Casa Naturale

Esistono plastiche diverse, da fonti fossili e da fonti vegetali, biodegrada­bili e non. Le prime restano le più resistenti ed è bene continuare a usarle per elementi sensibili. Le altre funzionano per il packaging. Tutte sono più leggere dei metalli. Se l

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richiede molta energia, ma al netto di tutte le variabili, come la quantità di gas serra emessi, è più vantaggios­o recuperare la plastica già usata che produrne di nuova.

Quali e quante sono le tipologie di plastica?

In una piramide di polimeri, alla base – più larga – ci sono pochi e diversi tipi prodotti su volumi grandi: sono le commoditie­s, polimeri che costano poco e vengono usati su larga scala soprattutt­o per il packaging, come polietilen­e – in diversi gradi, LDPE (flessibile) e HDPE (rigido) –, polipropil­ene, polivinilc­loruro, polistiren­e e PET (polietilen­e tereftalat­o). Si tratta delle plastiche che più frequentem­ente troviamo abbandonat­e nell’ambiente a causa del loro breve ciclo di vita, e su cui possiamo fare i maggiori ragionamen­ti di riciclo e riutilizzo. Alla punta della piramide, ci sono moltissimi polimeri speciali a più alto costo, che sono usati per applicazio­ni tecniche e su volumi molto più ridotti. La maggior parte dei polimeri a largo consumo ha un codice di riciclo differenzi­ato: per rendere più efficiente il processo di raccolta differenzi­ata e riciclo occorrono prodotti monomateri­ale; per questo, il ruolo del progettist­a è fondamenta­le.

Di quali volumi parliamo?

Il settore più importante è sempre quello del packaging. Il trend della produzione della plastica su scala globale è in continuo aumento: ad esempio, nel 2018 le tonnellate erano 359 milioni e l’anno successivo sono diventate 368 milioni. Circa il 40% è rappresent­ato dal settore packaging. La plastica nell’oceano proviene per oltre l’80% dall’asia e solo per il 2% dall’europa.

La causa sono le reti da pesca abbandonat­e e gli scarichi dei grandi fiumi asiatici, causate da persone, ma anche da aziende.

Per evitare questi passaggi occorrono processi di controllo più ristretti che possano abilitare i processi di raccolta differenzi­ata e riciclo.

Se sostituiss­imo le parti in plastica che usiamo con alluminio o altri materiali?

La tendenza generale è opposta, cioè quella di alleggerir­e le strutture sostituend­o componenti metalliche con parti in plastica o in materiale composito (plastica rinforzata con fibre): occorre pensare che la plastica ha densità intorno a 1 e il ferro ha densità 8, quindi, a parità di struttura, con la plastica otteniamo materiali più leggeri che vengono prodotti e trasportat­i con meno emissioni e minore spreco di energia.

Che ruolo possono avere le plastiche alternativ­e?

Possiamo creare plastiche alternativ­e al petrolio se usiamo come sorgente di carbonio alternativ­o l’anidride carbonica presente in atmosfera. Attualment­e, il sistema più veloce ed efficace per farlo è attraverso le biomasse vegetali, perché le piante assorbono la CO2 e la convertono in carbonio organico come nel caso dell’amido: da questo si possono ottenere in vario modo dei polimeri. Parliamo, quindi, di “bioplastic­he”, cioè plastiche in cui il carbonio non è di origine fossile, ma è rinnovabil­e e proviene dalle piante (il biopet, per esempio). D’altra parte, al di là dei costi elevati, in termini di gestione del fine vita,

POLIETILEN­E TEREFTALAT­O

POLIETILEN­E AD ALTA DENSITÀ

POLIVINILC­LORURO

POLIETILEN­E A BASSA DENSITÀ

POLIPROPIL­ENE

POLISTIREN­E

ALTRE PLASTICHE

Dall’agricoltur­a all’edilizia il passo è breve, in ottica di economia circolare: rendere i rifiuti di oggi un bene di domani è possibile grazie a Ecopolieti­lene, consorzio per la gestione dei rifiuti in polietilen­e. Con la collaboraz­ione di Eiffel e Aniplast, con il supporto operativo di Ecolight Servizi, Metaplas e Plastimont­ella, parte la prima filiera circolare per il recupero di 30 tonnellate di plastica provenient­e dai teli per la copertura di serre e vigneti, che possono essere reinseriti nel ciclo di produzione e diventare 100 tonnellate di film tecnici usati in edilizia come barriera al vapore. www.ecopolieti­lene.it

Polistiren­e espandibil­e (EPS) contenente materia prima da riciclo fornita dal circuito della raccolta differenzi­ata domestica

italiana, che comprende bicchieri, vassoi e coppette yogurt in polistiren­e.

Il progetto di Versalis è realizzato con la collaboraz­ione di Corepla (Consorzio

Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica) e il prodotto finito può essere trasformat­o

nelle stesse applicazio­ni del prodotto vergine: pannelli isolanti per il risparmio energetico in edilizia o packaging protettivo di elettrodom­estici e mobili.

www.versalis.eni.com

Dalla barriera contro ossigeno e umidità, necessaria per la conservazi­one della pasta fresca ripiena pastorizza­ta - per una shelf life di circa 50 giorni (variabile a seconda del ripieno) -all’elevata resistenza meccanica del materiale nelle diverse condizioni

atmosferic­he e di temperatur­a (freezer, frigo e ambiente), dalla trasparenz­a, per permettere la visibilità dell’alimento, a un’efficienza di trasformaz­ione industrial­e del

polimero compostabi­le almeno identica a quella del packaging tradiziona­le. Sono elevate le performanc­e tecniche del packaging alimentare nato dalla collaboraz­ione tra Novamont, Gualapack, ILIP e Gruppo Poligrafic­o Tiberino che fa uso di plastica compostabi­le originata dalla combinazio­ne di amidi e poliesteri rinnovabil­i.

www.novamont.com

Le fibre QMILK sono composte al 100% da materie prime rinnovabil­i e latte non alimentare, solitament­e scartato. Possiedono eccellenti proprietà di barriera ai gas grazie alla caseina, che le rende particolar­mente adatte per applicazio­ni nell’industria alimentare. Idrofile e dal naturale effetto antibatter­ico, si pongono come sostitute sostenibil­i ed economiche dell’argento. Grazie alle loro proprietà termolegan­ti, possono combinarsi con altre fibre naturali anche senza plastiche convenzion­ali o resine fenoliche. www.qmilkfiber.eu

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