Corriere del Trentino

L’ABITUDINE CAMBIA LA REALTÀ

- Di Mirco Tonin Incidents · Prince Andrew, Duke of York · United States of America · Louisville · Gardena, CA

Le cronache locali registrano spesso eventi tragici. Un operaio morto a causa di una caduta dalla funivia in val Gardena. Morti e feriti sulle strade delle due province sono purtroppo quasi all’ordine del giorno. Come reagiamo dinanzi a simili eventi? Più di un mese fa sono accaduti in Trentino due episodi tragici, che hanno riguardato giovani. Due ventenni che hanno perso la vita. In val di Sole c’è stata l’aggression­e mortale da parte di un orso ad Andrea Papi. Qualche giorno dopo, ad Arco, Christoph Schweiger, un turista tedesco, è stato investito e ucciso da un’auto mentre attraversa­va la strada sulle strisce pedonali. Due vite spezzate, con il portato di dolore per le famiglie e le comunità coinvolte.

Eppure, i due eventi hanno scatenato una reazione completame­nte diversa. In un caso, vi è stata una attenzione mediatica intensa, prolungata nel tempo ed estesa a livello nazionale. Nell’altro caso, l’incidente stradale, l’evento è stato registrato nelle cronache locali e poco più. In un caso, vi è stata una reazione politica molto forte, con interventi anche a livello ministeria­le e un doveroso dibattito sui provvedime­nti da adottare per evitare il ripetersi di simili tragedie. Nell’altro, quando a uccidere è stata una persona in stato di ebbrezza alla guida di un veicolo, nulla di tutto questo è avvenuto. Nessuna discussion­e sull’opportunit­à di abbassare i limiti di velocità o su ulteriori provvedime­nti per limitare il consumo di alcool quando si guida.

Nessun vertice con il ministro dei trasporti. Come se si trattasse di una tragica fatalità. Nel caso di Andrea Papi si è parlato di «prima vittima annunciata». Di vittime annunciate a causa di incidenti stradali ce ne sono purtroppo molte, 25 in Trentino e 24 in Alto Adige nel 2021, ultimo anno in cui Istat riporta i dati, e 1.533 feriti in Trentino e 1.967 in Alto Adige. Evidenteme­nte ci siamo abituati. Negli stessi giorni, le cronache dagli Stati Uniti riportavan­o l’ennesimo caso di sparatoria di massa, a Louisville in Kentucky, mentre poche settimane prima era successo in una scuola a Nashville. Visto da questa parte dell’oceano sembra assurdo che non vengano presi provvedime­nti draconiani dopo episodi così drammatici, ma evidenteme­nte negli Usa si sono «abituati» anche a questo. Ogni tanto risultereb­be salutare come individui e come società fermarsi a riflettere su quello a cui abbiamo fatto l’abitudine, chiedendoc­i se ciò che consideria­mo normale sia veramente tale anche dopo averci riflettuto per qualche momento. Magari scopriremm­o che morire a 21 anni mentre si attraversa­no le strisce pedonali non è normale, come non è normale morire sul luogo di lavoro o per mano del proprio compagno o mentre si attraversa il mare su un barcone. E magari decideremm­o che vale la pena fare qualcosa.

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