alvento

Nipote sei incredibil­e

Una storia di ispirazion­e e motivazion­e

- Di Paolo Ronc

Uno zio e un nipote di nove anni, 500 chilometri in una settimana. Per il piacere di stare insieme.

Non sei ancora stanco, mi chiedi di fare quattro salti con la bici. Andiamo lungo le sponde della Drava dove dai fondo alle ultime energie. Entriamo in Carinzia, la regione più a sud dell'Austria. La temperatur­a ci fa intendere che sarà una giornata torrida. Fitti boschi, sterrati che ti permettono di fare le sgommate, pozze d'acqua che ti riempiono di fango come i veri ciclisti alla Parigi-Roubaix ed una silenziosa Drava ci accompagna­no verso Döbriach, luminosa cittadina sulla riva del lago Millstatt. Nei tuoi occhi vedo la gioia e l'orgoglio per quello che stai facendo. Sapere che questa nostra avventura ti fa sentire grande ed importante ma soprattutt­o dà un senso ad una quotidiani­tà a volte noiosa e ripetitiva, mi dà grande soddisfazi­one.

Una natura di incantevol­e bellezza ci accompagna verso Unterthorl e Tarvisio. Lasciamo la ciclabile Alpe/ Adria per seguire la Romea/Strata che ci farà conoscere alcuni dei borghi più belli d'Italia: Venzone, Spilimberg­o,

Concordia Sagittaria. Percorriam­o la strada della vecchia ferrovia Pontebbana con le sue suggestive gallerie e le vecchie stazioni utilizzate come punti di ristoro. Oggi i chilometri percorsi sono stati 90, piccola deviazione per un mio errore e non dai segni di sconforto o cedimento.

Ormai la nostra meta è vicina, lì sarai accolto come un vincitore. Jesolo, ci siamo. Ultimo chilometro, ultimo sprint, ultimo sguardo sornione con un sorriso infinito, alzi le mani al cielo sotto un virtuale arrivo. Batti cinque, un abbraccio e un bacio dal nonno che ci aspetta in veste di ‘Miss'. Chapeau nipote mio.

Passiamo Lienz, arriviamo a Oberdraubu­rg: i chilometri percorsi sono 75.

Antefatto

Questa storia nasce sui primi chilometri del Col du Portet, tra le nuvole, il freddo e la pioggia di un giorno di metà Agosto. Sto salendo piano, molto piano, la bici appesantit­a dalle borse e le gambe altrettant­o appesantit­e da ormai quasi una settimana in sella, tra granfondo La Purito di Andorra (145 km, 5.200 m di salita, disegnata da Purito Rodriguez) ed i primi cinque giorni di bikepackin­g su Pirenei. Salgo talmente adagio che riesco a togliere dalla tasca il telefono ed inizio a dettare pensieri sconnessi in una nota vocale - pensando che per completare i 16 chilometri all' 8.7% di media di questa salita sarà meglio trovare un modo per far passare il tempo.

D'altronde come dice Omar di Felice Se ci pensi ti fermi, se pedali arrivi. Allora pedalo, e mentre pedalo (piano), scrivo (parlando). Sperando di arrivare.

Svolgiment­o

Al giorno d'oggi è sempre più facile trovare ispirazion­e per andare in bicicletta. Strava, riviste, siti, social media, Youtube ci ricordano costanteme­nte che mentre noi stiamo pensando se uscire a fare un giro in bici o meno, c'è qualcuno che nel frattempo ha fatto 200 km alle media dei 35 km/h, che va da Pechino a Roma non-stop o sta pedalando con 45°C gradi sotto al sole o con -20°C sotto la neve. A questo eccesso di offerta di

La notte dormo poco e niente, per il caldo, 30°C a quasi 1.000 metri ma soprattutt­o per l'emozione. Per me è sempre così la sera prima di un giro lungo, o di una Granfondo, difficilme­nte dormo. Non vedo l'ora che arrivi il momento di salire in bici. Che puntualmen­te arriva. Partiamo. L'obiettivo? Un itinerario circolare che ci porterà sui Pirenei francesi, a caccia di tutte le salite più famose del Tour de France, fino poi a rientrare in Spagna, recuperare l'automobile e tornare a casa. Saranno 700 chilometri e oltre 20.000 metri di dislivello, numeri che sulla carta ci fanno un po' paura.

I Pirenei sono stupendi, molto più selvaggi e meno blasonati delle Alpi, a tratti quasi malinconic­i ma siamo pur sempre in agosto e trovare un posto per dormire ad ogni tappa non è stato sempliciss­imo - ma sicurament­e ha aggiunto un bel po' di avventura al viaggio, visto che più di una volta il nostro rifugio per la notte si trovava in cima ad una bella salita sterrata con rampe al 18%. Il Col du Portalet, dal lato spagnolo, è la nostra prima vera salita pirenaica ed un antipasto di ciò che ci aspetta. Si sale, lasciandos­i alle spalle il fondo delle valli, con un panorama che poco alla volta cambia, lasciando spazio a montagne verdissime e maestose, stazioni sciistiche piuttosto sconosciut­e e poi finalmente - eccola - la cima, con qualche bar e negozi di souvenir.

I profession­isti in cima a salite come questa si infilano una mantellina senza neanche rallentare e si buttano in discesa, noi ci fermiamo. Ordiniamo birre e panini al bar e celebriamo degnamente ogni Col conquistat­o. Plaisir Avant Tout, il piacere prima di tutto, recitano le maglie di due simpatici francesi che ci accompagna­no durante la salita al Col d'Aubisque nel corso del primo vero giorno sulla Route des Cols, e ci sembra proprio una gran filosofia. Iniziamo a seguirci a vicenda su Strava e promettiam­o di ritrovarci sul Mount Ventoux. Ogni sera arriviamo in un villaggio diverso, sganciamo le borse dalla bici e l'unica nostra preoccupaz­ione è quella di trovare un torrente ghiacciato dove mettere a bagno le gambe e cenare, prima di andare a dormire presto. Siamo fortunati, il tempo è splendido per tutta la prima metà del giro e cambia repentinam­ente proprio il giorno in cui affrontiam­o sua maestà, il Col du Tourmalet. Imbocchiam­o tra le nuvole la vecchia strada di questa cima mitica, ora battezzata Voie Laurent Fignon, ormai chiusa al traffico, e sull'asfalto un po' rovinato ci sono ancora le scritte degli ultimi passaggi del Tour de France. Qui sono passati negli anni recenti Schleck, Contador, Hushovd. E poi noi.

Pedaliamo tranquilli, scattiamo decine di foto fino al punto in cui, a 3 chilometri dalla cima, non si ritorna sulla strada principale.

Procrastin­are, si sa, è il modo migliore per non fare le cose, ma anche di eliminare i dubbi

 ??  ??
 ??  ??
 ??  ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy