Il ri­tor­no dei leo­ni

La Gente d'Italia - - DA PRIMA PAGINA - Di GIU­SEP­PE TU­RA­NI

Aria di gran­di ri­tor­ni in po­li­ti­ca. Lie­ve­men­te de­men­zia­le per la ve­ri­tà, ma bi­so­gna ave­re mol­ta pa­zien­za. Gli ex-Pd rac­col­ti in Mdp han­no de­ci­so, dall’al­to del lo­ro, for­se, 3 per cen­to, che il can­di­da­to pre­mier del­la lo­ro for­ma­zio­ne sa­rà Giu­lia­no Pi­sa­pia.

E que­sto è cer­ta­men­te un ri­co­no­sci­men­to ono­re­vo­le per l’ex sin­da­co di Mi­la­no. Ve­na­to so­lo da qual­che pic­co­la om­bra: nes­su­no de­gli al­tri era og­get­ti­va­men­te pre­sen­ta­bi­le. O Pi­sa­pia o nes­su­no. Do­po di che le pro­ba­bi­li­tà di Giu­lia­no di di­ven­ta­re pre­mier so­no le stes­se che ho io di di­ven­ta­re pa­pa.

La stes­sa co­sa si può di­re, e non suo­ni of­fe­sa per Pi­sa­pia, è so­lo una coin­ci­den­za per quel bru­ta­lo­ne di Mat­teo Sal­vi­ni, da me­si im­pe­gna­to in un brac­cio di fer­ro con Ber­lu­sco­ni per­ché vuo­le es­se­re ri­co­no­sciu­to co­me lea­der del cen­tro-de­stra (lui che ca­peg­giò la li­sta dei co­mu­ni­sti pa­da­ni, ai tem­pi di Bos­si). Il po­ve­ro Sal­vi­ni sba­glia due vol­te. La pri­ma per­ché l’8 mar­zo dell’an­no pros­si­mo il Ca­va­lie­re ri­tor­na eleg­gi­bi­le e quin­di can­di­da­bi­le.

E quin­di tra i due non esi­ste ga­ra: è ov­vio che vin­ce Ber­lu­sco­ni, che lea­der lo è sta­to per vent’an­ni. An­zi, che ha in­ven­ta­to il cen­tro-de­stra. Inol­tre, e qui c’è il se­con­do sba­glio, in tem­pi di leg­ge elet­to­ra­le pro­por­zio­na­le (hai vo­lu­ti vo­ta­re no, ca­ro Sal­vi­ni?) chi de­ve sa­li­re a pa­laz­zo Chi­gi vie­ne de­ci­so non da fan­to­ma­ti­che pri­ma­rie del­la de­stra, ma dal si­gnor Mat­ta­rel­la, pre­si­den­te del­la Re­pub­bli­ca, a suo in­sin­da­ca­bi­le giu­di­zio.

Mat­teo, quin­di, può fa­re tut­te le pri­ma­rie che vuo­le: se le fa e se le rac­con­ta. Con­ta­no co­me nien­te, ne può fa­re una al­la set­ti­ma­na.

La stes­sa co­sa va­le per que­gli idio­ti che si af­fan­na­no a cer­ca­re al­tri can­di­da­ti pre­mier nel Pd al po­sto di Mat­teo Ren­zi.

An­che per lo­ro va­le la stes­sa rac­co­man­da­zio­ne: de­ci­de Mat­ta­rel­la. Il qua­le sce­glie­rà chi, se­con­do lui, ha più pro­ba­bi­li­tà di ot­te­ne­re la fi­du­cia del par­la­men­to e di te­ner­la più a lun­go.

Per non par­la­re dell’eva­ne­scen­te Di Maio che di­ce ogni gior­no di es­se­re pron­to per pa­laz­zo Chi­gi, co­me se si trat­tas­se di an­da­re in piz­ze­ria (pa­ga lui?).

Cer­to, Mat­ta­rel­la po­treb­be at­te­ner­si al­le in­di­ca­zio­ni che ri­ce­ve­rà dai po­li­ti­ci, ma po­treb­be an­che fa­re una scel­ta di­ver­gen­te o crea­ti­va. Di si­cu­ro non si fa­rà spa­ven­ta­re da Sal­vi­ni e dal­la Me­lo­ni, o da Or­lan­do e Emi­lia­no.

E’ un cat­to­li­co adul­to an­che lui, ras­se­gna­te­vi e tor­na­te al­la vo­stra par­ti­ta a car­te.

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