Ri­chet­ti:"Ren­zi non puó spa­ri­re" ma Ber­sa­ni ora pre­me su Gras­so

Ap­pel­lo al­le for­ze di si­ni­stra del por­ta­vo­ce del Par­ti­to de­mo­cra­ti­co do­po la scon­fit­ta in Si­ci­lia. E ora il Pd vuo­le “di­men­ti­ca­re” il vo­to di do­me­ni­ca con il te­ma dei vi­ta­li­zi per “col­pi­re” i gril­li­ni. In­tan­to Or­lan­do “lan­cia” l'idea di Gen­ti­lo­ni co­me can

La Gente d'Italia - - DA PRIMA PAGINA - DI STEFANO GHIONNI

Do­po la Si­ci­lia, "per le ele­zio­ni po­li­ti­che che fac­cia­mo? Pro­po­nia­mo lo stes­so sche­ma: il Pd che co­strui­sce una pro­po­sta, un pro­gram­ma, una lea­der­ship, cer­ca con­di­vi­so­ne e quan­do si ar­ri­va al­la pro­po­sta la ri­spo­sta è non ci pia­ce? Fac­cia­mo che la pro­po­sta la fa­te voi, noi sia­mo di­spo­ni­bi­li per­chè ci stia­mo gio­can­do l'Ita­lia, a voi sta a cuo­re da­re un go­ver­no sta­bi­le all'Ita­lia?".

Pa­ro­le que­ste di Mat­teo Ri­chet­ti, ri­vol­gen­do­si al­le for­ze a si­ni­stra del Pd e in par­ti­co­la­re a Mdp, nel cor­so di Ore no­ve. "E' fi­ni­to il tem­po in cui si gio­ca a far per­de­re Ren­zi, quel­lo che sen­za di noi non si fa nul­la. Ora può co­min­cia­re la fa­se del­la co­stru­zio­ne - ha spie­ga­to il por­ta­vo­ce del Pd-. Noi sia­mo per sta­re in­sie­me, con qual­che con­di­zio­ne. L'im­por­tan­te è che una di que­ste non sia via Ren­zi dal­la fac­cia del­la ter­ra. Via Ren­zi ca­po del­la coa­li­zio­ne e can­di­da­to pre­mier? E le al­ter­na­ti­ve? Le pri­ma­rie no, la scel­ta do­po no, la scel­ta pri­ma no. Non pos­so­no fun­zio­na­re gli in­con­tri­ni bi­la­te­ra­li o quel­li tra due, tre o quat­tro in cui si pro­va a in­ter­pre­ta­re la vo­lon­tà del­la si­ni­stra ita­lia­na. Nel men­tre, il Pae­se è un po­chi­no a de­stra".

Per Ri­chet­ti, "sa­reb­be ora di met­te­re in cam­po una pro­po­sta e la vo­lon­tà se­ria di co­strui­re. Non non so­lo con la si­ni­stra, ag­giun­go. Per le pros­si­me po­li­ti­che il ve­ro cam­bio sa­rà un pro­get­to e can­di­da­ti cre­di­bi­li. Co­rag­gio, non ta­bel­le". Obiet­ti­vo dei ren­zia­ni, a que­sto pun­to, stu­dia­re una stra­te­gia per non ri­schia­re di im­pan­ta­nar­si in una lun­ga di­scus­sio­ne sull'esi­to del vo­to ne­ga­ti­vo e an­da­re avan­ti. Nel ber­sa­glio, i 5 Stelle, con l’obiet­ti­vo di en­tra­re a gam­ba te­sa su uno dei te­mi a lo­ro più ca­ri: i vi­ta­li­zi. Non è mi­ca un ca­so che la pro­po­sta Ri­chet­ti sa­rà tra i pri­mi pun­ti da trat­ta­re nell’or­di­ne del gior­no del­la Di­re­zio­ne pre­vi­sta per lu­ne­dì pros­si­mo. Un ar­go­men­to, que­sto, su cui Ren­zi ave­va già par­la­to chia­ra­men­te: "So­no cer­to che il Se­na­to ap­pro­ve­rà la leg­ge sen­za mo­di­fi­che, per­ché ne va del­la cre­di­bi­li­tà del Pd. Sui vi­ta­li­zi è Gril­lo che in­se­gue Ri­chet­ti".

Co­me ben no­to, la leg­ge del par­la­men­ta­re è pas­sa­ta al Se­na­to sen­za il be­ne­sta­re dei pen­ta­stel­la­ti. An­zi, tra ac­ce­se pro­te­ste. In Di­re­zio­ne l'ex pre­mier ri­ba­di­rà il suo pen­sie­ro: ap­pro­va­re la leg­ge co­sì co­me è. Lan­cian­do un guan­to di sfi­da ai 5 stelle, cer­to. Ma an­che al suo stes­so par­ti­to.

Quan­do si è spar­sa la no­ti­zia, Pa­laz­zo Ma­da­ma è en­tra­ta in fi­bril­la­zio­ne. Una fol­ta pat­tu­glia di se­na­to­ri Dem è for­te­men­te cri­ti­ca ri­spet­to al prov­ve­di­men­to. E il ca­po­grup­po Lui­gi Zan­da nel suo in­ces­san­te la­vo­rio tra Tran­sa­tlan­ti­co e cor­ri­doi, ha già sol­le­va­to obie­zio­ni sul­la co­sti­tu­zio­na­li­tà di una leg­ge che va a toc­ca­re di­rit­ti ac­qui­si­ti.

Gli oc­chi so­no pun­ta­ti al Na­za­re­no, fra po­co più di una set­ti­ma­na, do­ve si pre­an­nun­cia un cli­ma nel qua­le Ren­zi ha tut­te le in­ten­zio­ni di ri­scal­da­re per ri­spon­de­re al­lo schiaf­fo si­ci­lia­no.

Ades­so, in­som­ma, tra i dem c’è vo­glia e bi­so­gno di vol­ta­re pa­gi­na. "Ana­liz­za­re gli er­ro­ri e ri­par­ti­re" è pe­rò il man­tra ri­pe­tu­to dai di­ri­gen­ti dem. Per­ché, se a Pa­ler­mo co­me a Ostia è an­da­to in sce­na il nuo­vo bi­po­la­ri­smo tra M5S e cen­tro­de­stra, non sa­rà co­sì "all'ap­pun­ta­men­to de­ci­si­vo", in pri­ma­ve­ra. Ai pia­ni al­ti del Na­za­re­no si cer­ca ap­pi­glio nei nu­me­ri, pas­sa­ti e fu­tu­ri. "Il Pd in Si­ci­lia pren­de cir­ca gli stes­si vo­ti di quan­do vin­cem­mo (for­se an­che qual­co­sa in più", di­ce Mat­teo Or­fi­ni).

Su de­mo­cra­ti­ca poi cam­peg­gia­no i son­dag­gi per le Po­li­ti­che: cen­tro­de­stra al 33,6%, cen­tro­si­ni­stra (con Pd, Ap, Ver­di, Psi, Cam­po pro­gres­si­sta, Svp e Scel­ta ci­vi­ca, quin­di sen­za Mdp e Si) al 31,2 e M5S al 28,6. "Sia­mo an­co­ra in par­ti­ta", è la li­nea, che ver­rà ri­ba­di­ta an­che nel­la di­re­zio­ne na­zio­na­le.

Non la pen­sa­no co­sì, pe­rò, gli or­lan­dia­ni. "Quel­la si­ci­lia­na - spie­ga­no - è una scon­fit­ta ine­qui­vo­ca­bi­le, che non si può ri­dur­re a un raf­fron­to con i vo­ti del pas­sa­to o un fat­to lo­ca­le". Ades­so ser­vo­no "umil­tà e spi­ri­to co­strut­ti­vo" per co­strui­re un'al­lean­za lar­ga. "Se il Pd è iso­la­to - è la li­nea di An­drea Or­lan­do - va in­con­tro al­la di­sfat­ta. Bi­so­gna ri­di­scu­te­re pe­ri­me­tro pro­gram­ma e lea­der­ship", ma­ga­ri met­ten­do in cam­po quel va­lo­re ag­giun­to rap­pre­sen­ta­to in que­sto mo­men­to da Pao­lo Gen­ti­lo­ni. Ren­zi sa di do­ver ce­de­re qual­co­sa. Il lea­der dem, pe­rò, se­con­do quan­to ri­fe­ri­sco­no i suoi, non in­ten­de ce­de­re su tut­to: a par­ti­re dal­le pri­ma­rie di coa­li­zio­ne.

E se è ve­ro che bi­so­gna al­lar­ga­re il cam­po dif­fi­ci­le ri­ma­ne un con­fron­to pri­ma del vo­to con Ber­sa­ni e D'Ale­ma (fa­vo­re­vo­li all’idea di Pietro Gras­so lea­der del cen­tro­si­ni­stra). Do­po il vo­to, poi, sa­ran­no an­co­ra una vol­ta i nu­me­ri a par­la­re. E far tor­na­re il Pd al Go­ver­no, Ren­zi lo met­te in con­to, po­treb­be an­che vo­ler di­re non ri­per­cor­re­re per­so­nal­men­te la via che por­ta a pa­laz­zo Chi­gi. A si­ni­stra, in­tan­to, qual­co­sa si muo­ve. Giu­lia­no Pi­sa­pia ha in­con­tra­to ie­ri a pa­laz­zo Giu­sti­nia­ni il pre­si­den­te del Se­na­to Pietro Gras­so. Al cen­tro del fac­cia a fac­cia, in agen­da da tem­po, vie­ne sot­to­li­nea­to, l'esi­to del­le ele­zio­ni si­ci­lia­ne e le con­di­zio­ni del Pae­se. Per Cam­po pro­gres­si­sta quel­la si­ci­lia­na "è una di­sfat­ta", in cui "si­ni­stra e cen­tro­si­ni­stra so­no ri­ma­sti fuo­ri dal­la par­ti­ta, spet­ta­to­ri inin­fluen­ti". Ec­co per­ché, vie­ne sot­to­li­nea­to, "è in­di­spen­sa­bi­le un cen­tro­si­ni­stra di­ver­so e in­no­va­ti­vo, im­pron­ta­to sul­la di­scon­ti­nui­tà ri­spet­to al­le po­li­ti­che con­dot­te fi­no a og­gi dal Pd". Con­cor­de, su que­sto, il pre­si­den­te di pa­laz­zo Ma­da­ma, fi­ni­to al cen­tro del­le ac­cu­se dem per il "man­ca­to co­rag­gio" di­mo­stra­to nel­la par­ti­ta si­ci­lia­na. So­lo un "pa­te­ti­ca scu­sa" com­men­ta lui, sot­to­li­nean­do co­me "lo sti­le e l'ele­gan­za" dei com­men­ti di al­cu­ni espo­nen­ti Pd con­fer­mi­no la di­stan­za e le ra­gio­ni del suo ad­dio.

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