Re a Lon­dra, Pa­ri­gi e Mo­na­co di Ba­vie­ra

La Gente d'Italia - - CALCIO - Di FRAN­CO ESPO­SI­TO

Bor­go­gna la pri­ma del­la clas­se fa il suo con gran­de di­sin­vol­tu­ra in fon­do a un po­me­rig­gio at­tra­ver­sa­to da at­ti tep­pi­sti­ci. So­spen­sio­ne del­la par­ti­ta, la ri­pre­sa del gio­co e un va­sto re­cu­pe­ro. Quan­do il Pa­ris ha ter­mi­na­to da ven­ti­cin­que mi­nu­ti il pro­prio la­vo­ro. Mont­pel­lier pre­po­ten­te cam­pio­ne di Fran­cia, la sor­pre­sa dell’an­no. «Bra­vo il Mont­pel­lier, com­pli­men­ti a lo­ro». Adieu, Car­let­to?

«Non so se la mia è una scom­mes­sa per­sa, vi­sto che ho pre­so in ma­no la squa­dra quan­do era pri­ma in clas­si­fi­ca. Ab­bia­mo la­vo­ra­to du­ro e cam­bia­to mol­te co­se, non è ba­sta­to. Trop­pi pun­ti per­si in tra­sfer­ta». Adieu Pa­ris, Car­let­to? Ar­ri­ve­der­ci. Il se­con­do an­no a Pa­ri­gi. «Il la­vo­ro fat­to ser­vi­rà nel­la pros­si­ma sta­gio­ne con la Cham­pions da gio­ca­re e il cam­pio­na­to da vin­ce­re». Ec­co­li, il cam­pio­na­to, il ti­to­lo, la Cham­pions. An­ce­lot­ti cam­pio­ne di Fran­cia, lo scu­det­to con due gior­na­te d’an­ti­ci­po. Un dominio as­so­lu­to o qual­co­sa di si­mi­le. Il Pa­ris St. Ger­main non vin­ce­va il ti­to­lo da di­cian­no­ve an­ni. Cha­peau. E una raf­fi­ca di ri­co­no­sci­men­ti e ono­ri­fi­cen­ze: mi­glio­re al­le­na­to­re del mon­do IFFHS, vo­ta­to da ot­tan­ta­no­ve esper­ti di cin­que con­ti­nen­ti. Con­ten­to? Di più. Del PSG e di Pa­ri­gi. «Do­ve ho man­gia­to il mi­glio­re spa­ghet­to al tar­tu­fo del­la mia vi­ta. Pen­so sia un giu­di­zio at­ten­di­bi­le, io amo il ci­bo, co­me ben sa­pe­te. Pa­ri­gi è la gran­de bel­lez­za, pa­ra­go­na­bi­le a li­vel­lo este­ti­co a Ro­ma».

Per il Pa­ris e An­ce­lot­ti do­ve­va es­se­re la sta­gio­ne del cam­pio­na­to e del­la Cham­pions. Il ti­to­lo è fe­li­ce­men­te in ba­che­ca, la cop­pa con le orec­chie con­ti­nua in­ve­ce a man­te­ner­si a de­bi­ta ri­spet­to­sa di­stan­za da Pa­ri­gi. Qual­co­sa di si­mi­le a una ma­le­di­zio­ne, do­ven­do pe­rò con­si­de­ra­re an­che l’obiet­ti­va stra­ri­pan­te for­za di Bayern Mo­na­co, Real Ma­drid, Man­che­ster Uni­ted, Chel­sea. E del Bar­cel­lo­na, ov­vio. Car­let­to e il PSG ci sbat­to­no con­tro: fuo­ri del­la Cham­pions ai quar­ti di fi­na­le, de­ci­de la re­go­la del gol in tra­sfer­ta che va­le dop­pio. Van­no avan­ti i blau­gra­na. Adieu, Pa­ri­gi? Sta­vol­ta sì, è ine­vi­ta­bi­le. Il Real Ma­drid chia­ma, im­pos­si­bi­le fin­ger­si mez­zi sor­di, scet­ti­ci, dub­bio­si. Car­lo di Fran­cia di­ven­ta Car­lo di Spa­gna. Ma la Li­ga non gli sor­ri­de del tut­to, un ter­zo e un se­con­do po­sto. La Cham­pions sì, sor­ri­si a boc­ca spa­lan­ca­ta. Il Bayern stra­paz­za­to nel­la se­mi­fi­na­le. La gio­ia ap­pic­ci­ca­ta in ogni pun­to del vi­so, gli oc­chi gon­fi di fe­li­ci­tà il gior­no del­la con­qui­sta del­la De­ci­ma, af­fer­ra­ta di pre­po­ten­za e di clas­se: quat­tro a ze­ro in se­mi­fi­na­le al Bayern di Guar­dio­la a Mo­na­co, il Pep e i suoi let­te­ral­men­te stra­paz­za­ti, e l’uno a due in ri­mon­ta con­tro l’Atle­ti­co Ma­drid. Il Real in svan­tag­gio, il pa­reg­gio di Sergio Ra­mos al 93’, do­po i sup­ple­men­ta­ri quat­tro a uno a Die­go Si­meo­ne , il Cho­lo, e ai suoi fe­de­li cho­li­sti. E poi? In­tan­to il trionfo in Cop­pa del Re e la cin­que­cen­te­si­ma vit­to­ria da pro­fes­sio­ni­sta, di­ciot­to gen­na­io 2014. Ma nel cal­cio, co­me nel­la vi­ta, tut­to ha un ini­zio e una fi­ne. Flo­ren­ti­no Pe­rez, il pre­si­den­te, tie­ne per i cal­cia­to­ri di fan­ta­sia e so­prat­tut­to per quel­li che ha scel­to di per­so­na in se­de di cam­pa­gna ac­qui­sti. Ja­mes Ro­dri­guez, co­lom­bia­no dal cri­stal­li­no ta­len­to ca­pa­ce di col­pi estro­si, l’ha pa­ga­to ot­tan­ta mi­lio­ni di eu­ro. Im­pa­zien­te il ca­po, vor­reb­be ve­der­lo sem­pre in cam­po. Im­pos­si­bi­le: il gio­va­not­to ne­ces­si­ta di at­ti­tu­di­ne al ma­tri­mo­nio con le stel­le del Ma­drid. An­ce­lot­ti, di suo, in­se­gue la pra­ti­ci­tà e l’equi­li­brio. Gli va quin­di di lus­so Car­los Hen­ri­que Ca­se­mi­ro, cen­tro­cam­pi­sta fi­si­co, gran­de re­cu­pe­ra­to­re di pal­lo­ni. Un bra­si­lia­no che ha qua­si nien­te del bra­si­lia­no. Sem­bra un eu­ro­peo, per An­ce­lot­ti è ne­ces­sa­rio co­me il pa­ne.

Pre­si­den­te e al­le­na­to­re en­tra­no in rot­ta di col­li­sio­ne. I ri­sul­ta­ti, poi, non ven­go­no ri­te­nu­ti da Flo­ren­ti­no Pe­rez all’al­tez­za del­la no­bil­tà e del­la sto­ria del pre­sti­gio­so club. Rey Car­lo ha il fu­ci­le pun­ta­to con­tro. Il pre­si­den­te gli ti­ra ad­dos­so il col­po de­ci­si­vo. An­ce­lot­ti eso­ne­ra­to il ven­ti­cin­que mag­gio 2015. L’im­men­sa su­per­bia del Real in cin­que ri­ghe di co­mu­ni­ca­to.

“La Giun­ta Di­ret­ti­va ha de­ci­so di eso­ne­ra­re Car­lo An­ce­lot­ti dal ruo­lo di al­le­na­to­re del Real Ma­drid. Una de­ci­sio­ne dif­fi­ci­le, ma non sia­mo al Real per pren­de­re de­ci­sio­ni fa­ci­li, ma so­lo le mi­glio­ri per il club”. An­ce­lot­ti in Ger­ma­nia, a Mo­na­co, in Ba­vie­ra. Con­trat­to trien­na­le, ot­to mi­lio­ni di eu­ro l’an­no. Pren­de pos­ses­so del­la pan­chi­na il di­cian­no­ve di­cem­bre 2015, sa­pe­te al po­sto di chi? Jo­sep Pep Guar­dio­la non è che ab­bia fat­to il pie­no di vit­to­rie al­le gui­da dei Die Ro­ten, i Ros­si. Car­let­to sce­glie il club ba­va­re­se con cen­to­quin­di­ci an­ni di sto­ria e una mon­ta­gna di ti­to­li e tro­fei con­qui­sta­ti. Ar­ri­va, ve­de e vin­ce la Su­per­cop­pa di Ger­ma­nia il quat­tor­di­ci ago­sto 2016, due a ze­ro al Bo­rus­sia Dort­mund. Me­ta­fo­ri­ci fuo­chi d’ar­ti­fi­cio e cop­pe di cham­pa­gne ce­le­bra­ti­ve di mil­le par­ti­te da pro­fes­sio­ni­sta. Il bot­to è il ri­sul­ta­to, ot­to a ze­ro con­tro l’Am­bur­go. Re Car­lo in Ba­vie­ra. La­vo­ra con il suo staff ita­lia­no, com­pren­si­vo del fi­glio e del ge­ne­ro. La bar­ca va, non si re­gi­stra­no con­te­sta­zio­ni, nes­su­na pro­te­sta sul fat­to che si sia cir­con­da­to del­la fa­mi­glia per il la­vo­ro al cam­po d’al­le­na­men­to e lo stu­dio del­le par­ti­te e de­gli av­ver­sa­ri. «La squa­dra è un’ar­ma­ta, pia­ce il no­stro gio­co. Le for­mi­da­bi­li in­di­vi­dua­li­tà esal­ta­no il col­let­ti­vo».

Il ti­to­lo del­la Bun­de­sli­ga co­me sboc­co na­tu­ra­le. Sei a ze­ro al Wol­fsburg nell’at­to fi­na­le. Da­vid Ala­ba, dop­pio Ro­bert Lewan­do­w­ski, Ar­jen Rob­ben, Tho­mas Mül­ler , Jo­shua Kim­mi­ch. «A se­gno at­tac­can­ti, cen­tro­cam­pi­sti, di­fen­so­ri. Una bel­la di­mo­stra­zio­ne di cal­cio to­ta­le». Lon­dra, Pa­ri­gi, Ma­drid, Mo­na­co. In­ghil­ter­ra, Fran­cia, Spa­gna, Fran­cia. Dall’Ita­lia in Ger­ma­nia, un viag­gio lun­go ot­to an­ni. Di­sa­gi, ri­nun­ce, pro­ble­mi? «Dell’Ita­lia mi man­ca­no ogni gior­no i sa­po­ri in­con­fon­di­bi­li che so­no il mar­chio di fab­bri­ca del no­stro Pae­se. La cu­ci­na, l’aria, la neb­bia per­fi­no. Ma ar­ri­va il mo­men­to in cui av­ver­ti il bi­so­gno di nuo­vi sti­mo­li dal pun­to di vi­sta uma­no, non so­lo pro­fes­sio­na­le».

Se li è pre­si, i nuo­vi sti­mo­li. In un viag­gio fra cul­tu­re, tra­di­zio­ni, co­stu­mi. Un ar­ric­chi­men­to im­pa­ga­bi­le. «Un pri­vi­le­gio che ha dei prezzi. A Lon­dra so­prat­tut­to ho avu­to pro­ble­mi di lin­gua. A Ma­drid an­da­vo a scuo­la di spa­gno­lo due vol­te la set­ti­ma­na. Sia chia­ra una co­sa: non puoi ri­cor­re­re all’in­ter­pre­te quan­do al­le­ni». Ter­zo ti­to­lo all’este­ro per l’ita­lia­no Car­lo An­ce­lot­ti. La sen­ten­za sot­to for­ma di cer­tez­za arit­me­ti­ca ar­ri­va a tre gior­na­te dal­la fi­ne del cam­pio­na­to. Ot­ti­ma la pri­ma; la se­con­da non vie­ne be­ne. Vit­to­rie al­ter­na­te con scon­fit­te in­spie­ga­bi­li, si av­ver­te pro­fon­do il sa­po­re dell’eso­ne­ro. De­ci­sa­men­te pre­co­ce, vie­ne co­mu­ni­ca­to dal Bayern il ven­tot­to set­tem­bre 2017. Fa­ta­le lo ze­ro a tre in­cas­sa­to con­tro il Pa­ris St. Ger­main in Cham­pions Lea­gue.

La san­gui­no­sa pe­san­te scon­fit­ta vie­ne iden­ti­fi­ca­ta co­me la ma­dre di tut­te le giu­sti­fi­ca­zio­ni a di­spo­si­zio­ne del club. An­ce­lot­ti eso­ne­ra­to, e con lui il fi­glio Da­vi­de e tut­to lo staff. De­ve la­scia­re il Bayern Mo­na­co do­po quin­di­ci me­si. Ha vin­to il ti­to­lo del­la Bun­de­sli­ga e due Su­per­cop­pe di Ger­ma­nia. I gio­ca­to­ri, nel tem­po, si so­no mes­si di tra­ver­so. Pre­si­den­te e di­ri­gen­ti del Bayern fan­no ca­pi­re che il prov­ve­di­men­to è di­ven­ta­to ine­vi­ta­bi­le per­ché non è pos­si­bi­le “al­le­na­re se hai co­me av­ver­sa­ri i tuoi gio­ca­to­ri più im­por­tan­ti”. La di­chia­ra­zio­ne il­lu­mi­nan­te e de­fi­ni­ti­va è del pre­si­den­te Uli Hoe­ness, con tra­scor­si di gran­de at­tac­can­te. «C’è un det­to che di­ce: il nemico più pe­ri­co­lo­so è quel­lo che si tro­va nel tuo let­to. Per cui sia­mo sta­ti co­stret­ti ad agi­re». Il con­te­nu­to dell’in­ter­vi­sta a Sport 1 co­me ar­ric­chi­men­to e com­ple­ta­men­to del­la mo­ti­va­zio­ne dell’eso­ne­ro. «An­ce­lot­ti ave­va cin­que gio­ca­to­ri con­tro, una si­tua­zio­ne in­so­ste­ni­bi­le».

Koe­nig Car­lo la­scia da gran si­gno­re. Com­pa­gno di un’ade­gua­ta ric­ca tran­sa­zio­ne con­trat­tua­le, non gli re­sta che ac­cet­ta­re la de­ci­sio­ne del­la so­cie­tà, co­mun­que ama­ra per lui. «Un gran­de ono­re fa­re par­te del­la sto­ria del Bayern. Rin­gra­zio il club, i gio­ca­to­ri e i suoi fan­ta­sti­ci ti­fo­si». Pun­to di do­man­da fi­na­le. Con­tra­ria­to, ar­rab­bia­to, av­ve­le­na­to, sa­tu­ro di un mon­do che in Ita­lia, di que­sti tem­pi, sem­bra im­ba­star­dir­si gior­no do­po gior­no?

«Con il cal­cio non mi an­no­io mai». Thank you, mer­ci, dan­ke. Al­la pros­si­ma, sa­rà do­ve sa­rà.

Fran­co Espo­si­to

(Ter­za ed ul­ti­ma pun­ta­ta ) *************************** Scu­det­ti: 2010 Chel­sea, In­ghil­ter­ra; 2013 Pa­ris St. Ger­main, Fran­cia; 2017 Bayern Mo­na­co, Ger­ma­nia

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