Adesso

1889 NASCE A NAPOLI

- TESTO ELIANA GIURATRABO­CCHETTI

Dieses Lieblingsg­ericht hat eine lange Geschichte, es ist auf der ganzen Welt verbreitet, es hat Einzug in die Literatur gehalten

und hat es verdient, nach einer Königin benannt zu sein.

Giugno 1889. L’Italia è una nazione solo sulla carta, l’unificazio­ne è avvenuta da poco meno di 30 anni, nel 1861, e gli italiani fanno ancora molta fatica a sentirsi un unico popolo. Quell’estate, però, nasce un piatto capace di mettere tutti d’accordo: la pizza margherita. E chiarament­e non può che essere inventata a Napoli. Ma procediamo con ordine.

Nasce la “margherita”

Nell’estate del 1889 il re d’Italia Umberto I e la regina Margherita di Savoia trascorron­o le vacanze a Napoli, nella reggia di Capodimont­e. Più che per piacere personale, si trovano lì per motivi politici, vale a dire per “fare presenza” nel vecchio Regno delle due Sicilie.

Durante il soggiorno la regina è incuriosit­a dalla pizza di cui tutti parlano e chiede di poterla assaggiare. Viene allora convocato il pizzaiolo più noto di Napoli: Raffaele Esposito, titolare della pizzeria Pietro… e basta [oggi pizzeria Brandi, n.d.r.], che si trova in Salita Sant’Anna, a pochi passi dalla centraliss­ima Via Chiaia. Con la moglie Rosa, probabilme­nte la vera “regina della pizza”, Esposito si reca alla reggia e prepara tre pizze diverse: la prima con sugna, formaggio e basilico, la seconda con aglio, olio e pomodoro e la terza con pomodoro, basilico e mozzarella. La regina apprezza in modo particolar­e l’ultima pizza, che tra l’altro ha i colori della bandiera italiana, ed Esposito, per l’occasione, decide di chiamarla “pizza margherita”.

Verità o leggenda?

Il giorno dopo avere cucinato per la regina, Raffaele Esposito riceve una lettera, firmata da Camillo Galli, il capo dei servizi di tavola della corona, in cui la sovrana lo ringrazia. La regale missiva fa ancora oggi bella mostra di sé sulla parete della pizzeria. Eppure molti nutrono sospetti sulla sua veridicità e su tutta la storia in generale. È davvero andata così, o si tratta di una leggenda? Come spesso accade, la verità sta nel mezzo. Una pizza a base di pomodoro, basilico e mozzarella esisteva già prima del 1889. L’idea geniale di Raffaele Esposito è stata sempliceme­nte quella di chiamarla “margherita”, rendendola così un piatto cult, che ha rivoluzion­ato il modo di mangiare in tutto il mondo. La pizza, infatti, ha origini antichissi­me. La prima testimo - nianza si trova in un documento del 997 d.C. conservato nell’archivio del Duomo di Gaeta e riguardant­e la locazione di un mulino. Oltre ai soldi per l’affitto, il proprietar­io doveva ricevere anche “12 pizze”. Molto probabilme­nte il termine non si riferiva alle pizze come le intendiamo oggi, ma verosimilm­ente a focacce.

Un piatto popolare

Nel corso del tempo il termine pizza è stato usato per indicare diverse preparazio­ni, anche dolci. Nel 1570, nel suo libro Opera di Bartolomeo Scappi, il cuoco personale di papa Pio V riporta la ricetta di una pizza preparata con mandorle, fichi secchi, pinoli, datteri, cannella e zucchero, tipica delle zone che oggi costituisc­ono il Veneto e il Friuli. Per ritrovare tracce di pizza salata bisogna tornare a Napoli. Nella favola seicentesc­a Le due pizzelle, contenuta nella raccolta Lo cunto de li cunti dello scrittore campano Giambattis­ta Basile, si parla di una popolana che regala la sua pizza a una vecchia e per questo viene ricompensa­ta, mentre nel 1773 Vincenzo Corrado, cuoco e letterato, descrive l’usanza di condire con il pomodoro i maccheroni e la pizza. Che fosse un piatto popolare, e popolano, lo conferma anche lo scrittore francese Alexandre Dumas (padre), che nel 1835 trascorre un periodo a Napoli e racconta l’esperienza nel libro Il

• In Italia vengono sfornati [gebacken] ogni giorno circa 8 milioni di pizze.

Per prepararle servono

200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio d’oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro [Tomatensoß­e].

• Nonostante sia nata in Italia, i primi consumator­i al mondo sono gli americani, che ne mangiano 13 chili a testa ogni anno. Gli italiani sono i primi in Europa

(7,6 chili all’anno), davanti a spagnoli (4,3 chili), francesi e tedeschi (entrambi

4,2 chili). (Dati Coldiretti) corricolo: “La pizza è una specie di schiacciat­a come se ne fanno a Saint-Denis: è di forma rotonda e si lavora come la pasta del pane. Varia nel diametro secondo il prezzo. Una pizza da due centesimi basta a un uomo, una pizza da due soldi deve satollare un’intera famiglia. A prima vista la pizza sembra un cibo semplice: sottoposta a esame, apparirà un cibo complicato”.

La più amata

Qualunque sia la verità sull’origine della margherita, resta un dato inconfutab­ile: è la pizza più amata, messa al primo posto dal 57% degli italiani. Ma per gli italiani non esiste solo la margherita, perché in realtà sono molto apprezzate anche tutte le sue varianti. La pizza è diventata sinonimo di “Italia”, tanto che nel dicembre del 2017 l’arte dei pizzaioli napoletani è stata inserita nel Patrimonio culturale intangibil­e dell’Unesco perché “rappresent­a l’Italia in tutto il mondo”. Da piatto nazionale è diventato un piatto planetario. Ogni nazione l’ha fatta sua, proponendo accanto ai grandi classici specialità rivisitate secondo il gusto locale. In Costarica, per esempio, si mangia la pizza con cocco e gamberetti, in Finlandia con la carne di renna, in America con l’ananas o la banana… Certo, de gustibus non est disputandu­m, ma da italiani è difficile considerar­le pizze!

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La targa che nella pizzeria ricorda la nascita della pizza margherita; la regina Margherita di Savoia a cui è stata dedicata la pizza.
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