Ferrari, oltre il flop
Berger, Irvine e Fiorio d’accordo «Giusto non frenare Sainz»
Scorrendo la storia del GP di Monaco degli ultimi 20 anni, solo otto volte un team è riuscito a monopolizzare la prima fila e in tutti i casi ad assicurarsi la vittoria, tranne una. Nel 2008. Anche allora la gara scattò sotto la pioggia e davanti c’erano le Ferrari di Felipe Massa e Kimi Raikkonen, ma a vincere fu Lewis Hamilton con la McLaren-Mercedes, a fine anno campione del mondo proprio ai danni del brasiliano che in quella gara scivolò dalla pole al terzo posto. Un po’ come è successo domenica a Charles Leclerc. Anche allora la Ferrari commise un errore ma non di strategia: Kimi fu costretto a un drive through, perché al segnale dei 3 minuti prima del via le ruote non erano state montate correttamente sulla sua vettura (Mattia Binotto deve essersene ricordato quando dopo la gara ha puntato il dito contro la decisione di posticipare il via, permettendo alla Red Bull di mettersi a posto). Ma la trama di quel GP del 2008 fu completamente diversa perché Lewis iniziò a costruire il successo grazie a una brillante partenza che gli permise di mettersi in mezzo alle rosse.
No pesante
Domenica invece sino al pit stop di Perez le due rosse comandavano agevolmente, il guaio è che si è perso tempo prezioso a coprire il messicano della Red Bull (che ieri ha rinnovato sino a fine 2024). Anzi non lo si è fatto proprio. Perché di fronte alla chiamata di Riccardo Adami, Carlos ha ribattuto che preferiva restare in pista e attendere il momento giusto per montare le gomme da asciutto. Come poi ha fatto. Il dibattito ha fatto perdere tempo prezioso «e alla fine - è stata la giustificazione del team principal Mattia Binotto - siamo stati noi a lasciarlo fuori perché altrimenti avrebbe perso già in quel momento la posizione su Perez». Domanda: si dovevano sacrificare le legittime speranze di vittoria di Sainz, stabilendo prima del via che la strategia migliore sarebbe stata appannaggio di Leclerc che aveva ottenuto la pole o quantomeno a chi dei due fosse transitato primo a Santa Devote? «Non sarebbe stato sportivo - sostiene Gerhard Berger che ai tempi della McLaren subì l’umiliazione di una vittoria regalata da Ayrton Senna (Giappone 1991) -: dopo solo sette gare Carlos legittimamente sogna di poter vincere il campionato, non è troppo distante dalla vetta, giusto non frenarlo. Alla Red Bull hanno frenato Perez in Spagna? Ma poi Sergio ha vinto a Montecarlo. Punto. Si sta criticando eccessivamente la Ferrari per l’errore di domenica, invece dovremmo rivolgere i complimenti a Binotto per aver portato in pista una vettura fortissima, solo qualche mese fa non ci avremmo creduto. Hanno fatto un recupero incredibile e a Monaco la loro è stata la miglior macchina. Un secondo e un quarto posto non sono un disastro».
Confusione Resta il fatto che Sainz, richiamato ai box, ha avuto la lucidità di dire no, che era meglio restare in pista. Se Maranello avesse applicato la stessa strategia a Leclerc (evitando di fermarlo per sostituire le gomme da bagnato con le intermedie) in questi giorni staremmo celebrando una vittoria anziché criticare una clamorosa sconfitta. «Credo che la Red Bull sia generalmente più abile a reagire durante la gara - spiega Cesare Fiorio, che ha diretto Maranello dal 1989 al 1991 -, dobbiamo ricordarci che il Mondiale l’anno scorso ad Abu Dhabi non lo ha vinto Max Verstappen ma il suo muretto che con la safety car lo ha richiamato ai box, montandogli la gomma più tenera per consentirgli di attaccare Hamilton. Christian Horner e i suoi da questo punto di vista hanno qualcosa in più». Per Eddie Irvine, che ha guidato per la rossa dal 1996 al 1999, dovendo spesso inchinarsi a Michael Schumacher, è più «semplice azzeccare i pit stop quando insegui, soprattutto in quelle particolari condizioni, mentre quando sei al comando è più facile commettere errori. Ma dobbiamo anche ricordarci che se Sainz non avesse incontrato dei doppiati (Latifi e Albon; n.d.r.), avrebbe vinto la gara. Credo che sia stata solo una questione di sfortuna. Certo, quello che è capitato, va analizzato con cura per essere sicuri che non si ripeta. Perché è un peccato non vincere con una macchina così».
Non sarebbe stato corretto fermare Carlos, dopo appena sette gare perché impedirgli di vincere dei GP?
La realtà è che la Red Bull è più reattiva in queste situazioni. Abu Dhabi ne è stata la dimostrazione
Solo sfortuna se Carlos non avesse trovato i doppiati sarebbe stato lui a vincere a Montecarlo
Umore Stesso concetto espresso domenica da un Leclerc furibondo per il pasticcio commesso a livello di strategia. «Amo la Ferrari, ma queste cose non devono succedere, dobbiamo parlarne», aveva detto a caldo, dopo essere stato sorpreso dalle telecamere durante il GP battere i pugni sul volante in occasione del duplice pit stop per la rabbia. «Capisco la sua frustrazione perché in sette giorni il guasto in Spagna e l’errore commesso dagli strateghi a Monaco gli hanno impedito di cogliere due vittorie meritate ammette Fiorio - ma Charles deve stare tranquillo e pensare che questa Ferrari è perfetta, va forte dappertutto: in Bahrain, come a Montmelò e a Montecarlo. Quando hai una vettura così perdi solo in circostanze particolari e sono convinto che a Maranello saranno in grado di reagire anche alle evoluzioni dei rivali».
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