Sto­ria di un viag­gia­to­re pigro

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Francesco Guc­ci­ni ha smes­so di scri­ve­re can­zo­ni ma l’esi­gen­za di rac­con­ta­re, e rac­con­tar­si, non lo ha mai ab­ban­do­na­to. «Scri­vo ri­cor­di del­la mia vi­ta, op­pu­re di per­so­ne che con­du­ce­va­no una vi­ta che non esi­ste più», ci di­ce in oc­ca­sio­ne dell’usci­ta del suo ul­ti­mo li­bro Un ma­tri­mo­nio, un fu­ne­ra­le, per non par­lar del gat­to, ti­to­lo in­so­li­to ma evo­ca­ti­vo del pic­co­lo mon­do an­ti­co che emer­ge dal­le pa­gi­ne del suo ro­man­zo.

È un mon­do del qua­le hai no­stal­gia?

Non pro­vo una ve­ra e pro­pria no­stal­gia per quel­lo che non c’è più e di cui par­lo nei miei ro­man­zi e nel­le mie can­zo­ni. Si trat­ta di un mon­do in­te­ro che è com­ple­ta­men­te sva­ni­to in­sie­me ai suoi pro­ta­go­ni­sti. Esi­ste­va una vi­ta ru­ra­le, espres­sio­ne di una ci­vil­tà con­ta­di­na e mon­ta­na­ra, che è scom­par­sa; era una vi­ta dif­fi­ci­le e du­ra, mol­to di­stan­te da quel­la che con­du­cia­mo og­gi, pie­na di lus­si. Non si può ave­re una ve­ra e pro­pria no­stal­gia di una real­tà del ge­ne­re, tutt’al più si può pro­va­re ma­lin­co­nia per quel­lo che si è vis­su­to e che non tor­ne­rà o per le per­so­ne che di quel mon­do fa­ce­va­no par­te.

Nel tuo ul­ti­mo ro­man­zo rac­con­ti di due mo­men­ti che coin­vol­ge­va­no la co­mu­ni­tà in­te­ra, il ma­tri­mo­nio e il fu­ne­ra­le. Cre­di che que­sta con­di­vi­sio­ne, que­sta par­te­ci­pa­zio­ne al­la vi­ta co­mu­ne, sia­no an­co­ra at­tua­li in Ita­lia?

Dal­le mie par­ti (Sam­bu­ca, in pro­vin­cia di Pi­sto­ia, sull’Ap­pen­ni­no To­sco Emi­lia­no ndr) esi­ste an­co­ra un con­cet­to for­te di co­mu­ni­tà ma la so­cie­tà si è evo­lu­ta tra­sfor­man­do­ne di con­se­guen­za il con­cet­to stes­so. Il ri­to del fu­ne­ra­le per esem­pio si svol­ge an­co­ra con le stes­se mo­da­li­tà che ho de­scrit­to nel li­bro – con l'af­fis­sio­ne dell'an­nun­cio nei so­li­ti po­sti e la par­te­ci­pa­zio­ne al ri­to fu­ne­bre di tut­to il pae­se – ma il ma­tri­mo­nio no. Per le ra­re cop­pie che de­ci­do­no di spo­sar­si il ma­tri­mo­nio non è più un even­to che coin­vol­ge l’in­te­ro pae­se, non esi­sto­no più pro­ces­sio­ni a pie­di o il ri­to del ban­chet­to, che al­lo­ra rap­pre­sen­ta­va un mo­men­to ra­ro du­ran­te il qua­le po­ter man­gia­re piat­ti che di ra­do era­no mes­si in ta­vo­la co­me il bol­li­to, l'ar­ro­sto e gli zuc­che­ri­ni.

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