NA­TU­RA VI­VA

Si met­to­no in po­sa e ci par­la­no. Lo fan­no con lo sguar­do che os­ser­va fis­so l’obiet­ti­vo. Gli ani­ma­li che ve­de­te in que­ste pa­gi­ne si rac­con­ta­no gra­zie a un fo­to­gra­fo cu­rio­so del­la lo­ro bel­lez­za

Amica - - VISIONI - Te­sto Chia­ra Va­le­rio Fo­to Eric Pil­lot

Guar­do in ca­me­ra, per­ché so­no una ci­vet­ta. Fis­so, drit­to da­van­ti a me, per­ché die­tro di me c’è una stra­na fo­re­sta. Non vol­tar­ti, non vol­tar­ti mi ri­pe­to, e guar­do in ca­me­ra. L’uo­mo die­tro la ca­me­ra mi ri-guar­da. Co­me tut­ti. Per­ché so­no una ci­vet­ta. Die­tro di me c’è una stra­na fo­re­sta. Ra­mi sui qua­li è im­pos­si­bi­le sta­re, fo­glie die­tro le qua­li non ci si può na­scon­de­re e una lu­ce che non scal­da. So­prat­tut­to è stra­na la lu­ce. Ve­der­la e non sen­tir­la. Non ho mai vi­sto una fo­re­sta con­tro la qua­le si può so­lo an­da­re a sbat­te­re. Una fo­re­sta senz’aria. Guar­do in ca­me­ra e re­spi­ro. Il to­po è là, nell’an­go­lo, ed è fer­mo. Li por­ta­no co­sì, im­mo­bi­li, al­la ci­vet­ta, non so­no per me, do­vreb­be­ro dar­mi una co­scia di mon­to­ne, o di al­tro, una pe­co­ra ogni tan­to, im­mo­bi­le lei pu­re, ma og­gi mi han­no

Le­mu­re va­rie­ga­to e canne di bam­bù.

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