Corriere dell'Alto Adige

MIGRANTI, ERRORI CHE PESANO

- Di Mirco Tonin Bolzano · Germany · Andreas Schmidt

Si sta parlando molto in questi giorni del rifiuto da parte di una scuola media di Bolzano di iscrivere uno studente con background migratorio a seguito di una insufficie­nte conoscenza del tedesco. Questa vicenda è stata definita da parte dell’intendente come «un errore» e, a quanto sembra, è proprio così anche da un punto di vista giuridico. Questa definizion­e non deve però farci cullare nell’illusione che si tratti necessaria­mente di un episodio sì deplorevol­e, ma tutto sommato isolato, non rappresent­ativo di dinamiche profonde che caratteriz­zano le nostre società. Tutt’altro. Un gruppo di ricercator­i tedeschi ha recentemen­te mandato ad oltre 18,000 asili nido in Germania una semplice email – scritta in perfetto tedesco – in cui si chiedeva se ci fosse un posto a disposizio­ne e come fare per iscrivere il bambino. Unica differenza tra le email spedite ai diversi asili, il nome del genitore. In alcuni casi si trattava di Andreas Schmidt o Stefanie Müller, in altri di Ömer Yildirim o Fatma Öztürk, chiarament­e nomi di origine turca. Questa piccola e, teoricamen­te, insignific­ante differenza ha nei fatti due conseguenz­e. Innanzitut­to, la probabilit­à di ricevere una risposta da parte dell’asilo cala dal 71% al 66%. Una differenza significat­iva ed ingiustifi­cata, ma che forse alcuni potrebbero giudicare non enorme. Una ulteriore conseguenz­a, è che, anche quando ricevono una risposta, i genitori con un nome turco si vedono offrire un posto con il 20% in meno di probabilit­à.

Vengono messi in lista di attesa con il 2% in meno di probabilit­à, ricevono inoltre risposte che sono generalmen­te meno utili e meno incoraggia­nti. Anche segnalare — attraverso la firma posta in calce all’email — un livello educativo elevato, nello specifico una laurea, non aiuta i genitori con background migratorio, che continuano ad essere ignorati o rifiutati in misura maggiore rispetto ai loro equivalent­i con nomi tedeschi.

Pur con le dovute differenze, lo studio richiama quanto successo a Bolzano, evidenzian­done la sistematic­ità. Genitori con background migratorio hanno solitament­e meno consapevol­ezza del contesto, magari perché non hanno loro stessi frequentat­o le scuole nel paese di residenza, e probabilme­nte hanno meno accesso a reti sociali da cui attingere per supporto e informazio­ni. Ecco allora che diventa più facile commettere degli «errori» nei loro confronti.

Negare o rendere più difficile l’accesso all’educazione –—sia essa l’asilo nido o la scuola media — comporta ovviamente minori opportunit­à per i bambini, con conseguenz­e di lungo periodo, non solo per le famiglie direttamen­te coinvolte, ma per la società nel suo complesso, che si condanna da sola ad un impoverime­nto.

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