"Un pon­te mi ha sal­va­to la vi­ta"

Sto­rie nell'ura­ga­no che ha scon­vol­to Flo­ri­da. Un uo­mo che ave­va ten­ta­to la fu­ga da Plan­ta­tion Island al­la gui­da del suo ca­mion, quan­do sem­bra­va tut­to con­clu­so, l'ura­ga­no se n'era an­da­to, è stato cir­con­da­to dall'ac­qua che ha co­min­cia­to a sa­li­re a gran ve­lo

La Gente d'Italia - - ATTUALITA’ - di RO­BER­TO ZANNI

Non esi­ste più. Ir­ma ha fi­ni­to la sua fol­le cor­sa di­strut­tri­ce tra l’Ohio e l’Indiana mer­co­le­dì la­scian­do die­tro di sè al­me­no 61 vit­ti­me, 38 nei Ca­rai­bi e 23 ne­gli Sta­ti Uni­ti, con 7 mi­lio­ni di per­so­ne che han­no ri­ce­vu­to l’or­di­ne di eva­cua­zio­ne a al­me­no 13 mi­lio­ni, in Flo­ri­da, che so­no ri­ma­ste sen­za l’ener­gia elet­tri­ca.

Era stato ca­ta­lo­ga­to co­me tem­pe­sta tro­pi­ca­le il 30 ago­sto, ma già 30 ore più tar­di era di­ven­ta­to un ura­ga­no di Ca­te­go­ria 3. Il 4 settembre poi si era in­ten­si­fi­ca­to co­me Ca­te­go­ria 4, con ven­ti a 210 chi­lo­me­tri all’ora, per poi rag­giun­ge­re il suo mas­si­mo il gior­no suc­ces­si­vo: 5, con ven­ti a qua­si 300 chi­lo­me­tri, mai re­gi­stra­to in aper­to Atlan­ti­co in pre­ce­den­za qual­co­sa di si­mi­le.

So­lo un al­tro ura­ga­no, Al­len, nel 1980, ma nel Gol­fo del Mes­si­co con i suoi ven­ti ave­va toc­ca­ta una ve­lo­ci­tà mag­gio­re: 305 chi­lo­me­tri. Un mo­stro Ir­ma, fe­ro­ce che ades­so, do­po due set­ti­ma­ne di ter­ro­re ha con­clu­so la sua esi­sten­za. Ma die­tro?

Un per­cor­so la­stri­ca­to di ma­ce­rie e di mor­ti.

E di sto­rie do­lo­ro­se, a vol­te an­che com­mo­ven­ti che si so­no suc­ce­du­te, una die­tro l’al­tra. Rac­con­ti a vol­ta in­cre­di­bi­li, co­me quel­lo di Da­vid e An­drea Jewell, ma­ri­to e mo­glie. Una coppia con la lo­ro gattina di 13 anni, Tif­fa­ny. Vi­ve­va­no in una bar­ca, a nord di Jack­son­vil­le, Da­vid ave­va pro­gram­ma­to di scap­pa­re pro­prio con la sua im­bar­ca­zio­ne, an­ti­ci­pan­do l’ar­ri­vo di quei ven­ti as­sas­si­ni. Ma una vol­ta a bor­do, pron­ti a par­ti­re, ec­co che all’im­prov­vi­so l’ac­qua ha co­min­cia­to ha in­va­de­re il pon­te dell’im­bar­ca­zio­ne. Co­sì, in­dos­san­do so­lo un co­stu­me da ba­gno e una t-shirt, è riu­sci­to a pren­de­re ap­pe­na le me­di­ci­ne per An­drea, che sof­fre di epi­les­sia e la gattina.

Sen­za nem­me­no le scar­pe so­no do­vu­ti fug­gi­re in un ri­co­ve­ro di Jack­son­vil­le, as­sie­me ad al­tre de­ci­ne di scam­pa­ti al­la fu­ria di Ir­ma. E ades­so? An­co­ra non sa do­ve sia fi­ni­te la sua bar­ca.

“È la mia ca­sa – ha rac­con­ta­to – se dav­ve­ro non c'è più al­lo­ra abbiamo per­so tut­to. Non rie­sco nem­me­no a pen­sar­ci. Non abbiamo un po­sto do­ve an­da­re, no, non c’è”.

A Key Lar­go da­van­ti a una ca­sa si po­te­va leg­ge­re un car­tel­lo, scrit­to a mano: ‘Fa­mi­glia di cin­que, sen­za elet­tri­ci­tà, sen­za ge­ne­ra­to­re”. Ma Don­ne Spiel­man, il fra­tel­lo Jeff Sto­rey, le lo­ro fa­mi­glie, so­no sta­ti tra i po­chi for­tu­na­ti del­le Keys. La lo­ro abi­ta­zio­ne si tro­va in­fat­ti ad ap­pe­na tre me­tri so­pra il li­vel­lo del mare. Han­no sen­ti­to le si­ni­stre gri­da dei ven­ti dell’ura­ga­no, han­no vi­sto le ac­que del­la Flo­ri­da Bay ri­suc­chia­te da Ir­ma e han­no su­bi­to pen­sa­to che quan­do sa­reb­be­ro tor­na­te avreb­be­ro in­va­so la lo­ro ca­sa.

In­ve­ce, non si sa co­me e nem­me­no il per­chè, si so­no sal­va­ti dal­la fu­ria del­la na­tu­ra: tol­ti i ra­mi de­gli al­be­ri ca­du­ti, i de­tri­ti ar­ri­va­ti da chissà do­ve, la lo­ro ca­sa era an­co­ra in­tat­ta e han­no an­che ri­ce­vu­to un po’di ghiac­cio da un vi­ci­no per­chè ave­va­no ci­bo e ac­qua, ma han­no vi­sto tan­ti al­tri, an­che ac­can­to a lo­ro, di­spe­ra­ti per­chè han­no per­so tut­to.

A Mia­mi Ai­de Va­la­da­res, lu­ne­dì do­po il passaggio di Ir­ma, è tor­na­ta nel suo ap­par­ta­men­to, ma in fret­ta ha do­vu­to rac­co­glie­re tut­to quel­lo che po­te­va. L’ac­qua scen­de­va dai sof­fit­ti. Era pe­ne­tra­ta dall’al­to e ha co­min­cia­to a goc­cio­la­re dal­le pa­re­ti che han­no co­min­cia­to co­sì a pie­gar­si e mo­stra­re pe­ri­co­lo­se cre­pe. Non c’era più tempo. “De­va­stan­te – ha rac­con­ta­to – en­tri a ca­sa e ti tro­vi di fron­te una si­tua­zio­ne del ge­ne­re. So­no ar­ri­va­ti i tec­ni­ci del Fi­re De­part­ment e han­no su­bi­to det­to che l’edi­fi­cio, strut­tu­ral­men­te, non è si­cu­ro. Può crol­la­re da un mo­men­to all’al­tro”. Ro­bert Hic­koc, 51 anni, era sul suo ca­mion men­tre stava cer­can­do di sfug­gi­re a Ir­ma la­scian­do Plan­ta­tion Island, do­ve vi­ve­va da quat­tro anni. In mezzo al­la piog­gia e al vento per ore, si era tran­quil­liz­za­to una vol­te che l’ura­ga­no, fi­nal­men­te, se n’era an­da­to. “C’era una cal­ma qua­si ir­rea­le – ha det­to in­ter­vi­sta­to per te­le­fo­no – la piog­gia ave­va ces­sa­to di ca­de­re, co­me i ven­ti era­no ca­la­ti di in­ten­si­tà. Ero an­co­ra sull’isola e pen­sa­vo che tut­to fos­se fi­ni­to”.

Una il­lu­sio­ne, per­chè, se­du­to an­co­ra nel­la ca­bi­na del suo ca­mion, guar­dan­do fuo­ri dai fi­ne­stri­ni, ha co­min­cia­to a ve­de­re da un la­to la stra­da som­mer­sa dall’ac­qua, che avan­za­va mi­nac­cio­sa e sa­li­va sem­pre più, men­tre dall’al­tra par­te Ever­gla­des Ci­ty era già una di­ste­sa d’ac­qua.

“Per mia for­tu­na in mezzo c’era un pon­te – ha ag­giun­to – ed è stato la mia sal­vez­za, se non aves­si potuto fer­mar­mi lì nel pun­to più al­to non so dav­ve­ro co­me avrei potuto fa­re”. Poi ha aspet­ta­to che l’ac­qua si ri­ti­ras­se ed è tor­na­to in­die­tro, per ve­de­re quel­lo che era suc­ces­so nel­la sua abi­ta­zio­ne.

“Ho per­so tut­to – ha spie­ga­to con un no­do al­la go­la – la ca­sa, il ri­mor­chio, la bar­ca, l’auto”. Ma c’è stato an­che chi ha pro­va­to a sal­va­re i pro­pri ri­cor­di, ma sen­za riu­scir­ci.

Nel quar­tie­re di San Mar­co, a Jack­son­vil­le, lu­ne­dì mat­ti­na Paul John­son e Shon­da Bre­cheen, si so­no sve­glia­ti nell’ap­par­ta­men­to al se­con­do pia­no do­ve ave­va­no tro­va­to rifugio. Ma guar­dan­do fuo­ri dal­la fi­ne­stra han­no vi­sto le ac­que li­mac­cio­se del St. Johns Ri­ver che ave­va­no com­ple­ta­men­te in­va­so le stra­de: do­ve il gior­no prima pas­sa­va­no le auto c’era­no del­le im­bar­ca­zio­ni che an­da­va­no a sal­va­re chi era ri­ma­sto in­trap­po­la­to.

Paul John­son co­sì ha pen­sa­to al­la sua Ford Ran­ger del 1994, al­la qua­le era le­ga­tis­si­mo, al­lo­ra è cor­so nel par­cheg­gio, ha vi­sto l’ac­qua che era già ar­ri­va­ta al­le ma­ni­glie dell'auto. Pre­so dal pa­ni­co è sa­li­to, ha gi­ra­to la chia­ve per l'ac­cen­sio­ne, ma per­cor­si po­chi me­tri, il mo­to­re si è spen­to e l’ac­qua ha in­va­so l’abi­ta­co­lo.

A Mia­mi, an­che a Do­wn­to­wn, in tan­ti so­no vo­lu­ti re­sta­re, op­po­nen­do­si all’or­di­ne di eva­cua­zio­ne. Tra que­sti an­che Ty­ler Rid­geway che ha pas­sa­to tut­to il tempo nel suo ap­par­ta­men­to, al 37º pia­no del Cen­tro To­wer.

Ma a un cer­to pun­to, fin da sa­ba­to, l'ura­ga­no è ar­ri­va­to do­me­ni­ca, la tor­re ha co­min­cia­to a oscil­la­re a cau­sa dei ven­ti. “All'ini­zio pen­sa­vo di sba­gliar­mi – ha poi rac­con­ta­to – ma non era co­sì: l’edi­fi­cio si muo­ve­va dav­ve­ro. Era la stes­sa sen­sa­zio­ne di quan­do quan­do ti al­zi la mat­ti­na da let­to trop­po in fret­ta e ti gi­ra la te­sta. Per­chè non me ne so­no an­da­to? So­no na­to in Flo­ri­da, so co­me van­no que­ste co­se, c’è so­lo da es­se­re pre­pa­ra­ti”.

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