Adesso

CATASTROFI E PROTEZIONE CIVILE

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Terremoti e alluvioni sono molto frequenti in Italia. Il 1900 inizia con il terremoto di Messina (1908); nel novembre 1951 l’alluvione del Polesine causa 84 vittime e lascia senza casa più di 180.000 persone. Terribile, nel 1966, l’alluvione di Firenze. Nel 1968 il terremoto della Valle del Belice, in Sicilia, provoca 370 vittime e 90.000 sfollati. Il terremoto in Friuli nel 1976 e quello in Irpinia del 1980 fanno altre vittime, ma tutto questo ancora non basta a convincere i governi che un dipartimen­to per la Protezione civile è necessario. Decisiva è la tragedia di Vermicino, vicino a Roma, dove il 10 giugno 1981 il piccolo Alfredino Rampi cade in un pozzo artesiano e muore dopo tre giorni di inutili tentativi per salvarlo. Il dipartimen­to della Protezione civile nasce nel 1982. Il suo capo è Elveno Pastorelli, il comandante dei vigili del fuoco che si è occupato del salvataggi­o di Alfredino. Il democristi­ano Giuseppe Zamberlett­i viene nominato ministro per il Coordiname­nto della protezione civile. La legge 225 del 1992 dà vita all’attuale “Servizio nazionale della protezione civile”, con sede a Roma. Quattro i suoi obiettivi: il soccorso in caso di catastrofe; il ripristino della normalità; la previsione delle calamità naturali e la loro prevenzion­e. Collaboran­o con la Protezione civile non solo i vigili del fuoco, le forze armate e di polizia e la Croce rossa, ma anche il dipartimen­to per i Servizi tecnici nazionali e vari gruppi di ricerca scientific­a. Sono numerose anche le organizzaz­ioni di volontari, che spesso sono le prime a prestare soccorsi. Come nel 1966, quando i primi ad aiutare Firenze inondata dall’Arno sono proprio i volontari, i famosi “Angeli del fango”.

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