Amica

Must Have

Di Rachele Briglia

- Testo Carla Ferron

Sarà l’uomo che arriva da Chanel a lanciare il nuovo New Look firmato Dior? Archiviati i giorni del clamore (non sono frequenti i traslochi diretti e senza passare per altre tappe da rue Cambon ad avenue Montaigne), Peter Philips, neo direttore della creatività e dell’immagine del maquillage Dior, affronta il 2015 con lo spirito dell’inventore: «Quando penso a Dior penso a una Maison Couture dall’enorme tradizione. Ma non ritengo una coincidenz­a che il New Look sia nato qui. Ecco perché, pur nel rispetto di quel passato, ogni giorno penso al futuro e a come creare un nuovo make up». Assaggi del Philips-maquillage ad alta sperimenta­zione si sono già avuti nel corso delle recenti sfilate Dior, di cui si ricordano i Mirror Eyes, gli eyeliner in argento metallico dal mood futurista dell’Haute Couture, e la loro evoluzione nei Pastel Eyes, nati in osmosi con la collezione prêt-à-porter di Raf Simons per la primavera-estate. Ma il bello deve ancora arrivare. «Lo shooting della collezione trucco Dior del prossimo autunno, la prima che porta interament­e la mia firma, è concluso», annuncia soddisfatt­o Philips. E subito ti chiedi che cosa si inventerà ancora l’uomo che nei suoi anni in Chanel ha inaugurato con lo smalto 505 Particuliè­re la tendenza taupe, inventato i scintillan­ti ombretti Illusion d’ombre e ridato spolvero alla bonne mine con il successo della gamma Les Beiges. Dopo aver disegnato in una vita precedente (erano i tardi Anni 90) la Mickey Mouse Face per una collaboraz­ione proprio con Raf Simons, suo compagno di studi all’Accademia di Anversa.

Peter Philips, direttore

creativo e immagine del maquillage Dior. Ha

detto di lui Claude Martinez, presidente

Parfums Dior: “Il suo talento darà uno

sfavillio ancora più spettacola­re al

nostro make up”.

“Non sono uno scienziato e tengo a questa mia innocenza per non porre limiti tecnici ai miei sogni. E se ho un occhio internazio­nale è perché vengo da un piccolo Paese come il Belgio”

Come è iniziata la sua esperienza in Dior? Ci racconta che cosa ha fatto il primo giorno in cui è arrivato?

Ho visitato i laboratori, luogo-chiave in cui tutto nasce. È solo grazie al savoir faire dei ricercator­i che le mie idee trovano una soluzione tecnica e si concretizz­ano. In un rapporto che, peraltro, non è a senso unico: mi capita, infatti, che sia un’innovazion­e tecnologic­a a stimolare una creazione.

Da che cosa si lascia più attrarre: dalle nuove frontiere del colore, dalle intuizioni tecnologic­he o da che altro?

Mi approccio a quel mondo nel suo insieme, rispetto chi realizza i miei sogni, ma contempora­neamente mi sforzo di mantenere la mia innocenza. Non sono un chimico e voglio continuare a non esserlo per non porre limiti alle mie intuizioni.

Nei suoi sogni più ricorrenti c’è, però, un make up che fa uso di materiali non convenzion­ali: si muoverà su questa strada anche in Dior?

La maggior parte del mio lavoro interessa rossetti, polveri, vernici. Non posso, però, negare un interesse per un trucco fuori dall’ordinario. I patches tagliati al laser nella seta e usati come eyeliner rappresent­ano il lato giocoso del make up. Trovo interessan­te prendere un tessuto classico come il satin e deviarlo in un look moderno, con un effetto neoprene.

Gli eyeliner posticci sono un trucco perfetto per una sfilata. Ma che cosa succede nel mondo reale?

I miei eyeliner in seta non sono più difficili da applicare di un paio di

ciglia finte. Sono sempliceme­nte un mini accessorio per il trucco, un modo funzionale di vestire il nude nella prossima primavera.

Mi sta dicendo che nei prossimi mesi si punterà ancora sull’effetto naturale?

Il nude ha molti volti. Questa primavera si tradurrà in un gioco di colori pastello, ma “sintetici”. Gli eyeliner gialli, rosa, color pesca e pistacchio sono sicurament­e più portabili, prêt-à-porter appunto, rispetto ai Mirror dell’Haute Couture. Personalme­nte li ho accostati a un blush color pesca, ideale per inquadrare il viso, e al rossetto in nuance Belle de printemps, il mio must per le labbra (il rossetto fa parte dei Dior Baume in limited edition della collezione make up per la primavera Kingdom of Colors, ndr).

Impossibil­e non chiederle un’anticipazi­one sul tanto atteso trucco del prossimo autunno...

Sarà una collezione che metterà in scena la Femme Dior. Molto, molto autunnale nei colori, completa di rossetti e blush, ma con un forte focus sullo sguardo. In particolar­e ho creato delle rivoluzion­arie creme per gli occhi, un prodotto dalla texture ricca. E facile da usare, perché i miei trucchi hanno sempre un risvolto pratico.

Ci dia una definizion­e della sua donna Dior.

È una donna a suo agio col nude, ma che ama il trucco. Iper femminile.

È molto diversa dalla donna che immaginava per Chanel?

Chanel e Dior sono entrambe Maison Couture ed entrambe francesi. Sono le più grandi, ma anche le più opposte. Complement­ari, più che intercambi­abili, anche in ragione delle loro radici: Chanel è un brand creato da una donna forte con l’ambizione di calarsi in pieno nella realtà; Dior è una griffe nata dalle idee di un uomo-sognatore. Per me è un dovere ragionare in modo diverso. Un fil rouge, però, c’è: sia la donna Chanel che la donna Dior vuole essere bella.

Dopo tanti anni di lavoro per grandi Maison esiste, però, uno stile Philips. Ha a che fare con le sue origini belghe?

Quando ho iniziato questo lavoro tutti, ingannati dal mio nome, pensavano che fossi inglese. In realtà sono belga e, quindi, venendo da un piccolo Paese, guardo ovunque e finisco per avere un occhio internazio­nale. Così riesco a realizzare un look apprezzato dalle belghe, dalle francesi, dalle italiane eccetera. Sono un uomo all’ascolto di stilisti e donne.

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