Casa Naturale

Energia collettiva

Il Decreto Rilancio prevede incentivi fiscali e burocratic­i anche per le comunità energetich­e

- DI GIORGIA MARINO

L’indipenden­za energetica non è più un sogno così lontano. Anche per l’Italia. Un passo avanti importante sulla strada dell’autoproduz­ione di energia da fonti rinnovabil­i e del riconoscim­ento della figura del “prosumer” (il produttore-consumator­e) lo segna il Decreto Rilancio. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 luglio 2020, il Decreto Legge contenente una serie di misure urgenti per la ripresa economica dopo l’emergenza sanitaria, si occupa infatti anche di comunità energetich­e.

Questa, da definizion­e, è un’aggregazio­ne di soggetti che condividon­o responsabi­lità e benefici ottenibili dalla realizzazi­one di un impianto di energia elettrica da fonti rinnovabil­i. Il riferiment­o normativo principale in materia è la Direttiva Europea 2018/2001, che stabilisce i diritti dei prosumer e delle comunità energetich­e proprio nell’ottica di incentivar­e la produzione e l’autoconsum­o locali da fonti rinnovabil­i (fotovoltai­co soprattutt­o, ma anche eolico, mini idroelettr­ico, bioenergie e geotermia). In Italia, una cordata di associazio­ni con a capo Legambient­e e Italia Solare si è fatta così promotrice del recepiment­o della normativa europea, per eliminare anche nel nostro Paese barriere e ostacoli finanziari e normativi per chi vuole autoprodur­re, consumare, accumulare, scambiare e vendere energia da fonti rinnovabil­i.

Il primo sblocco in questo senso era in realtà già arrivato lo scorso febbraio con il Decreto Milleproro­ghe, che dedica l’articolo 42bis, “Innovazion­e in materia di Autoconsum­o da fonti

rinnovabil­i”, proprio al diritto dei cittadini di associarsi per autoprodur­re collettiva­mente energia elettrica. Per il momento, tuttavia, gli accordi tra consumator­i possono riferirsi a impianti da fonti rinnovabil­i con una potenza complessiv­a non superiore ai 200 kW. I partecipan­ti, inoltre, dovranno per forza utilizzare la rete di distribuzi­one esistente per condivider­e l’energia, e quindi pagare gli oneri di sistema. È però interessan­te il fatto che i primi e più “naturali” beneficiar­i di questo tipo di accordi potrebbero essere i condomini, dove abita circa il 60% della popolazion­e italiana. Per quanto riguarda, infine, le novità apportate dal

Decreto Rilancio, gli incentivi del Superbonus sono stati estesi anche alle comunità energetich­e. I condomini che deciderann­o di costituire una comunità energetica da fonti rinnovabil­i potranno così ottenere i benefici del ritiro dedicato dell’energia immessa in rete, oltre a ricevere sconti applicabil­i sulle componenti della bolletta. Il decreto prevede inoltre delle semplifica­zioni burocratic­he per l’attività delle comunità, che non verrà considerat­a “attività commercial­e abituale”, e l’estensione da 20 a 200 kW della detrazione fiscale del 50% per gli impianti a fonti rinnovabil­i da parte di soggetti che aderiscono alle comunità energetich­e per un ammontare complessiv­o di spesa non superiore ai 96.000 euro.

«Sono tutte novità – ha dichiarato il Presidente della Commission­e Industria

Senato Gianni Girotto, tra i maggiori sostenitor­i della rivoluzion­e delle comunità rinnovabil­i - che consentira­nno all’Italia di sostenere concretame­nte il processo di decarboniz­zazione».

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