NO­TE DAI GRAN­DI SPI­RI­TI

laRegione - Ticino 7 - - Come Dove Quando -

«Il la­vo­ro è sem­pre il mo­do­mi­glio­re per fug­gi­re dal­la vi­ta», scris­se Flau­bert ( fo­to in bas­so) che, tut­te le se­re do­po la ce­na e due ore di chiac­chie­re con la ma­dre, si se­de­va a scri­ve­re per buo­na par­te del­la not­te. «La rou­ti­ne, in un uo­mo in­tel­li­gen­te, è se­gno d’am­bi­zio­ne», era il pa­re­re del poe­ta Au­den, per il qua­le la crea­ti­vi­tà com­por­ta­va una di­sci­pli­na­mi­li­ta­re e che co­min­cia­va a scri­ve­re do­po aver fat­to le pa­ro­le cro­cia­te per qual­che mi­nu­to. Or­well scri­ve­va al mat­ti­no per­ché il po­me­rig­gio la­vo­ra­va in una li­bre­ria e la not­te an­da­va in gi­ro. An­che Joy­ce pas­sa­va le se­ra­te al bar, do­ve can­ta­va vec­chie can­zo­ni ir­lan­de­si, con la sua vo­ce da te­no­re: im­pie­gò ven­ti­mi­la ore per scri­ve­re l’Ulis­se. «Pa­pà è di cat­ti­vo umo­re fin­ché non si lava», ri­cor­da­va il fi­glio di Tol­stoj. Ar­ri­va­va a co­la­zio­ne sem­pre in ri­tar­do, man­gia­va due uo­va so­de sen­za di­re una pa­ro­la e poi si ri­ti­ra­va a scri­ve­re. Na­bo­kov co­min­ciò Lo­li­ta in viag­gio at­tra­ver­so gli Sta­ti Uni­ti, la­vo­ran­do di not­te sul se­di­le po­ste­rio­re dell’au­to par­cheg­gia­ta. Da gio­va­ne, pre­fe­ri­va scri­ve­re a let­to; poi al­ter­nò la scri­va­nia al­la pol­tro­na e al di­va­no. Ka­f­ka fa­ce­va gin­na­sti­ca nu­do, con la fi­ne­stra aper­ta, per die­ci mi­nu­ti; poi ce­na­va e si met­te­va a scri­ve­re, ma­ga­ri fi­no al­le sei del­mat­ti­no. E an­da­va al la­vo­ro, con la ca­mi­cia spor­ca del gior­no pri­ma. Mol­ti gran­di spi­ri­ti so­no in­son­ni. (Dal li­bro: Ri­tua­li quo­ti­dia­ni di Ma­son Cur­rey, Val­lar­di 2016).

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