Il boom ita­lia­no del­la ven­di­ta a chi­lo­me­tro ze­ro, 1200 mer­ca­ti­ni, un fat­tu­ra­to da ol­tre 2 mi­liar­di e un po­ten­zia­le gi­ro d’af­fa­ri di 5

La Gente d'Italia - - DA PRIMA PAGINA - DI FRAN­CO ESPO­SI­TO

Imer­ca­ti a chi­lo­me­tro ze­ro fi­gli non uni­ci del­la gran­de cri­si.

In Ita­lia so­no cre­sciu­ti co­me una vol­ta cre­sce­va­no i fun­ghi.

I vec­chi mer­ca­ti­ni che or­mai san­no di mo­der­no han­no rag­giun­to quo­ta 1200.

Il fat­tu­ra­to è con­ti­nua cre­sci­ta, oscil­lan­do tra i due mi­liar­di e due mi­liar­di e 300 mi­lio­ni.

Spa­ven­to­so l’in­cre­men­to, che sta a te­sti­mo­nia­re l’im­men­so di­sa­gi in cui si di­bat­to­no gli ita­lia­ni, più un mi­liar­do e 500 mi­lio­ni ri­spet­to al 2011.

Il trion­fo del­la ven­di­ta di­ret­ta sen­ten­zia­to e ce­le­bra­to dai nu­me­ri. Il com­mer­cio di pros­si­mi­tà e l’agri­col­tu­ra ur­ba­na so­no il sim­bo­lo di un ap­proc­cio che si è rin­no­va­to per for­za di co­se, in­no­va­ti­vo al cibo e un mo­do al­ter­na­ti­vo di in­ten­de­re il com­mer­cio. Il rap­por­to tra pro­dut­to­re e con­su­ma­to­re su­bi­sce con­ti­nue mu­ta­zio­ni.

E in que­sta ot­ti­ca si van­no svi­lup­pan­do (si so­no svi­lup­pa­ti in ma­nie­ra espo­nen­zia­le) la co­no­scen­za, la con­sa­pe­vo­lez­za, la dif­fu­sio­ne. Il com­mer­cio che sem­bra pre­scin­de­re dal­la in­ter­me­dia­zio­ne uma­na, di nor­ma la cau­sa del lie­vi­ta­re dei prezzi. Un mo­del­lo, ec­co, che si­ste­ma la cen­tro di tut­to il rap­por­to di­ret­to tra i due estre­mi del­la fi­lie­ra. Una ve­ra e pro­pria al­lean­za tra pro­dut­to­ri e cit­ta­di­ni. La mag­gior par­te del­la clien­te­la del chi­lo­me­tro ze­ro ri­tie­ne che il mar­chio de­gli agri­col­to­ri ita­lia­ni sia ga­ran­zia di qua­li­tà. La per­cen­tua­le va­lu­ta­ta è dell’88%. Lad­do­ve il 57% de­gli ita­lia­ni si è im­pa­dro­ni­to del­la buo­na abi­tu­di­ne di vi­si­ta­re il mer­ca­ti­no ogni set­ti­ma­na.

La spe­sa me­dia set­ti­ma­na­le nei mer­ca­ti a chi­lo­me­tri ze­ro, det­ti an­che far­mers mar­ket, è di 27 eu­ro. Il van­tag­gio non si fer­ma­no so­lo al­la qua­li­tà, ai prezzi, al­la con­ve­nien­za, va ol­tre. Pren­dia­mo il tem­po, in me­dia ne­ces­si­ta­no se­di­ci mi­nu­ti per rag­giun­ge­re il pun­to di ven­di­ta a chi­lo­me­tro ze­ro. La du­ra­ta me­dia del­la vi­si­ta tra i ban­chi per scel­te e ac­qui­sti ra­ra­men­te ri­chie­de più di mezz’ora. Ven­tot­to mi­nu­ti se­con­do le sta­ti­sti­che più ag­gior­na­te e gli stu­di me­glio ap­pro­fon­di­ti. Il suc­ces­so dei mer­ca­ti­ni è rap­pre­sen­ta­to an­che da qull’89% dei com­pra­to­ri che pen­sa­no di con­si­glia­re la scel­ta ad ami­ci e pa­ren­ti.

Ma c’è di più: l’esplo­sio­ne di fi­du­cia dei cit­ta­di­ni ver­so la mo­der­ni­tà dei vec­chi mer­ca­ti­ni. Il chi­lo­me­tro ze­ro ti­ra e i fre­quen­ta­to­ri as­si­cu­ra­no che con­ti­nue­reb­be­ro a fre­quen­ta­re i mer­ca­ti­ni an­che se l prezzi do­ves­se­ro su­bi­re un rial­zo fi­no al cin­que per cen­to. Il fe­no­me­no è spie­ga­bi­le con la no­stal­gia per i tem­pi an­da­ti che as­sa­le cia­scu­no di noi col pas­sa­re de­gli an­ni? As­so­lu­ta­men­te: si trat­ta dell’in­na­mo­ra­men­to ne­ces­sa­rio ver­so un ap­proc­cio alimentare al­ter­na­ti­vo all’eco­no­mia alimentare. Un aspet­to che Col­di­ret­ti/Ixè ri­ten­go­no fon­da­men­ta­le, co­me da ac­cu­ra­ta in­da­gi­ne ef­fet­tua­ta. I mer­ca­ti di ven­di­ta di­ret­ta – evi­den­zia Col­di­ret­ti – so­no or­mai una real­tà, in­sie­me con gli agri­tu­ri­smi con pun­to di ven­di­ta, i grup­pi di ac­qui­sto, e gli or­ti ur­ba­ni. Tut­to ciò rap­pre­sen­ta un po­ten­zia­le gi­ro d’af­fa­ri di ol­tre cin­que mi­liar­di di eu­ro. Gran­di nu­me­ri, ma non cer­to pa­ra­go­na­bi­li an­co­ra a quel­li del­la gran­de di­stri­bu­zio­ne or­ga­niz­za­ta. Con una enor­me dif­fe­ren­za: di­re dei mer­ca­ti­ni si­gni­fi­ca par­la­re di eco­no­mia rea­le, di­ret­ta, dif­fu­sa, ca­pil­la­re. La gran­de im­men­sa for­za del­la ven­di­ta di­ret­ta. Volete met­te­re il pia­ce­re e la con­ve­nien­za del con­tat­to per­so­na­le tra pro­dut­to­re e cit­ta­di­no? Un fat­to im­por­tan­tis­si­mo, que­sto, per il mi­glio­ra­men­to e la cre­sci­ta del­la fi­lie­ra. Con­se­guen­te lo svi­lup­po di eco­no­mie di straor­di­na­rio va­lo­re, in par­ti­co­la­re per il com­par­to agri­co­lo. Set­to­re in cui i pic­co­li pro­dut­to­ri su­bi­sco­no le spe­cu­la­zio­ni e le im­po­si­zio­ni del mer­ca­to.

Quali so­no i se­gni di­stin­ti­vi del mer­ca­to di­ret­to? In pa­ro­le mol­to po­ve­re, ver­so quali pro­dot­ti si in­di­riz­za l’in­te­res­se dei cit­ta­di­ni com­pra­to­ri? Be­ne, al pri­mo po­sto per di­stac­co la frut­ta e la ver­du­ra. Poi, for­mag­gi, uo­va, mie­le. I pro­dut­to­ri e ven­di­to­ri so­no in mag­gio­ran­za uo­mi­ni; le don­ne so­lo il 36%. L’ot­tan­ta per cen­to dei pro­dut­to­ri eser­ci­ta la ven­di­ta di­ret­ta an­che nel­la pro­pria azien­da. Ave­re l’ac­ces­so al­la ven­di­ta di­ret­ta, per un agri­col­to­re, si­gni­fi­ca in­nan­zi­tut­to strap­pa­re prezzi mi­glio­ri, lad­do­ve re­sta in­va­ria­ta la spe­sa per il con­su­ma­to­re. La mo­der­ni­tà dei vec­chi mer­ca­ti è pro­va­ta inol­tre dall’in­cre­men­to (20%) che de­ri­va dall’uso del so­cial net-work. Un al­tro 16% pen­sa di de­di­car­si in fu­tu­ro al­la ven­di­ta di­ret­ta. E c’è an­che chi ha ini­zia­to la con­se­gna a do­mi­ci­lio, il 12% già la fa. Il no­ve per cen­to de­gli agri­col­to­ri im­pie­ga il 9% di sog­get­ti di fa­sce de­bo­li, re­go­lar­men­te as­sun­ti. Il movimento è con­ti­nua co­stan­te espan­sio­ne. La Fon­da­zio­ne Cam­pa­gna Ami­ca, da so­la, or­ga­niz­za 1200 mer­ca­ti di ven­di­ta di­ret­ta. E in ag­giun­ta, i Mer­ca­ti del­la Ter­ra di Slow Food e gli al­tri luo­ghi d’in­con­tro di­ret­to tra cit­ta­di­ni e con­ta­di­ni. L’in­da­gi­ne Col­di­ret­ti/Ixè con­tie­ne an­che pre­ci­se in­di­ca­zio­ni cir­ca il coin­vol­gi­men­to di mi­lio­ni di per­so­ne in un per­cor­so di sco­per­ta, sa­lu­te e par­te­ci­pa­zio­ne in luo­ghi in cui di­ven­ta­no ma­ni­fe­ste la sal­va­guar­dia e la bio­di­ver­si­tà ita­lia­na. I cit­ta­di­ni re­spon­sa­bi­li nei con­fron­ti del­le pro­prie abi­tu­di­ni ali­men­ta­ri, vi­vad­dio, stan­no di­ven­tan­do una real­tà pre­va­len­te nel Pae­se Ita­lia.

I mer­ca­ti cit­ta­di­ni, dun­que, co­me luo­ghi di ag­gre­ga­zio­ne e di scam­bio e svi­lup­po, non so­lo di com­mer­cio. E sul­lo sfon­do la pro­spet­ti­va di un ri­tor­no al­la ter­ra dei gio­va­ni ita­lia­ni. Una so­cie­tà in cre­sci­ta che già met­te in cam­po il potere tutt’al­tro che tra­scu­ra­bi­le del­le scel­te di con­su­mo. E il do­ve­re di de­ci­de­re se com­pra­re pro­dot­ti nei mer­ca­ti a ven­di­ta di­ret­ta in­ve­ce che ne­gli iper­mer­ca­ti. Scel­ta che sa­rà de­ci­si­va ai fi­ni del­la dif­fe­ren­za. Man­gia­re e sa­per da­re al cibo il giu­sto va­lo­re. È que­sta la straor­di­na­ria op­por­tu­ni­tà per es­se­re fi­nal­men­te cit­ta­di­ni at­ti­vi e re­spon­sa­bi­li. Ov­ve­ro, buo­ni e ve­ri cit­ta­di­ni ita­lia­ni a ta­vo­la. Un pun­to d’ini­zio an­che que­sto.

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