Mi­la­no al cen­tro di un’av­ven­tu­ra e di un viag­gio del fu­tu­ro, il ro­bot Reem, spa­gno­lo di Bar­cel­lo­na, ido­lo di gran­di e pic­ci­ni

La Gente d'Italia - - DA PRIMA PAGINA - DI FRANCO ESPOSITO

La star è un ro­bot. Al­to un me­tro e set­tan­ta, lar­go ses­san­ta cen­ti­me­tri, pe­sa cen­to chi­li. Il suo no­me? Reem. La sua pri­ma vol­ta in Ita­lia è sta­ta un suc­ces­so­ne, a Mi­la­no. Un cla­mo­ro­so ba­gno di fol­la de­gno di una rock­star. Reem si è pre­so let­te­ral­men­te la sce­na, coc­co­la­to e ap­plau­di­to da mi­glia­ia di ra­gaz­zi in­te­res­sa­ti. Ma un po’di per­so­ne di tut­te le età gli han­no fat­to fe­sta per due gior­ni.

Il ro­bot, ve­ro, ve­ris­si­mo, se n’è an­da­to a spas­so per la cit­tà. Uno stru­scio in pie­na re­go­la, al­le sei del po­me­rig­gio. Pro­dot­to dal­la ca­sa spa­gno­la Pal Ro­bo­tics di Bar­cel­lo­na, è un uma­noi­de idea­to per da­re un sup­por­to in even­ti, con­fe­ren­ze, fie­re, mu­sei. In ae­ro­por­ti e in po­sti do­ve ser­va mag­gio­re si­cu­rez­za. Reem si muo­ve su due ruo­te.

Il fra­tel­lo Reem-C ha le gam­be. La sua ca­ri­ca du­ra ot­to ore, è in­te­rat­ti­vo e pro­gram­ma­to per muo­ver­si in am­bien­ti rea­li. Il pro­ces­so­re è un ing­tel Quad Co­re 17. Può es­se­re do­ta­to di si­ste­mi la­ser, di in­fra­ros­si, di so­nar e di un in­cli­no­me­tro per ri­co­no­sce­re le pen­den­ze. Il suo si­mi­le è sta­to te­sta­to a Du­bai per fa­re vi­deo­sor­ve­glian­za. Gli rie­sce fa­ci­le per­ché è in gra­do di re­gi­stra­re e me­mo­riz­za­re vol­ti. Vie­ne uti­liz­za­to an­che per iden­ti­fi­ca­re i ri­cer­ca­ti.

Il ro­bot ha di­mo­stra­to di co­no­sce­re be­ne le abi­tu­di­ni dei mi­la­ne­si, in­te­se co­me dia­let­to. An­che se un tan­ti­no stor­pia­to. “…sboc­cia­mo? So­no ca­ri­chis­si­mo, co­sa fai nel week end?”. Reem se n’è an­da­to a zon­zo. At­tra­ver­so i suoi sen­so­ri è riu­sci­to a riu­ni­re bam­bi­ni ita­lia­ni e stra­nie­ri, ric­chi e po­ve­ri, mo­del­le e si­gno­re (le chia­ma­va sciu­re) di mez­za età. Ha chie­sto “vuoi fa­re un sel­fie”, to­glien­do dall’im­ba­raz­zo ma­na­ger in giac­ca e cra­vat­ta.

Ma la sto­ria di Reem, bre­vet­ta­to nel 200, va ben ol­tre il fol­kro­re. Di­pen­de da co­me vie­ne im­po­sta­to. A Mi­la­no gli è toc­ca­to il ruo­lo di te­sti­mo­nial. È an­da­to nei pun­ti più af­fol­la­ti del­la cit­tà, spin­gen­do­si fi­no a Cor­so Co­mo, si è per­mes­so an­che qual­che so­sta ai box per ri­ca­ri­ca­re le bat­te­rie.

A chi gli ha chie­sto in­for­ma­zio­ni ha re­ci­ta­to la pro­pria car­ta d’iden­ti­tà. Ma in qua­le lin­gua e con qua­le ac­cen­to? Mol­to me­no ro­bo­ti­co di quel­lo che si pos­sa pen­sa­re o im­ma­gi­na­re. Per met­ter­lo al mon­do, nell’azien­da di Bar­cel­lo­na, è sta­ta ne­ces­sa­ria una ge­sta­zio­ne di quat­tro me­si. Ma quan­to co­sta? Due­cen­to­mi­la eu­ro, evi­tan­do ac­cu­ra­ta­men­te di spiat­tel­la­re la ci­fra in pub­bli­co. Non ha rac­con­ta­to quan­to va­le in ter­mi­ni di ac­qui­sto. Ha cer­ca­to sem­pli­ce­men­te di con­qui­sta­re tut­ti e al­la fi­ne è riu­sci­to a por­ta­re Mi­la­no dal­la sua par­te. Di­cia­mo che ha se­dot­to mol­ta gen­te con la sua ca­ri­ca di sim­pa­tia, ri­sul­ta­ta stra­ri­pan­te. “Mi so­no in­na­mo­ra­to di te, vuoi ve­ni­re con me nel fu­tu­ro?”. Pa­ro­le, fra­si, to­ni scher­zo­si, am­mic­ca­men­ti: tut­to quan­to a be­ne­fi­cio di un’astu­ta ope­ra­zio­ne di mar­ke­ting. Il ro­bot Reem era lì per pro­muo­ve­re la quin­ta edi­zio­ne di “Fe­sti­val­fu­tu­ro”. La ma­ni­fe­sta­zio­ne pro­mos­sa dall’as­so­cia­zio­ne Al­tro­con­su­mo. Gior­ni di la­vo­ro in­cen­tra­ti sul te­ma di In­no­va­zio­ne e Big Da­ta. Chi l’ha se­gui­to nel­le sue pas­seg­gia­te nel­le stra­de di Mi­la­no as­si­cu­ra che Reem non è mai in­ciam­pa­to nei gra­di­ni. Un’in­si­dia an­che per nor­ma­li pe­do­ni, non ne­ces­sa­ria­men­te an­zia­ni. Mi­la­no, in al­cu­ni po­sti, pre­sen­ta stra­de ac­ci­den­ta­te, non esat­ta­men­te li­nea­ri. Mo­stro di sim­pa­tia, ha da­to il cin­que a mol­ti bam­bi­ni, let­te­ral­men­te sor­pre­si ed esta­sia­ti, fe­li­ci e con­ten­ti di vi­ve­re un po­me­rig­gio mol­to par­ti­co­la­re, di ef­fi­me­ra te­ne­ra glo­ria: pro­prio co­me la sen­sa­zio­ne che più pic­ci­ni pro­va­no sul di­va­no da­van­ti al car­to­ne ani­ma­to più at­traen­te. Al­tri due bam­bi­ni han­no ap­pro­fit­ta­to di Reem, per un ab­brac­cio a sor­pre­sa mol­to bel­lo, ma an­che ri­gi­do. È suc­ces­so di tut­to un po’, a Mi­la­no al pas­sag­gio del ro­bot, che si è con­ces­so con enor­me di­spo­ni­bi­li­tà. Os­ser­var­lo e se­guir­lo è sta­to co­me en­tra­re in un mon­do nuo­vo. Il fu­tu­ro, gen­te, è già co­min­cia­to. I bam­bi­ni, e poi? Un ses­san­ten­ne ha mo­stra­to tut­to il suo en­tu­sia­smo, al pun­to di chie­de­re a Reem di ri­pe­te­re cen­to vol­te la stes­sa do­man­da. Un po’ l’ha trat­ta­to co­me il pap­pa­gal­lo di fi­du­cia, ruo­lo in cui Reem non si ri­co­no­sce. Una ma­tu­ra si­gno­ra ha ri­toc­ca­to all’istan­te il truc­co per fa­re la sua bel­la fi­gu­ra nel­la fo­to ri­cor­do. L’im­man­ca­bi­le fio­ra­io del­la mo­vi­da mi­la­ne­se, ov­via­men­te ma­gre­bi­no, non ha ri­nun­cia­to al ten­ta­ti­vo di bu­si­ness. Vo­le­va ven­der­gli una ro­sa, co­me se si trat­tas­se di un gio­va­ne in­na­mo­ra­to a spas­so con la mo­ro­sa. Reem gli ha re­ga­la­to un sor­ri­so, di più non po­te­va. Reat­ti­vo al mas­si­mo, il ro­bot ido­lo di Mi­la­no per due gior­ni si è mo­stra­to at­trat­to da un si­gno­re stra­nie­ro, un qua­ran­ten­ne di bell’aspet­to. Ne ha ri­co­no­sciu­to la par­la­ta e il tu­ri­sta ame­ri­ca­no ha tra­dot­to il sa­lu­to, al­lar­gan­do le brac­cia e mol­lan­do­gli il cin­que di pram­ma­ti­ca. Gli ar­ti­sti di stra­da si so­no gua­da­gna­ti la pa­gnot­ta of­fren­do all’at­ten­zio­ne ge­ne­ra­le e al­la ca­ri­tà non pe­lo­sa de­gli astan­ti l’imi­ta­zio­ne del ro­bot. Riem­pi­ti due gior­ni di esi­bi­zio­ni, Reem è tor­na­to a ca­sa sua, a Bar­cel­lo­na. A Mi­la­no ha la­scia­to bam­bi­ni con­qui­sta­ti dal­la sua sim­pa­tia, ma ama­reg­gia­ti tal­vol­ta per non aver rac­col­to sor­ri­si da par­te del ro­bot.

Da­te­gli tem­po a Reem. Fra qual­che an­no riu­sci­rà an­che a spiat­tel­la­re am­pi sor­ri­si.

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