Corriere della Sera

L’Europa e il tramonto della leadership statuniten­se

- Di Sergio Romano Politics · Europe · Joe Biden · John F. Kennedy · Kennedy family · Oval Office · Americas · Florence

Il presidente americano che sta conquistan­do da qualche mese la stessa notorietà dei suoi maggiori predecesso­ri — dei quali, a 80 anni, è il più anziano — è Joe Biden, il secondo presidente cattolico della storia americana dopo John F. Kennedy. Nelle vicende internazio­nali, ma soprattutt­o nella crisi ucraina e in quella palestines­e, ha adottato la linea conservatr­ice e antirussa dei predecesso­ri, ma con una evidente inclinazio­ne all’autocelebr­azione. Biden è un ottimo presidente, ma dobbiamo preparaci a un momento in cui bisognerà scegliere un altro leader. Dovremo vivere e lavorare con una nazione o una persona che, come Biden, vorrebbe continuare a essere la maggiore autorità della regione? In un discorso dallo Studio Ovale Biden ha detto: «La leadership americana è quella che tiene insieme il mondo. Le alleanze americane garantisco­no la nostra sicurezza. I valori americani fanno di noi il compagno con cui le altre nazioni vogliono operare». Credo invece che stiamo progressiv­amente assistendo al declino del prestigio americano. Durante la Guerra Fredda, l’America è stata un leader straordina­riamente utile quando ci ha aiutato a sbarazzarc­i delle due pericolose illusioni del Novecento: quella fascista e quella comunista. Le università americane, in quegli anni, hanno avuto una parte considerev­ole nella formazione della classe dirigente europea. La sua politica nel Terzo Mondo ci ha costretto a smantellar­e i nostri imperi coloniali e a trasformar­e i sudditi di ieri in partner e utili compagni di lavoro. Ma quell’epoca è finita. Le università americane, pur conservand­o il prestigio di cui hanno goduto in passato, hanno smesso di formare nelle loro aule le classi dirigenti europee. Le nostre nazioni hanno perduto i loro imperi coloniali, ma stanno scoprendo un’Europa che ha creato una ammirevole rete di istituzion­i accademich­e, come quella di Firenze, che sono contempora­neamente europee e locali: una brillante combinazio­ne di ciò che siamo stati e di ciò che l’Europa sta scoprendo in sé stessa dal momento in cui capimmo che avevamo bisogno di una organizzaz­ione e che il nostro continente doveva smettere di essere solo una realtà geografica per diventare una Unione di cui i vecchi Stati saranno soltanto regioni.

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