Sil­vio ri­de, Mat­teo pian­ge, e Gril­lo...

Ber­lu­sco­ni esul­ta: Mu­su­me­ci vin­ce e Fi si con­fer­ma pri­mo par­ti­to del cen­tro­de­stra. Tra­col­lo del cen­tro­si­ni­stra su­pe­ra­to an­che dal M5S di Can­cel­lie­ri. Il pe­so del vo­to di­sgiun­to sul ri­sul­ta­to dell'ur­na

La Gente d'Italia - - DA PRIMA PAGINA - DI STEFANO GHIONNI

C’è chi pian­ge e c'è chi ri­de.

Di­cia­mo­ce­la tut­ta: il ri­sul­ta­to del­le ele­zio­ni si­ci­lia­ne fa senz'al­tro sor­ri­de­re Sil­vio Ber­lu­sco­ni.

La due gior­ni di cam­pa­gna elet­to­ra­le sull'iso­la ha por­ta­to, in­fat­ti, il ri­sul­ta­to spe­ra­to dal Ca­va­lie­re.

Non so­lo la vit­to­ria del can­di­da­to go­ver­na­to­re Nel­lo Mu­su­me­ci con il so­ste­gno del­la coa­li­zio­ne uni­ta ma, da­to più im­por­tan­te in chia­ve in­ter­na, la net­ta af­fer­ma­zio­ne di For­za Ita­lia co­me pri­mo par­ti­to del cen­tro­de­stra con un di­stac­co piut­to­sto net­to ri­spet­to al "duo" Sal­vi­ni-Me­lo­ni.

Se dun­que l'ex pre­mier ha di che sfre­gar­si le ma­ni, sul la­to op­po­sto, chi pro­prio se la pas­sa ma­le, è il cen­tro­si­ni­stra, ap­par­so già in fran­tu­mi sui da­ti de­gli exit poll del sa­ba­to se­ra. Ven­ti­quatt'ore pri­ma, cioè, che i ri­sul­ta­ti rea­li del­lo spo­glio, ini­zia­to so­lo ie­ri mat­ti­na, san­cis­se­ro il bru­sco ko del car­tel­lo che ap­pog­gia­va Giu­sep­pe Mi­ca­ri, il can­di­da­to uf­fi­cia­le del Pd, im­po­sto da Leo­lu­ca Or­lan­do.

Al pre­si­den­te del Se­na­to Pie­tro Gras­so, fre­sco di ab­ban­do­no del par­ti­to ren­zia­no, so­no ca­du­te le brac­cia quan­do si è vi­sto ca­ta­pul­ta­re sul ban­co de­gli im­pu­ta­ti per la scon­fit­ta, man­co fos­se sta­to il suo "gran ri­fiu­to" a far pre­ci­pi­ta­re le sor­ti del­la bar­ca ren­zia­na ai mi­ni­mi sto­ri­ci.

"Pa­te­ti­ca ac­cu­sa", ha re­pli­ca­to il di­ret­to in­te­res­sa­to, con­fer­man­do la scel­ta di sta­re fuo­ri dal Pd.

"Su que­ste pre­mes­se non c'è dia­lo­go col Na­za­re­no", ha sbot­ta­to, dal can­to suo, Al­fre­do D'At­tor­re di Mdp, par­ti­to che og­gi riu­ni­rà la di­re­zio­ne na­zio­na­le a Ro­ma, con Ber­sa­ni, D'Ale­ma e tut­to il grup­po di­ri­gen­te.

Ma che in Si­ci­lia ave­va spe­ra­to in un cla­mo­ro­so sor­pas­so sull'ex "ca­sa ma­dre" dem can­di­dan­do Clau­dio Fa­va al­la pre­si­den­za dell'en­te. Spe­ran­za poi nau­fra­ga­ta.

In­som­ma: due scon­fit­te in una che non fan­no cer­to coa­li­zio­ne e so­prat­tut­to non la­scia­no ben spe­ra­re per il fu­tu­ro di quel­lo che un tem­po era il cen­tro­si­ni­stra uni­to.

Ma sul ta­vo­lo c'è an­che chi ri­de, per co­sì di­re, a me­tà. So­no i Cin­que Stel­le.

Ci han­no mes­so l'ani­ma i gril­li­ni, han­no sco­mo­da­to i ver­ti­ci ed

i big del mo­vi­men­to pur di ap­pog­gia­re le vl­lei­tà di vit­to­ria di Gian­car­lo Can­cel­lie­ri.

Al­la fi­ne, il ver­det­to dell'ur­na ha sta­bi­li­to al­tro: il mo­vi­men­to dell'ex co­mi­co ge­no­ve­se, in­fat­ti, si è sì con­fer­ma­to pri­mo par­ti­to dell'iso­la. Ma non ha sfon­da­to e i pen­ta­stel­la­ti - è ap­par­so evi­den­te a tut­ti - in que­sto spe­ra­va­no in ot­ti­ca "Po­li­ti­che 2018", so­prat­tut­to do­po le ba­to­ste a li­vel­lo di im­ma­gi­ne, ac­cu­mu­la­te in que­sti ul­ti­mi me­si a Ro­ma con la Rag­gi e a To­ri­no con la Ap­pen­di­no (fre­sca di av­vi­so di ga­ran­zia per i fat­ti di piaz­za San Car­lo). Non è fi­ni­ta qui.

C'è da fa­re an­che un'al­tra ana­li­si sul vo­to. Che non può sfug­gi­re al più at­ten­to de­gli ana­li­sti. Per­ché re­sta un da­to di fon­do. Che la di­ce lun­ga sull'esi­to del­le ele­zio­ni.

Se è ve­ro, in­fat­ti, che il "non vo­to" re­sta il pri­mo par­ti­to dell'iso­la, sul ri­sul­ta­to dell'ur­na è pe­sa­ta e non po­co l'espe­rien­za am­mi­ni­stra­ti­va ne­ga­ti­va del cen­tro­si­ni­stra (con scel­te fat­te nel 2012), fo­to­gra­fa­ta dal vo­to di­sgiun­to de­gli elet­to­ri che pur vo­tan­do le li­ste dei ri­spet­ti­vi par­ti­ti han­no scel­to co­me can­di­da­to go­ver­na­to­re quel­lo del M5s o ad­di­rit­tu­ra il lea­der del cen­tro­de­stra. L'iso­la, sto­ri­ca­men­te, ha sem­pre sor­ri­so al cen­tro­de­stra. Non a ca­so an­che nel­le re­gio­na­li del 2012 Ro­sa­rio Cro­cet­ta si im­po­se so­lo gra­zie al­le di­vi­sio­ni del cen­tro­de­stra. Il go­ver­na­to­re uscen­te ot­ten­ne, al­lo­ra, 617.073 vo­ti (30,48%), me­no di quel­li dei due can­di­da­ti di cen­tro­de­stra che cor­se­ro di­vi­si: Nel­lo Mu­su­me­ci (an­che al­lo­ra) 521.022 vo­ti (25,73%) e Gian­fran­co Mic­ci­ché 312.112 vo­ti (15,41%). An­che cin­que an­ni fa il M5s schie­rò Can­cel­lie­ri che rac­col­se 368.006 vo­ti (18,18%).

La si­ni­stra, og­gi sce­sa in cam­po con Fa­va, non su­pe­rò la so­glia del 5%.

Ora, se que­sto è il con­te­sto, do­me­ni­ca il "non vo­to" è sta­to il pri­mo par­ti­to: al­le ur­ne si è re­ca­to so­lo il 46,76% de­gli aven­ti di­rit­to, an­co­ra me­no del 47,41% di cin­que an­ni fa.

I si­ci­lia­ni han­no dun­que pre­mia­to Mu­su­me­ci, dan­do­gli il 39,5% dei con­sen­si, da­van­ti a Can­cel­le­ri che, no­no­stan­te una cam­pa­gna

elet­to­ra­le sup­por­ta­ta sin da ago­sto dai big di M5s, non h vin­to e si è piaz­za­to se­con­do con il 34,9%.

Il can­di­da­to del Pd Fa­bri­zio Mi­ca­ri, si è bloc­ca­to al 18,7, men­tr quel­lo del­la si­ni­stra, Clau­dio Fa­va, che pun­ta­va al "sor­pas­so su Mi­ca­ri, ha ot­te­nu­to so­lo il 6,3%. Quin­di con un ap­por­to d Mdp piut­to­sto re­la­ti­vo.

In Si­ci­lia due ele­men­ti han­no con­tri­bui­to a ren­de­re il qua­dr in­sta­bi­le. Il pri­mo è la fram­men­ta­zio­ne dei par­ti­ti: tra le li­ste ch so­sten­go­no Mu­su­me­ci, Fi ha il 16,2%, Fdi-Noi con Sal­vi­ni 5,2%, l'Udc il 7,1% a cui si ag­giun­go­no ul­te­rio­ri li­ste lo­ca­li; ne cen­tro­si­ni­stra il Pd è al 13,2%, Ap ad­di­rit­tu­ra sot­to la so­glia de 5%, men­tre be­ne ha fat­to la li­sta pro­mos­sa da To­tò Car­di­nal con l'6%.

Fi e Pd bis­sa­no gros­so mo­do le per­for­man­ce di cin­que an­ni fa ma con per­cen­tua­li di in­ter­pre­ta­zio­ne com­ples­sa sul pian na­zio­na­le: nel ca­so di Fi il ri­sul­ta­to ri­cal­ca i son­dag­gi na­zio­nal per il Pd è as­sai in­fe­rio­re, e lo stes­so va­le per Fdi-Noi co Sal­vi­ni.

L'al­tro ele­men­to di fram­men­ta­zio­ne è il vo­to di­sgiun­to, cioè quel lo da­to da mol­ti si­ci­lia­ni ad un par­ti­to e a un can­di­da­to pre­si den­te non col­le­ga­to.

Eb­be­ne, men­tre Mi­ca­ri ha ot­te­nu­to il 18,7%, le li­ste a lui col­le ga­te han­no pre­so cir­ca no­ve pun­ti in più.

Di­scor­so in­ver­so per Can­cel­le­ri, che ha pre­so set­te pun­ti più d M5s, e an­che per Mu­su­me­ci e Fa­va, en­tram­bi con per­cen­tua leg­ger­men­te su­pe­rio­ri a quel­le dei par­ti­ti che li so­ste­ne­van (+1,6 e + 0,9%). Quin­di mol­ti elet­to­ri han­no vo­ta­to per un par ti­to di cen­tro­si­ni­stra ma per Can­cel­le­ri co­me can­di­da­to go­ver na­to­re, e in mi­su­ra mi­no­re per Fa­va e Mu­su­me­ci. In­som­ma: il M5s è sì il pri­mo par­ti­to dell'iso­la (27%) ma con vin­ce me­no del suo can­di­da­to e non sfon­da.

Con il Ro­sa­tel­lum 2.0 non è pre­vi­sto il vo­to di­sgiun­to e quind sa­rà mol­to dif­fi­ci­le tra­spor­re que­sta pra­ti­ca si­ci­lia­na sul pian na­zio­na­le. Sta­re­mo a ve­de­re. In fon­do il 2018 è al­le por­te...

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