Di Ma­io chia­ma al­la mo­bi­li­ta­zio­ne con­tro Mat­ta­rel­la il 2 giu­gno

La Gente d'Italia - - ATTUALITA -

I

l gran­de de­lu­so è lui, Lui­gi Di Ma­io, lea­der ca­po­po­po­lo del Mo­Vi­men­to che ri­schia ora di fi­ni­re nel di­men­ti­ca­to­io. Ha cer­ta­to in tut­ti i mo­di di da­re vi­ta a un go­ver­no per dar­si fi­nal­men­te un ruo­lo nel­la so­cie­tà: da steward al­lo sta­dio San Pao­lo di Na­po­li a vi­ce­pre­mier e con due mi­ni­ste­ri ac­cor­pa­ti, avreb­be fat­to bin­go.

Ma la sua unio­ne con la Le­ga non ha por­ta­to i frut­ti spe­ra­ti e la gior­na­ta di ie­ri l’ha tra­scor­sa a lan­cia­re in­vet­ti­ve con­tro il ca­po del­lo Sta­to che sa­reb­be "an­da­to ol­tre le sue pre­ro­ga­ti­ve, la ve­ri­tà è che non ci vo­le­va­no al go­ver­no". In­som­ma, per il web­ma­ster cam­pa­no l'im­pea­ch­ment "si può fa­re, ser­ve la mag­gio­ran­za as­so­lu­ta del Par­la­men­to, se la Le­ga non fa un pas­so in­die­tro ab­bia­mo non la pos­si­bi­li­tà ma la cer­tez­za as­so­lu­ta" di pro­ce­de­re con la mes­sa in sta­to d'ac­cu­sa.

A Mat­ta­rel­la, Di Ma­io ha rim­pro­ve­ra­to una "scel­ta gra­vis­si­ma e in­com­pren­si­bi­le", con l'im­pea­ch­ment "ob­bli­ghe­re­mo il Par­la­men­to a di­scu­te­re di quan­to è suc­ces­so, ma so­prat­tut­to fa­re­mo in mo­do che do­po le ele­zio­ni non ci sia lo stes­so Pre­si­den­te che im­pe­di­rà nuo­va­men­te la na­sci­ta del go­ver­no del cam­bia­men­to. Do­po quan­to ac­ca­du­to gli ita­lia­ni han­no bi­so­gno di un Pre­si­den­te che scel­ga i cit­ta­di­ni, non le agen­zie di ra­ting, le ban­che, gli in­te­res­si te­de­schi".

Poi Di Ma­io si è let­te­ral­men­te sca­te­na­to ospi­te a Po­me­rig­gio 5, su Ca­na­le 5: "La pros­si­ma vol­ta al­le ele­zio­ni an­drà mol­to me­glio, al­me­no ab­bia­mo la pos­si­bi­li­tà di por­ta­re gen­te one­sta al go­ver­no, non ca­pi­sco per­ché Bo­schi e Al­fa­no sì e Pao­lo Sa­vo­na no. Mi de­vo­no spie­ga­re que­sto con­cet­to". "So­no mol­to ar­rab­bia­to", ha ag­giun­to il ca­po po­li­ti­co M5S a pro­po­si­to del­la boc­cia­tu­ra da par­te del Qui­ri­na­le del­la squa­dra di go­ver­no con la Le­ga. "Ave­va­mo la­vo­ra­to tan­to, ab­bia­mo man­da­to Giu­sep­pe Con­te al Qui­ri­na­le, ave­va la li­sta dei mi­ni­stri in ma­no e ci han­no det­to, per un mi­ni­stro, che il go­ver­no non po­te­va par­ti­re, non per­ché è un con­dan­na­to o un ma­riuo­lo, ma per­ché è cri­ti­co ver­so l'Eu­ro­pa. Non si può pen­sa­re che do­po che i cit­ta­di­ni han­no vo­ta­to di pren­de­re un Mon­ti qual­sia­si, que­sto Cot­ta­rel­li, pur sa­pen­do che non ha i nu­me­ri in Par­la­men­to". "Il pro­fes­sor Sa­vo­na - rac­con­ta Di Ma­io lo ab­bia­mo co­no­sciu­to io e Sal­vi­ni a Ro­ma die­ci gior­ni fa, ap­pe­na co­no­sciu­to ci ha det­to: io fac­cio il mi­ni­stro del'Eco­no­mia a pat­to e con­di­zio­ne che non si esca dall'eu­ro. Con­te ap­pe­na usci­to dal Qui­ri­na­le ha det­to: io man­ter­rò gli im­pe­gni in­ter­na­zio­na­li".

"C'è sta­to un gran­dis­si­mo ma­lin­te­so - ha pro­se­gui­to - che que­sto go­ver­no vo­les­se far usci­re l'Ita­lia dall'eu­ro, ma nel con­trat­to non c'era que­sto" in real­tà se­con­do Di Ma­io "c'era­no da fa­re nomine dei ver­ti­ci Rai e dei ser­vi­zi, e noi avrem­mo tol­to la man­gia­to­ia a chi ha ma­ni­ga­to per tan­ti an­ni, que­sto ha spa­ven­ta­to... ma non fi­ni­sce qui", ha as­si­cu­ra­to. "Ave­va­mo det­to chia­ra­men­te al Qui­ri­na­le che Con­te sa­reb­be sta­to ga­ran­te del­la non usci­ta dall'eu­ro, di­cen­do­lo pub­bli­ca­men­te con in­ter­vi­ste per rassicurare gli in­ve­sti­to­ri e par­lan­do con i ca­pi di Sta­to... ma cre­do que­sta fos­se una scu­sa non la ver­sio­ne ve­ra per cui non do­ve­va par­ti­re que­sto go­ver­no". In­tan­to lo stes­so Di Ma­io vuo­le or­ga­niz­za­re per il 2 giu­gno, gior­no del­la fe­sta del­la Re­pub­bli­ca, ma­ni­fe­sta­zio­ni in tut­ta Ita­lia (a par­ti­re da Ro­ma) per pro­te­sta­re con­tro il no di Mat­ta­rel­la al go­ver­no Le­ga-M5S: “Dob­bia­mo es­ser­ci, con la no­stra ban­die­ra ita­lia­na per di­re che noi va­lia­mo, che è il no­stro vo­to quel­lo che con­ta".

E a chi di­ce che ba­sta­va pro­por­re un al­tro no­me per l'eco­no­mia al po­sto di Pao­lo Sa­vo­na Mat­teo Sal­vi­ni di­ce che non ave­va sen­so per­ché "non ci han­no boc­cia­to il no­me, ci han­no boc­cia­to l'idea. Ci so­no ve­nu­ti a di­re che non può fa­re il mi­ni­stro dell'Eco­no­mia una per­so­na che va­da in Eu­ro­pa a di­re che le re­go­le van­no cam­bia­te a fa­vo­re de­gli ita­lia­ni". Sa­reb­be que­sto per lui il ve­ro mo­ti­vo del­la ca­du­ta del go­ver­no Con­te, e nes­sun al­tro ("Qual­cu­no di­ce che è tut­to un com­plot­to or­ga­niz­za­to da me per an­da­re al vo­to? So­no un ge­nio…"). E su una nuo­va al­lean­za con FI, Sal­vi­ni ha det­to: "Non lo so, chie­de­te a For­za Ita­lia. Al­cu­ne di­chia­ra­zio­ni fat­te da lo­ro espo­nen­ti so­no sta­te sgra­de­vo­li. "Ci pen­se­rò", ha con­ti­nua­to il se­gre­ta­rio le­ghi­sta. "Io ho sem­pre te­nu­to sal­da l'al­lean­za an­che quan­do mi pro­met­te­va­no dei mi­ni­stri, men­tre Ti­zio e Ca­io vo­mi­ta­va­no su­gli al­lea­ti". Sem­pre par­lan­do di Fi, Sal­vi­ni ha sot­to­li­nea­to le di­ver­gen­ze sui te­mi eu­ro­pei: "Se di­co­no Vi­va l'Eu­ro­pa, vi­va la Mer­kel, vi­va le ban­che co­me han­no fat­to ie­ri la si­tua­zio­ne si fa dif­fi­ci­le".

Newspapers in Italian

Newspapers from Uruguay

© PressReader. All rights reserved.