Casa Naturale

IL SOGNO SBARCA IN CITTÀ

- DI MARIA CHIARA VOCI E SARA POGGIO

Uno o tanti piani. Tutti in legno. In campagna, nel centro cittadino o in quartieri green dalle dimensioni ridotte, la bioedilizi­a trova nuovi spunti.

Dalla villa sostenibil­e immersa nella quiete di un paesaggio bucolico e naturale al quartiere in città: l’edilizia in legno è di fronte a una nuova sfida. Che sarà quella di rispondere all’esigenza di un numero crescente di persone che abitano in contesti urbani, ma non per questo vogliono rinunciare al desiderio di un quartiere green e che fa bene all’ambiente

In Italia, la casa in legno è il grande desiderio da coronare per un numero crescente di famiglie, che non vedono l’ora di vivere nella propria dimora mono o bifamiliar­e green. Una costruzion­e sostenibil­e (almeno nelle intenzioni). Spesso realizzata con tecnologia a telaio, ma in misura crescente anche in X-lam. Bella nel design, confortevo­le negli spazi, veloce da realizzare e sicura, anche se in zona sismica. Dall’estero, però, si affaccia anche nel nostro Paese una sfida più grande. Che è tutta racchiusa in pochi interrogat­ivi “retorici”. Se la casa in legno diventasse anche il sogno da far uscire dal cassetto di chi vive in un palazzo di città o in un quartiere immerso nel centro o nell’hinterland di una grande metropoli?

Perché non pretendere, anche in ambito urbano o periurbano, il medesimo livello di sicurezza, comfort e salubrità che promette una villa in bioedilizi­a?

Lo spunto arriva dall’europa. Dal mercato edile dei Paesi del Nord, dove imprese e progettist­i sono impegnati in interventi di grande portata e che riguardano la riconversi­one di porzioni ampie di città edificate in legno. Nonché dai palazzi politici del Governo europeo, perché è stata proprio la presidente della Commission­e Ue

Ursula von der Leyen a spezzare una lancia per la crescita delle costruzion­i in legno, nell’ormai famoso discorso pronunciat­o il 16 settembre scorso di fronte al Parlamento europeo, in cui riferendos­i alla necessità di trasformar­e il patrimonio costruito e mitigarne l’impatto sull’ambiente, ha esplicitam­ente detto: «gli edifici in cui viviamo e lavoriamo producono più del 40% delle emissioni. Devono diventare meno dispendios­i e costosi e più sostenibil­i. Sappiamo che il settore delle costruzion­i può essere trasformat­o da una fonte di carbonio in un ‘serbatoio’ di carbonio se usiamo materiali costruttiv­i come il legno e impieghiam­o le smart technologi­es. Le nostre nuove generazion­i devono dare il via a un’onda europea di ristruttur­azione e rendere L’UE leader dell’economia circolare».

Ma cosa significa usare il legno come riserva di C02? Sempliceme­nte assecondar­e questo tipo di costruzion­i, gettando le basi per spingere alla piantumazi­one di alberi, sostenendo la nascita di una filiera di lavorazion­e del grezzo più solida e ampia e arrivando così a generare un impatto positivo sull’ambiente. Perché se è vero che ogni albero è in grado di catturare tra i 10 e 30 chili di CO2 all’anno e la riduzione dell’anidride carbonica è la base per la lotta al cambiament­o climatico, il meccanismo che si può creare è virtuoso. Una reazione a cascata che deve, tuttavia, essere innescata: non basta lasciare la palla in mano al mercato. Le azioni per la nascita di quartieri e città in legno vanno pianificat­e e sostenute. L’impegno dell’europa, su questo fronte, c’è. La politica in Italia?

 ??  ??
 ??  ??
 ??  ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy