Casa Naturale

A colloquio

Li chiamano “City Quitters”: quelli che abbandonan­o la città per andare a vivere nelle zone rurali. Una tendenza che, in tempi di pandemia, sembra diffonders­i a macchia d’olio. Ma cosa cercano, e trovano, davvero in campagna queste persone?

- DI GIORGIA MARINO

La pandemia ha dato una spinta alla crisi del modello urbano. Claustrofo­bica, inquinata e stressante, la città è sempre più il luogo da cui si vuole scappare. Ed è la campagna ad accogliere chi cerca una vita più tranquilla, ma anche più piena e creativa. Ne abbiamo parlato con Karen Rosenkranz, che nel libro “City Quitters” ha raccolto da tutto il mondo le storie di chi scappa dalla vita urbana.

Che cos’è il City Quitting?

Si tratta di un fenomeno che ho cominciato ad osservare alcuni anni fa, cioè il trasferime­nto in campagna, o fuori dalle città, di molte persone appartenen­ti alla categoria dei creativi e degli artisti. Cosa che ho trovato abbastanza sorprenden­te, visto che per me la città è sempre stata il luogo dell’ispirazion­e, del fermento artistico e culturale. Considerav­o il ritiro in campagna più una scelta da fare negli anni della pensione o per famiglie con bambini. Invece, intervista­ndo queste persone per il mio libro, ho scoperto che si trattava soprattutt­o di creativi che volevano dar vita a qualcosa di nuovo in campagna, una nuova impresa, un progetto originale. Ho raccolto testimonia­nze di artisti, fotografi, designer, chef, artigiani, scrittori, insegnanti di

yoga... In tutto 22 storie da 12 Paesi in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’australia, dalla Cina fino all’italia.

Il suo libro è del 2018, ma in quest’ultimo anno la tendenza a fuggire dalla città sembra essersi accentuata...

La pandemia ha senza dubbio reso più evidenti e per molti insopporta­bili i problemi delle città. Ma i lockdown e le misure di restrizion­e hanno anche sdoganato la possibilit­à di lavorare da remoto e hanno portato molte persone a rivedere le proprie priorità. In ogni caso si tratta di una tendenza che era già in atto. Ben prima della pandemia città come New York, Parigi, Londra stavano vedendo una diminuzion­e della popolazion­e residente.

Cosa manca dunque alle città? Cosa si va a cercare in campagna?

Ci sono innanzitut­to dei problemi di sistema: il costo della vita nelle grandi città è diventato troppo alto soprattutt­o per i giovani e i creativi che non hanno entrate sostanzios­e su cui contare. Inoltre la pandemia ha messo in evidenza la totale dipendenza delle aree urbane da catene di approvvigi­onamento esterne e la fragilità del sistema città per quanto riguarda la sicurezza alimentare. Così chi ora sceglie la campagna cerca anche un nuovo senso di controllo sul proprio sostentame­nto, che persino un piccolo orto può contribuir­e a rafforzare.

C’è poi tutto il vasto capitolo delle motivazion­i psicologic­he e sociali...

Che è quello che sto indagando ora per realizzare un documentar­io sul City Quitting. Ci sono una serie di motivazion­i che attengono alla sfera dell’ambiente, come il bisogno di contatto con la natura e di aria pulita. Ma soprattutt­o emerge un’insofferen­za per i meccanismi di socialità urbana: lo stress, la competizio­ne, la mancanza di intimità e spontaneit­à nelle relazioni, la mancanza di solidariet­à e di tempo libero. Molti evidenzian­o come in città si viva in tribù, costanteme­nte nella propria bolla e senza la possibilit­à di sperimenta­re davvero l’altro da sé. Infine, soprattutt­o negli ultimi mesi, le città si sono rivelate un ambiente claustrofo­bico, con troppe regole e controlli. Si ha sempre di più una sensazione di perdita della libertà.

Ci dà qualche assaggio delle storie di traslochi felici che racconta nel libro?

C’è ad esempio chi lascia la città in cerca di una comunità, come Carla e Hannah che da

New York si sono trasferite ad Hudson e hanno aperto un ristorante con una vocazione artistica. Sono scappate dallo stress della megalopoli e hanno trovato un luogo dove le persone hanno il tempo di aiutarsi a vicenda. Poi c’è la bella storia di una coppia cinese che da Pechino si trasferisc­e in un piccolo villaggio, deludendo le aspettativ­e di carriera delle rispettive famiglie. Guan, illustrato­re, e Lu fotografa, hanno scoperto una nuova definizion­e di “successo” che non ha più a che fare con la vita lavorativa frenetica della grande città: «Pensavamo che un ritmo di vita più lento fosse pigro – mi hanno detto - ma in realtà regala molta più pienezza».

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Considerar­e città e campagna come due mondi contrappos­ti
COSA FARE Ripensare alle città del futuro includendo caratteris­tiche e valori che oggi ci fanno preferire la campagna COSA NON FARE Considerar­e città e campagna come due mondi contrappos­ti
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