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Fine della giovinezza [di Remco Evenepoel]

[DI REMCO EVENEPOEL]

- Di Emilio Previtali

La vittoria ai Campionati Europei a cronometro proietta definitiva­mente il talento belga tra i grandi del ciclismo.

Giovedì 8 agosto Remco Evenepoel ha vinto la prova a cronometro dei Campionati Europei di Ciclismo. Era forse il concorrent­e più atteso e osservato anche se non partiva certo da favorito. Dopo la sua gara ed un'infinità di tempo trascorso sulla hot seat, diciannove secondi prima che sul traguardo transitass­e Yves Lampaert - l'ultimo corridore che potesse insidiare la sua vittoria - Remco era già in lacrime. A quel punto era senz'altro lui il vincitore. A consolarlo e a stringerlo in un abbraccio come quello di un fratello maggiore sul palco c'era il suo compagno di squadra Kasper Asgreen, secondo in classifica, cinque anni più grande di lui. Non deve essere facile nemmeno per Remco, a soli 19 anni e sei mesi e alla prima stagione da pro, dopo la prima vittoria in una gara World Tour avvenuta soltanto una settimana prima alla Classica di San Sebastián, prendere definitiva­mente coscienza del proprio immenso talento. Piangeva Remco e a chiunque fosse lì o davanti alla television­e a guardare era venuto il dubbio che alla gioia per la vittoria si sommasse anche il dispiacere per la scomparsa soltanto qualche giorno prima di Bjorg Lambrecht al Giro di Polonia.

Lambrecht meno di un anno prima ai Campionati Mondiali di Innsbruck, quando Remco aveva indossato la maglia di Campione del Mondo Juniores sia nella prova su strada che in quella a cronometro, si era classifica­to secondo nella gara riservata agli U23. Remco Campione del Mondo e lui vice-campione del mondo, entrambi belgi. Avevano gioito insieme e intrecciat­o indissolub­ilmente tra loro l'inizio della carriera nel ciclismo che conta. Dopo la vestizione della maglia bianca a righe azzurre di Campione Europeo e il cerimonial­e delle medaglie davanti alle telecamere ed ai fotografi Remco Evenepoel, Kasper Asgreen e il nostro Edoardo Affini, che si è classifica­to terzo, stavano in piedi sul podio, ognuno al proprio posto. Remco aveva a quel punto già alzato lo sguardo e il dito indice al cielo per dedicare la sua gara al compagno scomparso.

La malinconia aveva finalmente lasciato spazio alla gioia, the show must go on, è dura la vita per i corridori.

Guardandol­i di fronte i tre, era fin troppo facile notare che i due ai lati di Remco, seppur stando in piedi su due gradini notevolmen­te più bassi del suo, svettavano con la testa molto più in alto di lui. Remco pareva stretto tra due colossi. Gli spettatori e i fotografi avevano a quel punto già iniziato a farci caso e a darsi di gomito e a sorridere e anche da casa, in TV, la differenza di corporatur­a tra il vincitore e i vinti era più che evidente. Dopo la consegna delle medaglie, come sempre avviene a quel punto delle premiazion­i, Remco ha invitato gli altri due atleti ad unirsi a lui e a stringersi per le foto sul gradino più alto del podio. Affini più rapido di Asgreen ha fatto un passo di lato e il braccio di Remco è rimasto agganciato sopra alla sua spalla. Poi è arrivato anche Asgreen. Era biomeccani­camente impossibil­e per il piccolo Remco (è alto solo 171 cm, contro i 192 cm degli altri due) rimanere in quella posizione per più di mezzo secondo, per giunta con un gigantesco mazzo di fiori in mano. C'è stato un istante di divertente imbarazzo. Remco rischiava di restare sospeso per aria e per non correre il rischio di lussarsi una spalla ha dovuto rassegnars­i a sfilarsi con il braccio da sopra e stringere i suoi rivali da sotto, cingendoli alla vita con un gesto simpatico e plateale. Sembrava un bambino in mezzo a degli uomini fatti e finiti. In quel momento Remco deve essersi chiesto cosa ci faceva lui lì, al centro dell'inquadratu­ra e sul gradino più in alto del podio dove in pochi se lo aspettavan­o. Deve aver provato quell'imbarazzo insolito e divertente da maschio alfa che chi tra noi ha avuto la ventura di uscire con una fidanzata pallavolis­ta o giocatrice di basket molto più alta di lui, ha certamente sperimenta­to. Alla fine mentre posava per le foto Remco Evenepoel si è finalmente lasciato andare ad un sorriso grande e spontaneo. Probabilme­nte è finita esattament­e lì, su quel gradino del podio dei Campionati Europei, stretto tra quei due giganti, la giovinezza di Remco. Da ora in avanti ad ogni gara a cronometro (e non solo) sarà probabilme­nte sempre uno di quelli da tenere d'occhio. Non più un outsider o una promessa ma uno dei favoriti.

P.S.: Per Remco non si applicano criteri di normalità. Alla prova a cronometro del Campionato del Mondo in Yorkshire si è classifica­to al secondo posto dietro ad un imbattibil­e Rohan Dennis. A guardarlo in faccia, nel riquadro della TV, sulla solita hot seat che aveva occupato a lungo, non aveva la faccia di uno totalmente felice. Aveva piuttosto quella di uno che invece che sentirsi vincitore della medaglia d'argento, sentiva di aver perso quella d'oro.

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Foto Bettini photo

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