Il laboratorio di Leonardo dove gli scarti prendono vita Ora sono mobili e strumenti
E in via Capriolo anche i ragazzi di Esserci imparano un mestiere
Un bancale si trasforma in un comodino, la gamba di una vecchia scrivania in un flauto, uno scarto dell’edilizia in un tamburo. Accade in un piccolo laboratorio di via Capriolo, a Torino, dove il 36enne Leonardo Boniforti trasforma il legno destinato alla discarica in musica e arredamento.
La dimostrazione che anche nella vita di tutti i giorni, come in natura, nulla va sprecato ma tutto si trasforma. Quello spazio è un luogo (quasi) magico, dove ogni pezzo di legno di scarto sembra avere un’altra anima, che aspettava semplicemente un paio di mani per venire allo scoperto e iniziare la propria (a volte seconda) vita. È qualcosa come il tocco di Mida, l’incanto della fantasia che diventa realtà.
Leonardo ha iniziato la sua attività 13 anni fa, quando «sostenibilità» era un termine sconosciuto e qualcuno ancora pensava che il mondo godesse di risorse inesauribili. «Sono cresciuto in campagna, vicino ai boschi di Pino
Torinese, senza televisione e social — racconta — giocavo tra gli alberi e costruivo piccoli oggetti per combattere la noia». La svolta arriva in adolescenza quando ha la fortuna di conoscere il celebre pittore e scultore torinese Luigi Nervo, scomparso nel 2006. «Promuoveva l’utilizzo della manualità come strumento per vivere meglio, ed è stato un grande amico oltre che un maestro. Quando ho iniziato a lavorare il legno non pensavo che sarebbe diventato un mestiere, ma lui mi ha dato la spinta per crederci davvero».
Una passione che Leonardo oggi trasmette ai suoi allievi, persone con disabilità medio lieve della cooperativa Esserci. «Ogni settimana passano qualche ora con me in laboratorio, insieme valorizziamo ciò che viene considerato inutile. Molti considerano i ragazzi disabili un peso per la società, invece sono una risorsa preziosa. Io stesso imparo qualcosa da loro, è uno scambio continuo – precisa – hanno una fantasia incredibile e anche le loro capacità si stanno affinando. Alcuni raggiungono un livello da far invidia a molti artigiani. Inoltre coinvolgendoli gli si regala un mondo, un’identità, il laboratorio è una rinascita sotto diversi aspetti».
Tutto ha inizio dal ritiro del materiale: tavole rotte, serramenti, scarti di produzione, cassette per la frutta, ogni cosa può essere recuperata. A volte sono le aziende a portare i pallet da smaltire, oppure i residenti del quartiere che conoscono l’attività. Gli oggetti vengono smantellati e differenziati, una fase complessa ma indispensabile per salvare quanto più legno possibile. Poi inizia la fase di recupero, le vere e proprie lavorazioni di falegnameria e tarsia, secondo
il criterio del minimo scarto. Le parti recuperate vengono poi combinate in una specie di mosaico, trasformandosi a quel punto in sedie, tavoli, cassapanche e poltrone.
L’idea giusta per chi ha intenzione di arredare casa in modo ecosostenibile, senza rinunciare a un design originale. A fare la differenza è l’olio di gomito, mettere e togliere la cera, e non le innovatrici vernici protettive. Gli strumenti utilizzati sono semplici: dagli scalpelli alle levigatrici, fino ai trapani e cacciaviti. «In questi anni abbiamo
Il mentore scomparso L’ispirazione è merito di Luigi Nervo, pittore, scultore e maestro di Leonardo Boniforti
❞ Molti considerano i disabili un peso per la società, invece sono una risorsa preziosa Hanno fantasia, alcuni fanno invidia a molti artigiani
La filiera Aziende e vicini di casa portano i loro avanzi Una volta divisi scatta il lavoro in falegnameria
realizzato centinaia di oggetti, tutti unici, e io mi sono affezionato a ognuno, rappresentano la nostra diversità. Di solito i mobili li creiamo su ordinazione per bar e ristoranti, mentre gli strumenti musicali li vendiamo alle scuole». I flauti e i tamburi infatti sono quelli designati dal metodo Orff, un innovativo insegnamento musicale adatto a bambini e persone con disabilità. Così la musica diventa un mezzo terapeutico per favorire l’espressione di sé e la comunicazione con il mondo esterno, e i ragazzi possono beneficiare del loro duro lavoro. La genialità umana può fare grandi cose, basta allenarla e avere il coraggio di metterla in pratica.