to? «Nes­su­no ha vo­glia di sen­ti­re che il suo vo­to va­le me­no, mol­ti si im­pe­gne­reb­be­ro di più. Un be­ne per tut­ti». Sug­ge­ri­sce an­che di vo­ta­re più di ra­do. «Og­gi non si at­tua­no po­li­ti­che di lun­go ter­mi­ne per­ché si è in una spe­cie di cam­pa­gna elet­to­ra­le per­ma­nen­te. Un ci­clo eco­no­mi­co è di 8/10 an­ni; le ele­zio­ni so­no ogni 4 o 5 an­ni». E pro­po­ne di pa­ga­re di più i po­li­ti­ci. «A Sin­ga­po­re i com­pen­si dei mi­ni­stri so­no per il 40% co­sti­tui­ti da bo­nus le­ga­ti ai ri­sul­ta­ti eco­no­mi­ci. An­che i po­li­ti­ci de­vo­no di­mo­stra­re di ave­re a cuo­re la co­sa pub­bli­ca. Non so­lo chi vo­ta».

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