MIGRANTI, ERRORI CHE PESANO
Si sta parlando molto in questi giorni del rifiuto da parte di una scuola media di Bolzano di iscrivere uno studente con background migratorio a seguito di una insufficiente conoscenza del tedesco. Questa vicenda è stata definita da parte dell’intendente come «un errore» e, a quanto sembra, è proprio così anche da un punto di vista giuridico. Questa definizione non deve però farci cullare nell’illusione che si tratti necessariamente di un episodio sì deplorevole, ma tutto sommato isolato, non rappresentativo di dinamiche profonde che caratterizzano le nostre società. Tutt’altro. Un gruppo di ricercatori tedeschi ha recentemente mandato ad oltre 18,000 asili nido in Germania una semplice email – scritta in perfetto tedesco – in cui si chiedeva se ci fosse un posto a disposizione e come fare per iscrivere il bambino. Unica differenza tra le email spedite ai diversi asili, il nome del genitore. In alcuni casi si trattava di Andreas Schmidt o Stefanie Müller, in altri di Ömer Yildirim o Fatma Öztürk, chiaramente nomi di origine turca. Questa piccola e, teoricamente, insignificante differenza ha nei fatti due conseguenze. Innanzitutto, la probabilità di ricevere una risposta da parte dell’asilo cala dal 71% al 66%. Una differenza significativa ed ingiustificata, ma che forse alcuni potrebbero giudicare non enorme. Una ulteriore conseguenza, è che, anche quando ricevono una risposta, i genitori con un nome turco si vedono offrire un posto con il 20% in meno di probabilità.
Vengono messi in lista di attesa con il 2% in meno di probabilità, ricevono inoltre risposte che sono generalmente meno utili e meno incoraggianti. Anche segnalare — attraverso la firma posta in calce all’email — un livello educativo elevato, nello specifico una laurea, non aiuta i genitori con background migratorio, che continuano ad essere ignorati o rifiutati in misura maggiore rispetto ai loro equivalenti con nomi tedeschi.
Pur con le dovute differenze, lo studio richiama quanto successo a Bolzano, evidenziandone la sistematicità. Genitori con background migratorio hanno solitamente meno consapevolezza del contesto, magari perché non hanno loro stessi frequentato le scuole nel paese di residenza, e probabilmente hanno meno accesso a reti sociali da cui attingere per supporto e informazioni. Ecco allora che diventa più facile commettere degli «errori» nei loro confronti.
Negare o rendere più difficile l’accesso all’educazione –—sia essa l’asilo nido o la scuola media — comporta ovviamente minori opportunità per i bambini, con conseguenze di lungo periodo, non solo per le famiglie direttamente coinvolte, ma per la società nel suo complesso, che si condanna da sola ad un impoverimento.