Cat­ti­vi Pro­po­si­ti

Di Ma­ria Lau­ra Ro­do­tà

Amica - - NEWS -

e vie dell’au­to­sa­bo­tag­gio fem­mi­ni­le so­no inf­ni­te. Al­cu­ne so­no odio­se, al­tre pa­te­ti­che, al­tre an­co­ra dif­fi­cil­men­te spie­ga­bi­li. Co­mun­que ir­ri­tan­ti; co­me nel ca­so del­le don­ne che, spon­ta­nea­men­te, fe­ra­men­te, si def­ni­sco­no Milf. Milf è un ter­mi­ne da ado­le­scen­ti, co­nia­to in Ame­ri­ca e di­fu­so­si gra­zie al flm Ame­ri­can Pie del 1999. È un acro­ni­mo per Mo­ther I’d Li­ke to Fuck, ma­dre (di un ami­co, in ge­ne­re) con cui mi pia­ce­reb­be fa­re ses­so. Tut­to nor­ma­le ma, co­me di­re, per gli ado­le­scen­ti è una fa­se, per le mam­me un’idea di­sdi­ce­vo­le, quan­do non un rea­to. A ve­ni­re def­ni­ta Milf su­pre­ma, a ren­de­re glo­bal­men­te co­no­sciu­ta la pa­ro­la, fu Sa­rah Pa­lin. Nel 2008 era un go­ver­na­to­re dell’Ala­ska, era un’ul­tra­rea­zio­na­ria con cin­que fgli, fu scel­ta dai re­pub­bli­ca­ni co­me can­di­da­ta vi­ce­pre­si­den­te con il po­ve­ro John McCain, che avreb­be vo­lu­to qual­cun al­tro. Di­ven­tò fa­mo­sis­si­ma, fe­ce in se­gui­to mol­ti sol­di di­ven­tan­do una ce­le­bri­ty di de­stra, tra con­trat­ti co­me opi­nio­ni­sta te­le­vi­si­va e rea­li­ty sul­la sua vi­ta ala­ska­na. Poi i rea­li­ty so­no sta­ti can­cel­la­ti, i con­trat­ti da opi­nio­ni­sta pu­re. Pa­lin è mol­to me­no po­po­la­re e mol­to più mac­chiet­ta. Ma tut­to que­sto le no­stre Milf, se­con­do lo­ro, non lo san­no. E a chia­mar­si co­sì (lo­ro; gli al­tri, sprez­zan­ti, le chia­ma­no Mil­fo­ne) non fan­no un fa­vo­re né a se stes­se, né al­le coe­ta­nee. Pri­mo, do­po i 40 si può es­se­re in­te­res­san­ti sen­za es­se­re ma­dri. La ma­ter­ni­tà è una co­sa me­ra­vi­glio­sa, quan­do i fgli so­no pic­co­li; ma non è una le­git­ti­ma­zio­ne del­la fem­mi­ni­li­tà. Se­con­do, si può es­se­re mol­to in­te­res­san­ti sen­za do­ver usa­re i ri­chia­mi tra­di­zio­na­li del­le don­ne tra­di­zio­na­li che vo­glio­no pia­ce­re, il po­chet­ti­no di scol­la­tu­ra che emer­ge dal­la camicetta o dal gol­fno a V, i tac­chi sot­ti­li ma non al­ti, o (che la Dea ci aiu­ti) la co­fa­na in te­sta, co­me Pa­lin. Ter­zo, non ci si può def­ni­re una Milf quan­do a 45 an­ni ci si ve­ste co­me una bat­to­na. Quar­to, do­po i 50 non si è più Milf, quin­di è ri­di­co­lo ri­ven­di­car­lo. Si è cin­quan­ten­ni e, chec­ché se ne di­ca, è un’ot­ti­ma co­sa. Quin­to, c’è il so­li­to pro­ble­ma di pa­ri op­por­tu­ni­tà. Per­ché gli uo­mi­ni ul­tra­qua­ran­ten­ni con pro­le e ami­che/ami­ci del­la pro­le non ven­go­no chia­ma­ti Filf (la pa­ro­la esi­ste)? O Fil­fo­ni? Il Filf, Fa­ther I’d Li­ke to Fuck, è una pre­sen­za in mol­te vi­te. La mag­gio­ran­za è im­pec­ca­bi­le e in­con­sa­pe­vo­le. Il Filf dab­be­ne, se sa­pes­se co­sa di­co­no di lui le ami­che se­di­cen­ni del­la fglia, sa­reb­be im­ba­raz­za­tis­si­mo e av­vam­pe­reb­be quan­do det­te se­di­cen­ni at­tra­ver­sa­no il suo sog­gior­no. Il Fil­fo­ne de­pre­ca­bi­le - è mi­no­ri­ta­rio, ma esi­ste - ne è sod­di­sfat­to e più o me­no pas­si­voag­gres­si­va­men­te in­co­rag­gia le fan. For­se ha fan­ta­sie ses­suo-flo­rea­li co­me il bab­bo di mez­za età Ke­vin Spa­cey nel flm Ame­ri­can Beau­ty (for­se no, la mag­gio­ran­za guar­da trop­pi por­no in strea­ming per im­ma­gi­na­re sce­ne gen­ti­li co­me quel­la in cui Me­na Su­va­ri gia­ce co­per­ta di pe­ta­li di ro­sa). Qua­si nes­su­no, co­me nel ca­so del­le Milf ve­re e con­cla­ma­te, pas­sa al­le vie di fat­to. La que­stio­ne, si di­ce­va, è un’al­tra. Que­sti qua­ran­ten­ni (o cin­quan­ten­ni, gli uo­mi­ni non han­no bar­rie­re di età e a quell’età si sen­to­no mol­to in di­rit­to di cor­teg­gia­re don­ne con 20 an­ni in me­no, mi­ni­mo) ven­go­no def­ni­ti uo­mi­ni, an­zi­tut­to. Non pa­dri. So­no le­git­ti­ma­men­te ma­schi sen­za ave­re po­tu­to/do­vu­to ge­ne­ra­re. Non è l’es­se­re ge­ni­to­ri che li def­ni­sce, co­me suc­ce­de con le fem­mi­ne. An­che se, sem­pre più spes­so, per lo­ro, co­me è giu­sto, è ele­men­to e ruo­lo cru­cia­le. Dei fgli par­la­no di con­ti­nuo - an­che al­le don­ne che cor­teg­gia­no - e dei fgli, a vol­te, ad­di­rit­tu­ra, si oc­cu­pa­no. Ciò, se si per­se­guis­se una cer­ta sim­me­tria nel lin­guag­gio, a pen­sar­ci, li ren­de dei Fil­fo­ni. Sì, è una pa­ro­la ri­di­co­la, ma non più di Mil­fo­na. E poi. An­cor più del­la Mil­fo­na, il Fil­fo­ne è os­ses­sio­na­to dal­le sue crea­tu­re, an­che quan­do so­no ul­tra­tren­ten­ni. So­no il suo pri­mo pen­sie­ro e la sua pri­ma scu­sa per non es­ser­ci. Ba­sta sa­per­lo. E poi. A fu­ria di di­re Filf e Fil­fo­ne, in tut­ta la lo­ro ri­di­co­lag­gi­ne, for­se le Milf smet­te­ran­no di ren­der­si ri­di­co­le chia­man­do­si co­sì. Vai a sa­pe­re.

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