L’Ita­lia del­la pau­ra

La Gente d'Italia - - DA PRIMA PAGINA - DI GIU­SEP­PE TURANI

L’Ita­lia del­la pau­ra è già qui Ba­sta con­sul­ta­re le ul­ti­me pre­vi­sio­ni e si ve­de che, a fron­te di un 5 stel­le in lie­ve ca­lo c’è una Le­ga in fa­se esplo­si­va.

Gros­so mo­do ognu­no di que­sti mo­vi­men­ti do­vreb­be rac­co­glie­re il 28 per cen­to dei vo­ti: 56 per cen­to in due, la mag­gio­ran­za as­so­lu­ta. Ma, con un po’di astu­zia, pos­so­no ave­re più del 56 per cen­to dei de­pu­ta­ti.

Que­sta non è un’Ita­lia che fa ra­gio­na­men­ti o che ri­flet­te sul­la pro­pria si­tua­zio­ne.

Vi­ve so­lo di pau­re.

Pau­ra dei ne­gher, pau­ra che qual­cu­no en­tri in ca­sa sua di not­te per ru­bar­gli il te­le­vi­so­re e vio­len­tar­gli la fi­glia, pau­ra che qual­che go­ver­no, di not­te, va­da a fru­ga­re nei suoi con­ti cor­ren­ti, pau­ra che la signora Mer­kel gli por­ti via la Bmw par­cheg­gia­ta da­van­ti a ca­sa (igno­ran­do che la signora Mer­kel le Bmw le fa).

Que­sta Ita­lia è lon­ta­na mil­le chi­lo­me­tri dall’Ita­lia vin­cen­te in Eu­ro­pa che Ren­zi ci mo­stra­va nel­le sue sli­de all’ini­zio del­la sua espe­rien­za di go­ver­no.

Non c’è mai sta­ta un’Ita­lia vin­cen­te in Eu­ro­pa. Era­no bal­le di Ren­zi.

L’Ita­lia è que­sta: un pae­se che sta cer­can­do a fa­ti­ca, di ti­rar­si fuo­ri dal­la pa­lu­de, ul­ti­mo in Eu­ro­pa per cre­sci­ta e pro­dut­ti­vi­tà, pie­no di de­bi­ti. Un’Ita­lia che pe­ren­ne­men­te ele­mo­si­na sol­di in Eu­ro­pa.

Il ri­sul­ta­to po­li­ti­co di que­sta si­tua­zio­ne, è un’Ita­lia ir­ra­zio­na­le, istin­ti­va, brut­ta.

Ma è un’Ita­lia che vo­ta.

E che og­gi ha da­to il suo con­sen­so (e lo ri­da­rà a set­tem­bre) a due for­ma­zio­ni po­li­ti­che che han­no pro­mes­so la lu­na e che si pro­pon­go­no al­me­no tre obiet­ti­vi:

1- Spen­de­re som­me im­ma­ni (100-120 mi­liar­di, a de­bi­to).

2- Usci­ta dall’eu­ro e dall’Eu­ro­pa per fi­nan­zia­re quei de­bi­ti con car­ta strac­cia stam­pa­ta di­ret­ta­men­te da lo­ro.

3- Fi­ne del­la de­mo­cra­zia, trop­po fa­sti­dio­sa, tut­to il po­te­re al po­po­lo, cioè a lo­ro, la nuo­va Ka­sta. Più in ge­ne­ra­le, que­ste due for­ma­zio­ni vo­glio­no scon­vol­ge­re il no­stro mo­do di vi­ve­re (ci si po­trà ar­ma­re e spa­ra­re an­che al­le om­bre) e an­che la no­stra col­lo­ca­zio­ne in­ter­na­zio­na­le.

Non più vi­ci­ni all’Oc­ci­den­te, ma vi­ci­ni al­la Rus­sia di Pu­tin.

Con­tro di lo­ro non c’è nien­te. Ber­lu­sco­ni, con la sua For­za Ita­lia sta at­tac­ca­to a Sal­vi­ni e so­gna un pia­no al­ter­na­ti­vo: con­qui­sta­re con il cen­tro de­stra la mag­gio­ran­za as­so­lu­ta, co­sa che può fa­re so­lo tra­sci­nan­do­si die­tro il raz­zi­sta Sal­vi­ni e ma­ga­ri con­se­gnan­do­gli la gui­da del go­ver­no che ne na­sce­reb­be.

Dal­la pa­del­la al­la bra­ce.

Il Pd è una spe­cie di mor­to che cam­mi­na. Ren­zi è usci­to dal suo si­len­zio zen per di­re che si fa­rà una lot­ta ca­sa per ca­sa. Per di­re co­sa non si sa.

Non c’è un’idea vin­cen­te.

In real­tà la si­ni­stra li­be­ral-de­mo­cra­ti­ca è ri­ma­sta uno slo­gan: Ren­zi non lo ha mai riem­pi­to di con­te­nu­ti, se non qual­che ac­cen­no po­pu­li­sta (so­lo di re­cen­te ha ri­pre­so a par­la­re di ri­for­me). Og­gi il Pd va al­la guer­ra con­tro le ar­ma­te so­vra­ni­ste con un eser­ci­to qua­si di­sfat­to e de­mo­ti­va­to e sen­za una stra­te­gia chia­ra.

Di re­cen­te è sta­ta lan­cia­ta l’idea dell’Al­lean­za Re­pub­bli­ca­na: den­tro tut­ti quel­li che so­no con­tro i so­vra­ni­sti. Ot­ti­mo.

Se pe­rò a que­sta Al­lean­za non ade­ri­sce al­me­no un pez­zo di For­za Ita­lia, sa­rà soltanto una spe­cie di Uli­vo in formato ri­dot­to e ris­so­so, co­me da tra­di­zio­ne. Cioè un sog­get­to per­den­te.

E al­lo­ra l’Ita­lia del­la pau­ra ri­sul­te­rà vin­cen­te, fa­rà i suoi di­sa­stri, di­strug­ge­rà il no­stro be­nes­se­re e nes­su­no sa co­me po­tre­mo ve­nir­ce­ne fuo­ri.

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