Mi­chael So­lo­mon

Fa­ce­va il ma­na­ger di mu­si­ci­sti. Poi, con la sua 10x, ha co­min­cia­to a se­gui­re al­tri ta­len­ti: i pro­gram­ma­to­ri — mat­teo bor­do­ne

Wired (Italy) - - NEXT - CON 10X TRA­SFOR­MA­TE I PRO­GRAM­MA­TO­RI IN ROCKSTAR?

« I pro­fes­sio­ni­sti del­la tec­no­lo­gia so­no spes­so più in­te­res­sa­ti a la­vo­ra­re che a oc­cu­par­si dei pro­pri in­te­res­si e so­ven­te le azien­de so­no riu­sci­te a pa­gar­li una fra­zio­ne di quel­lo che val­go­no. Noi ci as­si­cu­ria­mo che le per­so­ne o le azien­de che li in­gag­gia­no ot­ten­ga­no gran­di ri­sul­ta­ti in cam­bio del­la ci­fra che in­ve­sto­no, ma an­che che que­sta ci­fra sia giu­sta».

CHI È LA SU­PER­STAR, IL PIÙ PAGATO DI TUTTI?

«I no­stri as­si­sti­ti più ri­cer­ca­ti so­no ar­ri­va­ti a 300 dol­la­ri l’ora su la­vo­ri pa­ga­ti a tem­po, ma su­gli in­gag­gi a pro­get­to, do­ve ve­lo­ci­tà ed espe­rien­za so­no fon­da­men­ta­li, han­no pre­so an­che 1000 dol­la­ri l’ora».

C’È UN MO­DO DI PRO­GRAM­MA­RE 10X, UNO STI­LE RI­CO­NO­SCI­BI­LE?

«C’è un’ele­gan­za che esi­ste per i gran­di pro­gram­ma­to­ri: ciascuno ha il pro­prio sti­le, ma la dif­fe­ren­za tra fat­to be­ne e ma­gi­stra­le è chia­ra a tutti».

AVE­TE PRO­GRAM­MA­TO­RI ITA­LIA­NI IN CA­TA­LO­GO?

«Ab­bia­mo de­gli ita­lo-ame­ri­ca­ni, ma nes­su­no che vi­va in Ita­lia. Al mo­men­to ci so­no di­ver­se ri­chie­ste da par­te di in­for­ma­ti­ci eu­ro­pei che sa­li­ran­no a bor­do il pri­ma pos­si­bi­le».

10X È AN­CHE UNA SCEL­TA ECO­NO­MI­CA?

«Ti fac­cio un esem­pio: c’era un clien­te che ave­va 10mi­la dol­la­ri per fa­re una app. Gli ave­va­no det­to che ci sa­reb­be vo­lu­to mol­to tem­po e quel­la ci­fra era trop­po bas­sa. Noi gli ab­bia­mo det­to che ave­va­mo la per­so­na giu­sta: que­sto pro­gram­ma­to­re è una scheg­gia e ha com­ple­ta­to il pro­get­to in cir­ca 10 ore».

I PRO­GRAM­MA­TO­RI SI SO­NO FAT­TI SOTTOPAGARE PER­CHÉ SO­NO NERD TON­TO­LO­NI?

« In ge­ne­re non ama­no di­scus­sio­ni e trat­ta­ti­ve. E que­sta è la ra­gio­ne prin­ci­pa­le per cui han­no sem­pre gua­da­gna­to po­co. E poi par­te del lo­ro tor­na­con­to è la sod­di­sfa­zio­ne per­so­na­le. Que­sto è un mon­do in cui la gente ama quel­lo che fa; i sol­di non so­no la ra­gio­ne prin­ci­pa­le per cui la­vo­ra».

PEN­SA­TE IN FU­TU­RO DI RAP­PRE­SEN­TA­RE AN­CHE FUO­RI­CLAS­SE DEL CODICE CHE VI­VO­NO IN ORIENTE?

«Rap­pre­sen­tia­mo per­so­ne di qualsiasi pae­se al mon­do, a pat­to che ab­bia­no le ca­pa­ci­tà tec­ni­che e co­mu­ni­ca­ti­ve, par­li­no in­gle­se mol­to be­ne, e sia­no pron­te a la­vo­ra­re per i lo­ro clien­ti quan­do ser­ve, in­di­pen­den­te­men­te dal fu­so orario in cui vi­vo­no».

SE 10X CON­TI­NUE­RÀ AD AVE­RE SUC­CES­SO, CI SA­RÀ UN AU­MEN­TO VER­TI­GI­NO­SO DEI COM­PEN­SI E DA­RAN­NO A VOI LA COL­PA?

«I mi­glio­ri di qualsiasi set­to­re de­vo­no es­se­re ri­cer­ca­ti e pa­ga­ti per­ché met­to­no in cam­po mol­tis­si­mo va­lo­re. Gli stu­dios non si la­men­ta­no quan­do Tom Crui­se vie­ne pagato 20 mi­lio­ni per re­ci­ta­re in un flm che ne in­cas­sa 300 al bot­te­ghi­no. Vogliamo che val­ga lo stes­so per gli in­for­ma­ti­ci».

COS’È IL TA­LEN­TO IN IN­FOR­MA­TI­CA?

«Le per­so­ne che rap­pre­sen­tia­mo so­no dei fuo­ri­clas­se nel lo­ro cam­po, ma quel­lo che cer­chia­mo so­no per­so­ne ca­pa­ci di in­te­ra­gi­re con i com­mit­ten­ti, spin­ger­li a cam­bia­re idea, se ser­ve, e pun­ta­re al mi­glior ri­sul­ta­to pos­si­bi­le».

ROCKSTAR E PRO­GRAM­MA­TO­RI. CHI SO­NO I PIÙ DIF­FI­CI­LI DA GE­STI­RE?

«I mu­si­ci­sti han­no un ego mol­to più svi­lup­pa­to. So­no più estro­ver­si e si­cu­ri di sé: è una ca­rat­te­ri­sti­ca ne­ces­sa­ria per sa­li­re sul pal­co. In­for­ma­ti­ci e pro­gram­ma­to­ri so­no più in­tro­ver­si. Han­no po­chi ri­scon­tri dal pub­bli­co. So­no due ca­te­go­rie di per­so­ne crea­ti­ve, ca­pa­ci e par­te­ci­pi del­le lo­ro di­sci­pli­ne. La co­sa bu­fa è che ci so­no un sac­co di in­for­ma­ti­ci che fan­no mu­si­ca».

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