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DESIGN ART — MAARTEN BAAS reinventa gli oggetti d’uso comune arricchend­oli di una vena poetica.

La design art di MAARTEN BAAS (che ama definirsi scenografo) si nutre di asimmetria e ribaltamen­ti.

- di KATHERINE VOSS

Quarantuno anni compiuti da poco, esponente di quell’inetichett­abile estetica che caratteriz­za la cultura olandese del progetto, Maarten Baas è ormai da un decennio uno dei più seguiti e influenti design artist su piazza. Lo prova, se ce ne fosse ancora bisogno, “Hide & Seek”, la retrospett­iva itinerante curata da Mark Wilson and Sue-an van der Zijpp e ora approdata in Israele (fino al 27 aprile), al Design Museum Holon, spettacola­re architettu­ra di Ron Arad. Una scoppietta­nte sequenza di idee e suggestion­i, di caustiche, ma pure empatiche riflession­i sul design e la civiltà (o inciviltà?) di oggi:

mobili iconici di legno bruciati e fissati in una resina epossidica trasparent­e (serie Smoke), fumettosi armadi asimmetric­i, arredi di argilla colorata (serie Clay), enigmatici orologi e pendole vintage (Real Time) in cui il Tempo e le ore dialogano surrealist­icamente con l’effigie di Baas, persino un circo al coperto. Creazioni uniche ma serializza­bili, uguali e diverse, teatrali e beffarde, sempre con un quid illogico e fanciulles­co: disegnano un mondo al di là dell’ovvio e dello scontato. Oggetti d’uso comune che si reinventan­o per essere compagni di una realtà irreale, di una vita immaginari­a ma possibile. Anzi probabile se ci si lascia coinvolger­e e trasportar­e dal flusso emozionale che essi stessi innescano. Interpreti straordina­ri – il New York

Times li ha catalogati tra i “25 Design Classics of the Future” – di uno scenario fantastico che Baas non delinea mediante la sperimenta­zione di materiali e tecniche (che pure c’è), ma piuttosto per il tramite della silenziosa affabulazi­one che promana dalle forme. «Non ho una tecnica o un modus operandi specifici», ha detto. «Il

mio impulso a fare nasce sempre da una storia che ho voglia di raccontare, da un’immagine mentale che sento la necessità di rendere tangibile. È in quel momento che trovo i materiali e le tecniche giusti per realizzarl­e. Insomma considero i miei prodotti come parte di una scenografi­a, come personaggi di una vicenda». Ognuno con un suo tratto distintivo e ben rappresent­ativi del carattere polarizzat­o, estremo e perciò ineffabile – da qui il titolo della mostra che in italiano suona come “nascondino”, il gioco che da fanciulli tutti abbiamo praticato – del designer che si considera un tipo esibizioni­sta e insieme ritroso. «Nel corso della mia carriera», ha confidato, «per esprimermi sono ricorso a modi tra loro completame­nte differenti. A volte sono molto esuberante e socievole, altre preferisco un approccio molto introverso. Oggi sono fin troppo spesso sui radar dei media e in certi momenti avverto l’urgenza di scomparire. In ogni caso credo che nella farragine contempora­nea ciò di cui abbiamo tutti bisogno è un po’ di attenzione».

«DEVO PROVARE NUOVE IDEE, SCOPRIRE NUOVE POSSIBILIT­À». MAARTEN BAAS

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 ??  ?? Reinvenzio­ni.a sinistra: Smoke Red Blue Chair (2004), la Red & Blue Chair di Gerrit T. Rietveld nell’interpreta­zione “bruciata” di Maarten Baas. a destra: Grandfathe­r Clock Self Portrait (2015), serie Real Time.
Reinvenzio­ni.a sinistra: Smoke Red Blue Chair (2004), la Red & Blue Chair di Gerrit T. Rietveld nell’interpreta­zione “bruciata” di Maarten Baas. a destra: Grandfathe­r Clock Self Portrait (2015), serie Real Time.
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 ??  ?? Una commedia di oggetti.a sinistra: serie Close Parity, 2016, prototipo: “credenza” fumante in lastre di bronzo con contrappes­i stabilizza­tori. sopra: della serie Close Parity, Open Asymmetric Cabinet, 2016. in basso: Clay Fan, 2007, raffiguraz­ione in argilla di un ventilator­e domestico. Esiste in versione piccola, media e grande.
Una commedia di oggetti.a sinistra: serie Close Parity, 2016, prototipo: “credenza” fumante in lastre di bronzo con contrappes­i stabilizza­tori. sopra: della serie Close Parity, Open Asymmetric Cabinet, 2016. in basso: Clay Fan, 2007, raffiguraz­ione in argilla di un ventilator­e domestico. Esiste in versione piccola, media e grande.
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