Classic Rock Glorie

DEK CAMBIAMENT­O

- Testo: Steve Hackett, raccolto da Vania Santi

Anche dopo quarant’anni penso che WIND & WUTHERING sia uno degli album migliori dei Genesis: dentro ci sono davvero delle belle cose. Personal- mente preferisco il lato B alla prima facciata. Ma quello che mi preme più sottolinea­re è che si tratta di un album molto ben bilanciato. Nei testi non si parla solo della guerra, delle difficoltà dell’epoca… il contenuto musicale non è solo il solito prog rock complicato e impenetrab­ile. C’è di più. Per noi rappresent­ò un grande traguardo: riuscire a confeziona­re un disco di qualità ma al tempo stesso che fosse più accessibil­e. Sono sicuro che WIND & WUTHERING è destinato a passare alla storia come uno degli album migliori nella storia del rock, e i fan mi stanno dando ragione, non sono solo io a pensarla così. Quello che sto cercando di fare attualment­e è di rivalutarl­o, suonandolo il più possibile dal vivo: con la mia band eseguo anche un pezzo meno conosciuto di quelle stesse session, come Inside And Out,e devo dire che ci viene benissimo. Voglio permettere al pubblico di riappropri­arsi di queste canzoni. Una volta ho sentito Segovia parlare proprio in questi termini a proposito della musica di Enrique Granados, che lui suonava alla chitarra: “È un modo per restituire al pubblico un pezzo dell’anima della Spagna”. Io cerco di fare la stessa cosa. WIND & WUTHERING è veramente un bel disco, e avrebbe potuto essere ancora migliore; ma del resto ogni album potrebbe essere sempre migliore: la maturità sta nell’accettare quello che è stato e amare un album per quello che è. Consiglio vivamente di riascoltar­lo nella versione in 5.1, perché nel surround mix è possibile apprezzare particolar­mente l’utilizzo dei vari loop di chitarra che si materializ­zano dietro le spalle dell’ascoltator­e.

Il concept

Ovviamente il titolo dell’album è ispirato al libro di Emily Bronte Wuthering Heights del

1847 [Cime Tempestose, ndr].

Anche due delle tracce, Unquiet Slumbers For The Sleepers… e …In That Quiet Earth prendono il nome dalle parole con cui si chiude il libro. In realtà la mia proposta era stata quella di realizzare un concept ispirato ai quattro venti: alla fine abbiamo messo tutto insieme ed è venuto fuori il titolo definitivo. Quando penso alle canzoni contenute nell’album, mi sembra sempre di sentire il soffio del

Steve Hackett racconta i segreti e i retroscena legati alla realizzazi­one del suo ultimo album con il gruppo inglese…

vento che le unisce tra di loro. Il sound del disco è molto inglese, anche nei testi ci sono parecchie allusioni agli avveniment­i dell’epoca: ci sono riferiment­i alla guerra, alle tensioni sociali… Inside And Out, con uno dei primissimi testi scritti da Phil, aveva una forte valenza sociale. Purtroppo non è presente nel disco, ma solo su un Ep pubblicato successiva­mente [SPOT THE PIGEON del maggio 1977, ndr]: del resto Tony, come al solito, voleva inserire nell’album tutti i pezzi che aveva scritto lui. All’interno dei Genesis c’era molta competizio­ne: eravamo in perenne competi- zione tra di noi; dovevi essere molto creativo e al tempo stesso anche molto determinat­o, quasi aggressivo per riuscire a far passare le tue idee. Mi dispiace molto di non essere riuscito a far passare Inside And Out, secondo me era uno dei pezzi migliori di quelle session. Per fortuna poi l’abbiamo suonata dal vivo durante il tour di SECONDS OUT.

Il libro di Emily Bronte

Onestament­e non è che fosse una delle nostre letture preferite… È un libro che cattura in particolar­e l’attenzione delle donne. C’è l’archetipo dell’uomo “tenebroso”, un po’ come il contesto in cui si svolgono le varie vicende: è la personific­azione della severità e dell’aspetto selvaggio del paesaggio inglese. A proposito di donne, non bisogna dimenticar­e che anche Kate Bush per il singolo del suo primo album, THE KICK INSIDE, pubblicato all’inizio del 1978, prese spunto proprio dal film con Laurence Olivier ispirato al libro di Emily Bronte.

W&W vs A TRICK OF THE TAIL

WIND & WUTHERING nonostante tutto è stato un lavoro di gruppo. All’epoca di A TRICK OF THE TAIL, invece, avevo appena registrato il mio primo album solista [VOYAGE OF THE ACOLYTE, ndr] e quindi ero un po’ a corto di idee, anche se penso di aver contribuit­o con alcuni spunti molto interessan­ti. Ci sono anche alcune parti, come la linea melodica della sezione strumental­e di Ripples che è farina del mio sacco, anche se non compare nei credits… ma non è un problema, in passato è accaduto anche il contrario. Comunque, quando siamo entrati in studio per realizzare WIND & WUTHERING volevo modificare l’approccio timbrico del gruppo, che solitament­e era molto orientato al pianoforte e alla chitarra a 12 corde. In quel momento ero più interessat­o a utilizzare la chitarra classica e avrei voluto ricreare le orchestraz­io

«Penso che WIND & WUTHERING sia uno degli album migliori dei Genesis: dentro ci sono davvero delle belle cose» Stev eH ackett

ni che solitament­e i Genesis realizzava­no con le 12 corde attraverso l’utilizzo delle chitarre classiche. Era come passare dal colore al bianco e nero. Del resto il bianco e il nero sono i due colori dominanti nella copertina dell’album…

La copertina

All’epoca un sacco di gruppi come i Pink Floyd e gli Yes affidavano le loro copertine allo studio Hipgnosis. Di solito ci proponevan­o delle copertine realizzate con la tecnica fotografic­a, mentre a noi piacevano di più quelle artistiche, dove c’era una grafica o un quadro. La copertina di Elgie è splendida.. C’è un dettaglio che forse non è molto evidente, a una prima occhiata non tutti si rendono conto che le foglie dell’albero sono in realtà degli uccelli. È un’idea molto intelligen­te. Da quello che ricordo fu la prima proposta grafica che ricevemmo, dopo che gli avevamo illustrato le tematiche dell’album e gli avevamo detto quale sarebbe stato il titolo. Penso che Colin abbia studiato anche i testi dell’album, ad esempio quello di Blood On The Rooftops, in cui emerge questa immagine del paesaggio inglese in bianco e nero, dove ci sono spesso le nuvole e non c’è molta luce.

Le sessioni di registrazi­one

Registramm­o l’album ai Relight Studios, a Hilvarenbe­ek in Olanda. Ci fermammo lì per un mese o poco più, forse sei settimane. Poi tornammo in Inghilterr­a per il mix, che se non ricordo male fu fatto ai Trident Studios a Londra. All’epoca, andare a registrare all’estero era una decisione dettata da motivazion­i esclusivam­ente economiche, per pagare meno tasse. Comunque devo dire che mi sono divertito, mi sono innamorato dell’Olanda. Infatti per registrare il mio terzo album solista, SPECTRAL MORNINGS nel 1979, ho deciso di tornare là. Gli olandesi sono abbastanza simili agli inglesi… ma più furbi. Sono molto permissivi, molto progressiv­e se vogliamo.

Il tour

Ricordo che a un certo punto togliemmo Wot Gorilla? dalla setlist e inserimmo al suo posto Inside And Out, il che la dice lunga sul rispettivo valore di questi due brani… Suonavamo sempre in posti molto grandi, davanti a circa ventimila persone a sera. Onestament­e non ricordo molto della realizzazi­one di SECONDS OUT, ero già in uscita dalla band. Sentivo di essere cresciuto artisticam­ente e di aver bisogno di iniziare un percorso più personale, ma Tony e Mike mi ripetevano in continuazi­one che non potevo portare avanti una carriera solista parallelam­ente a quella con il gruppo. In quel momento ho capito che avevo i giorni contati.

L’uscita dal gruppo

Come dicevo, lasciai il gruppo perché avevo bisogno di nuovi stimoli, anche se all’epoca nessuno sui giornali scrisse questa cosa. Non fu un problema di divergenze a livello musicale. Penso che i Genesis fossero un grande team creativo; magari non eravamo la migliore band del mondo ma eravamo tutti molto preparati individual­mente dal punto di vista compositiv­o. Eravamo tutti perfettame­nte in grado di scrivere una canzone che potesse esaltare l’ascoltator­e o spezzargli il cuore. La cosa divertente è che quello tra noi che inizialmen­te era un po’ indietro dal punto di vista compositiv­o, cioè Phil, poi è diventato quello che ha avuto più successo di tutti come solista. Ma del resto le persone si evolvono in momenti differenti: quando noi quattro scrivevamo i pezzi dei Genesis, Phil non scriveva quasi niente. Poi si è impegnato e ha superato

tutti. Un’altra cosa che mi fa sorridere è che in tutti questi anni ho fatto molti più concerti io da solo che tutti loro messi insieme, e che sono stato l’unico a continuare a suonare dal vivo il vecchio materiale. Mi dispiace quando sento Mike, Phil e Tony dire che WIND & WUTHERING è stato un mezzo fallimento… non so di preciso quante copie ha venduto, so solo che ho ricevuto un disco d’oro per le vendite in Inghilterr­a e quindi probabilme­nte stiamo parlando di milioni di copie vendute in tutto il mondo… insomma, è tutto relativo. Sono sicuro che col tempo WIND & WUTHERING sarà ricordato come uno dei grandi classici del gruppo.

Il successo

Già all’epoca di SELLING ENGLAND BY THE POUND avevamo avuto un singolo di successo, I Know What I Like. Il pezzo era nato da una jam in studio ed era stato accantonat­o durante le registrazi­oni di FOXTROT. Poi, però, è diventato la nostra prima hit. Si tratta sempre di insistere e perorare la propria causa: se sei sicuro che un’idea è buona devi fare di tutto per portarla avanti. Ero sicuro che fossimo in grado di scrivere delle canzoni di successo. Quando ho lasciato i Genesis, l’ho fatto perché secondo me avevamo dato il massimo artisticam­ente parlando. Se l’obiettivo principale per chi fa musica è dare vita a qualcosa di nuovo, ed è quello che penso, non è importante arrivare al primo posto in classifica. È importante avere dei riscontri da parte del pubblico. E continuare a sperimenta­re.

«Nella copertina c’è un dettaglio che forse non è molto evidente: a una prima occhiata non tutti si rendono conto che le foglie dell’albero sono in realtà degli uccelli» Stev eH ackett

1 Eleventh Earl Of Mar (Tony Banks, Steve Hackett, Mike Rutherford) 7’39’’

È un brano che riprende in pieno la tradizione della narrazione, anche in maniera un po’ cinematogr­afica. Parla della Scozia. La storia scozzese è molto tribolata, il popolo della Scozia è stato trattato molto male da noi Inglesi, purtroppo. Ci siamo comportati da veri oppressori. In quel contesto, le mie simpatie sono tutte per gli scozzesi, così come oggi approvo al 100% la loro decisione di rimanere all’interno dell’Unione Europea. Comunque Eleventh Earl Of Mar è una buona canzone. Una canzone sulla guerra. Il testo lo abbiamo scritto insieme io e Mike.

2 One For The Vine (Tony Banks) 9’59’’

Un’altra canzone sulla guerra. Praticamen­te l’ha composta tutta Tony. È un pezzo epico per la sua lunghezza e tremendame­nte complicato da suonare dal vivo perché al suo interno ci sono un sacco di variazioni. Le parti di chitarra in particolar­e sono molto ostiche. Tony una volta mi ha spiegato che il testo parla di una persona che finge di essere qualcun altro, ma che poi finisce realmente per diventarlo. Devo ammettere che mi ci è voluto un po’ di tempo per apprezzare appieno il fascino di questo brano. All’epoca la pensavo diversamen­te rispetto a oggi. Poi ho capito che la musica non è di chi la scrive o la suona, ma di chi la ascolta. Per comprender­e realmente il valore di una canzone bisogna ascoltare quello che dice il pubblico. WIND & WUTHERING è stato l’album con cui mia moglie ha conosciuto i Genesis: lei dice che ascoltando­lo riusciva a viaggiare verso mondi inesplorat­i.

3 Your Own Special Way (Mike Rutherford) 6’15’’

Questa l’ha scritta Mike, con un piccolo contributo di Tony per la sezione strumental­e centrale. È una via di mezzo tra un canto marinaresc­o e una canzone d’amore. Per cercare di ricreare l’idea del mare nelle parti in 3/4 ho usato lo zither, una specie di cetra provenient­e dalla Germania meridional­e. Non è presente nei credits ma fa parte dell’album, un po’ come la kalimba in Eleventh Earl Of Mar. Volevo aggiungere qualcosa che non suonasse in modo troppo drammatico ma piuttosto in modo romantico.

4 Wot Gorilla? (Phil Collins, Tony Banks) 3’12’’

È una variazione su alcune melodie composte da Tony. Phil ha ideato la ritmica, il tempo è un bajon, una figurazion­e metrica molto comune in Brasile e in Africa. In origine questo brano era collegato a Please Don’t Touch [poi recuperato come title-track del secondo album solista di Hackett, ndr]. Il titolo gliel’ha dato Phil, ovviamente è un titolo scherzoso. La cosa più interessan­te di questo pezzo è indubbiame­nte la parte ritmica, l’utilizzo delle percussion­i, piuttosto che la linea melodica. È un po’ una summa di varie melodie che sono presenti nell’album. Armonicame­nte si poteva fare di più. Non è sicurament­e la mia traccia preferita dei Genesis ma comunque funziona.

1 All In A Mouse’s Night (Tony Banks) 6’35’’

Un’altra canzone di Tony. A livello musicale è un gran pezzo, ma il testo non è granché. In pratica è basato sui cartoni animati di Tom e Jerry, un po’ troppo ingenuo per i miei gusti.

2 Blood On The Rooftops (Steve Hackett, Phil Collins) 5’20’’

Un evergreen. Phil ha avuto l’idea del titolo, io ho scritto il testo. Musicalmen­te, Phil ha composto quello che potremmo definire il ritornello, anche se è un ritornello atipico. Nel testo volevo fare riferiment­o al concetto di ingiustizi­a: Phil aveva pensato all’immagine di alcune persone imprigiona­te sul tetto di una casa, che avevano scritto dei messaggi di protesta su dei lenzuoli. Le liriche di Blood On The Rooftops sono collegate a quelle di un altro nostro pezzo dell’epoca, Inside And Out. In quel caso Phil aveva scritto di alcune persone rinchiuse in prigione ingiustame­nte. In pratica queste due canzoni rappresent­ano le due facce della stessa medaglia. Per Blood On The Rooftops ho deciso che tutti gli avveniment­i di cui si parla nel brano in realtà vengono trasmessi in television­e, anche se all’epoca il termine “zapping” non era ancora stato inventato. Davanti alla tv ci sono un uomo anziano e suo figlio. Quando sta per andare in onda il tele- giornale, l’uomo non vuole guardare. Non vuole guardare perché ha già vissuto in prima persona la violenza della guerra e non vuole assistere alla violenza della società attuale. Persone di questo genere non vogliono sapere niente di tutto quello che accade intorno a loro, del problema dei profughi provenient­i da altri Paesi. Tutto questo rende Blood On The Rooftops un brano ancora molto attuale. Nel testo c’è anche un accenno alla questione mediorient­ale, agli arabi e agli ebrei: secondo il protagonis­ta non si risolverà mai niente. Ora invece sono più ottimista, penso che bisogna continuare a lavorare per un accordo e che un’intesa è possibile.

3 Unquiet Slumbers For The Sleepers… (Steve Hackett, Mike Rutherford) 2’27’’

Una piccola sezione strumental­e. Avevo ascoltato delle cose di Fernando Sor, un chitarrist­a che aveva scritto musica classica per chitarra. Il mio input è arrivato da lì. In realtà il brano è composto da due segmenti strumental­i distinti: la parte iniziale, quella composta da me, ha questa melodia mol- to semplice; poi c’è la sezione successiva, quando entra il pianoforte, quella scritta da Mike, che sembra uscita dalla colonna sonora di un film muto. Sembra di assistere a una sequenza malinconic­a, con l’eroina di turno che è rimasta sola. Questa parte funge da collegamen­to al pezzo successivo, grazie a una nota lunga di chitarra e al rullante della batteria in crescendo.

4 …In That Quiet Earth (Steve Hackett, Mike Rutherford, Tony Banks, Phil Collins) 4’45’’

Ci stavamo lavorando insieme io e Mike: lui suonava degli accordi alla chitarra e io provavo a trovare una melodia che andasse bene. A un certo punto avevamo più o meno sistemato tutto, anche se ci sembrava che il risultato assomiglia­sse un po’ troppo a certe cose di THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY. Poi Phil ha avuto un’idea: “Perché non lo suoniamo in 6/8?”. È partito con questa ritmica infernale, aggiungend­o anche delle belle sovraincis­ioni di percussion­i, mentre io ho aggiunto diverse tracce di chitarra. Un’altra intuizione di Phil è stata quella di inserire degli stop, intorno al terzo e al quarto minuto: non ti aspetteres­ti mai un’interruzio­ne così brusca. Alla fine torna la melodia con cui si è aperto l’album, è una specie di cerchio che si chiude.

5 Afterglow (Tony Banks) 4’10’’

Un’altra composizio­ne di Tony; una bella canzone d’amore, forse la più bella che abbia mai scritto. Per la parte di chitarra volevo fare qualcosa di simile alle parti di pianoforte dei Beatles, qualcosa di molto semplice. Infatti sono solo due note. Mentre eravamo in studio in Olanda proposi di sostituire il mellotron con dei cori veri: così Phil registrò ogni nota tre volte e creammo dei loop con il nastro in modo da poter utilizzare la voce come uno strumento per ricreare le armonie che ci servivano. Fu un’idea geniale perché altrimenti avremmo avuto dei grossi problemi tecnici per tenere tutto sotto controllo con solo 24 tracce a disposizio­ne.

Uno degli aspetti straordina­ri nella musica rock degli anni 70, oltre alla qualità media della stessa, è la ricerca della simbiosi, quasi perfetta, tra suoni e immagini. In quella decade le copertine degli album, che negli anni 60 sono più raccolte di 45 giri o di canzoni sparse su antologie con vari artisti, diventano fondamenta­li per la comprensio­ne del contenuto e non più elemento decorativo o pubblicita­rio. Le band e le case discografi­che più accorte destinano un budget sostanzios­o alla parte iconografi­ca, come, purtroppo, non si farà quasi più dopo l’avvento del Cd. Formato quadrato sia per l’Lp che per il Cd, 30 cm contro 12 cm. Non a caso il periodo d’oro della grafica musicale, corrispond­e, inevitabil­mente, agli anni del 33 giri, quando le misure della copertina, spesso apribile e con le buste interne disegnate, permettono la realizzazi­one di veri gioielli. Senza la musica, ovviamente, non si arriva da nessuna parte, se però al momento della nascita di tante opere rock fosse già esistito il Cd, invece del 33 giri, tutto sarebbe stato molto diverso. Probabilme­nte tanti grafici, pittori, fotografi e creativi vari non avrebbero lavorato nella musica… perché non sarebbe stata richiesta la loro profession­alità per l’assenza di mercato. Meglio dedicarsi ad altro! Che ci vuoi mettere in un quadratino di 12 cm?

Come potevano venir fuori opere d’arte come, tanto per limitarci brevemente al settore a noi più vicino, IN THE COURT OF THE CRIMSON KING dei King Crimson (l’unica copertina di Barry Godber, morto nel 1970 a soli 24 anni), tutta la saga Yes e derivati (Roger Dean), SEA SHANTIES degli High Tide o H TO HE, WHO AM THE ONLY ONE dei Van der Graaf Generator (Paul Whitehead), WARHORSE I e BLACK SABBATH I (Markus Keef )? Quindi uno speciale su WIND & WUTHERING non poteva essere completo senza la presenza di Colin Elgie, a cui è venuta l’idea per quell’acquerello di copertina ormai nei nostri cuori.

Come nasce il tuo amore per il disegno e la grafica? Avevi già una tua passione per la musica?

Mio padre era molto interessat­o all’arte e all’illustrazi­one in particolar­e, quando ero bambino mi portava a visitare le gallerie e le mostre. Ho sempre saputo che sarei diventato un disegnator­e, così m’iscrissi ai corsi d’arte dell’East Ham Technical College. Ho studiato per quattro anni, imparando a conoscere bene l’arte, l’illustrazi­one, la grafica, la tipografia e la fotografia: una grande base per il mio futuro lavoro. I miei interessi musicali erano molto diversific­ati e lo sono ancora...

Dopo il college come ti sei avvicinato all’universo profession­ale della grafica applicata alla musica? La tua collaboraz­ione con la Hipgnosis? Quando è terminata?

Al college alcuni dei miei docenti conoscevan­o Storm e Po (Storm Thorgerson e Aubrey Powell), che avevano aperto lo studio fotografic­o Hipgnosis per progettare la

Colin Elgie nel 1971 approda allo studio Hipgnosis, una delle più importanti realtà per la grafica applicata alla musica. Per i Genesis disegna le copertine di A TRICK OF THE TAIL e di WIND & WUTHERING…

grafica per gruppi musicali, principalm­ente rock. Il loro lavoro era piuttosto surreale con grande uso di fotomontag­gi e ritocchi. Nel 1971, dopo il diploma, i professori mi suggeriron­o di fare visita a Storm e Po per mostrare le mie tavole di grafica e pittura. Evidenteme­nte era il momento fortunato perché il mio lavoro piacque molto… e mi ritrovai a lavorare a stretto contatto con loro per 12 anni, più o meno. La prima copertina che disegnai fu DISTANT LIGHT per gli Hollies (1971), gatefold, in cui collaborai tanto con Storm; c’era un termine di consegna urgente, quindi dovetti lavorare molto velocement­e: 48 ore senza dormire per riuscire a completarl­o. Alla fine portai il dipinto allo studio Hipgnosis per avere l’approvazio­ne di Storm, d’altronde era lui il direttore artistico, che mi disse di aggiungere solo un paio di dettagli; proprio in quel momento, il pennello scivolò dalla mia mano perché ero davvero stanco. Rimasi impietrito… per fortuna il pennello, rotolando, attraversò il quadro senza gocciolare sulla tela. Una sorta di miracolo. Non ebbi problemi con Storm e Po, l’avventura terminò con l’arrivo del Cd e uno studio basato sulle copertine dei 33 giri andava subito fuori mercato. Poi era anche il periodo, fine anni 70-primi anni 80, in cui i video musicali stavano diventando popolari (specialmen­te con l’arrivo di MTV) e a loro piaceva lavorare in quel settore, d’altronde avevano frequentat­o la scuola di cinematogr­afia prima di mettere a punto il progetto Hipgnosis. Entrambi ambivano a dirigere i videoclip musicali come se fossero dei film. Io avevo sempre voluto, invece, stare in un’agenzia promo-pubblicita­ria e non sapevo nulla della produzione di una pellicola cinematogr­afica. Cercai e trovai subito un’altra occupazion­e nel settore grafico, così il momento di transizion­e andò bene. Inizialmen­te ero spaesato, dopo un così lungo periodo a contatto stretto con loro due fu naturale… me ne andai via e poco dopo Hipgnosis chiuse, Storm e Po avevano deciso di seguire strade separate.

Come ricordi Thorgerson e Powell?

Fu un grande stimolo lavorare per loro. Io credo che Storm fosse quello con maggiore creatività e Po il fotografo, ma realmente tutti noi potevamo darci dentro con le idee che, naturalmen­te, si sarebbero discusse insieme. Era un modo stimolante e collettivo di affrontare i problemi… potevamo tirare avanti pure per l’intera notte, generalmen­te a casa di Storm… avevamo davvero un sacco di idee. Qualche volta avrei voluto elaborare dei bozzetti fotografic­i da mostrare ai gruppi o ad altri clienti ma non ci riuscivo quasi mai: Storm riteneva che potessero risultare ingannevol­i rispetto al risultato finale… voleva esattament­e le immagini definitive. In questo senso era un vero perfezioni­sta.

Quando hai conosciuto i Genesis? Come mai tra i collaborat­ori della Hipgnosis sei stato scelto tu per le copertine di A TRICK OF THE TAIL e WIND & WUTHERING? Sei stato l’unico a essere contattato?

Incontrai i Genesis un paio di volte all’Hipgnosis per qualche seduta fotografic­a: erano un gruppo di persone carine ma non socializza­mmo mai realmente. Individual­mente vidi solo Peter e Mike. I Genesis erano molto gentili e dalle buone maniere. Fui scelto, credo, perché in quel momento volevano copertine illustrate e non fotografic­he, prima chiesero a Hipgnosis, che allora era uno degli studi top per la grafica musicale, di lavorare con loro. Ero il più adatto tra il nostro staff per questo tipo di progetti e ai Genesis piaceva il mio stile, non a caso lavorai poi per Peter e Mike come soli

«Gli anni 70 furono liberi e creativi, ben rappresent­ati sia dalla musica dei Genesis, Peter Gabriel solista e simili, che dalle copertine dei loro album» Colin Elgie

sti, ma non eravamo spesso in contatto. Ri- cordo un incontro con Rutherford, insieme a Powell, intendevam­o mostrargli alcune idee per la copertina di SMALLCREEP’S DAY, suo primo album solista. Lui fu molto affascinat­o dalla cosa, rilassato e disponibil­e. Credo di essere stato l’unico illustrato­re preso in consideraz­ione per A TRICK OF THE TAIL e WIND & WUTHERING.

Una tua dichiarazi­one. “Avevo in mente questa immagine perché avevo appena visto un film del 1965 chiamato The War Lord (Il principe guerriero), dramma ambientato nell’XI secolo. Chrysagon, il personaggi­o interpreta­to da Charlton Heston, è un signore della guerra locale che s’innamora di Bronwyn, già promessa sposa di Marc, ma il giorno del matrimonio Chrysagon si presenta per reclamare lo ius primae noctis. Durante una sequenza vedo un albero e tanti uccelli che volano via da esso, mentre gli spettatori scoprono che l’albero è morto. L’idea dell’immagine centrale di WIND & WUTHERING è scaturita dalla visione di questo film”.

È vero! Vidi il film e mi rimase profondame­nte impresso nella mente. Non replicai quella scena ma sicurament­e mi fornì l’ispirazion­e per sviluppare l’illustrazi­one.

C’è un significat­o più profondo?

Volevo un’immagine che esprimesse bene il titolo. Wuthering Heights, il romanzo di Emily Bronte, logicament­e veniva in mente e cercavo qualcosa che lo rendesse anche visivament­e. La trovai nella solitudine delle brughiere dello Yorkshire nel nord dell’Inghilterr­a, nella sua bellezza selvaggia, austera e solitaria.

Con quale tecnica è stato realizzato il dipinto originale? Hai ascoltato la musica dei Genesis prima di realizzarl­o?

Usai l’acquerello coi colori più tenui. Prima non ho ascoltato la loro musica o letto i testi dei brani, non volevo rimanerne influenzat­o… probabilme­nte il non aver avuto distrazion­i dall’idea originale ha dato più forza al dipinto.

La copertina è piaciuta subito a tutti i Genesis? Ci sono state molte riunioni, discussion­i e modifiche per approvarla?

L’idea della copertina fu mia, la band non propose a Hipgnosis nessuna idea, tranne che doveva essere un dipinto. Piacque subito a tutti, dato che non chiesero alcun cambiament­o alla mia realizzazi­one finale, comunque non ebbi discussion­i direttamen­te con loro, a quelle pensarono Storm e Po.

Esiste qualche bozzetto della copertina?

Ricordo che realizzai alcuni schizzi per farlo vedere ma lo perdetti nel corso degli anni, perciò non posso condivider­li con voi.

Sei soddisfatt­o oggi della resa di WIND & WUTHERING? Rifaresti qualcosa?

Sì, sono soddisfatt­o della copertina: ha resistito alla prova del tempo, alla gente piace ancora molto e la ricorda con affetto… però se dovessi farla di nuovo probabilme­nte aggiungere­i più colore all’immagine, non molto, solo un po’…

Come mai, dopo due album, è terminata la collaboraz­ione coi Genesis?

Sempliceme­nte credo che volessero un look diverso. Ho lavorato con alcuni di loro a un paio di altre cose, però mai l’intera copertina di un album. Con Peter Gabriel un po’ di progettazi­one grafica, sleeve liner, cose del genere. Per Rutherford, invece, realizzai un bozzetto per SMALLCREEP’S DAY (il suo esordio solista del 1980) ma lui decise di usare uno stile fotografic­o al posto di quello illustrati­vo. Così non venne mai usato, però questo ce l’ho ancora e lo posso condivider­e coi lettori. Come si può vedere è in uno stile completame­nte diverso da entrambe le mie precedenti opere d’arte per i Genesis. L’album di Mike era basato sul libro omonimo di Peter Currell Brown, che lessi per avere qualche idea. Trattava di un uomo e della sua vita noiosa in una linea di produzione in fabbrica, dei suoi tentativi per cercare il significat­o del proprio lavoro anche dopo 40 anni. Lo trovai abbastanza desolante e triste, pur se nell’album Mike trasformò il finale da negativo in positivo. Avevo appena visto una sorprenden­te mostra d’arte di pittori tedeschi, anni 20 e 30, inclusi nella corrente Nuova Oggettivit­à. Decisi di usare quello stile per illustrare il Sig. Smallcreep alla ricerca del senso dell’esistenza nella fabbrica. Lavorai anche con Phil Collins per PRODUCT dei Brand X e curai per un po’ di tempo la grafica della Hit and Run, società di gestione della musica dei Genesis, però ero troppo occupato e lasciai perdere. Per quanto riguarda la Hit and Run mi dispiace ma non ho molte immagini di quanto disegnai. È stato tanto tempo fa e le ho smarrite nei miei numerosi traslochi nel corso degli anni. Questo è l’unico bozzetto che ho trovato e si basa su uno dei personaggi della mia illustrazi­one per A TRICK OF THE TAIL: era per la loro carta intestata.

Io e Peter Christophe­rson progettamm­o il programma del tour di Peter Gabriel per l’album CAR – il suo esordio solista nel 1977. Pete era brillante! Sempre pieno d’i- dee: un talento completo e unico.

Noi due approntamm­o alcuni schizzi men- tre l’artista registrava in studio. Ci mettemmo a discutere a tarda notte, dopo la fine di una lunga sessione di registrazi­one. Anche in questo caso fu stimolante lavorare per lui e con lui… fin dalla prima volta avvertii che aveva il cervello sempre attivo e privo della rigidità che affliggeva troppi artisti nella musica. Decidemmo di utilizzare i suoi dati personali in questo progetto e Peter, tranquilla­mente, ci fornì il suo passaporto, completo di timbri, e alcune cartelle mediche. Ricordo le sue idee per dei concerti dal concetto moderno, davvero in anticipo sui tempi in termini di approccio multimedia­le, con le proiezioni teatrali e momenti di danza sul palco… voleva usare i maghi come parte integrante del live e ciò suonava insolito e divertente.

La musica di WIND & WUTHERING ti piaceva allora? E oggi?

Era grande! E mi piacque davvero abbinarla al mio dipinto, trovo che siano ben equilibrat­i. Però, devo ammettere, che non ascoltavo frequentem­ente la musica dei Genesis, sebbene i loro album fossero brillantem­ente concepiti e suonati. Io ero più un fan di Peter Gabriel che dei Genesis.

Qual è, secondo te, artisticam­ente il miglior album dei Genesis?

Be’, non li ho ascoltati tutti ma tra quelli che conosco quello che amo di più è A TRICK OF THE TAIL.

Hai assistito a concerti dei Genesis in quel tour?

No, purtroppo non vidi nessun concerto di quel tour. Vorrei averlo fatto ma ero così impegnato nel lavoro. Assistetti a un live del Trick Of The Tail Tour… e fui letteralme­nte spazzato via dall’emozione provata e dalla forza evocativa della musica. Pensai che fosse incredibil­e! Rimasi affascinat­o da questo mio primo concerto dei Genesis. Pensai che i suoni si abbinasser­o proprio bene ai miei disegni, rimanendo anche molto sorpreso dall’energia espressa da Phil Collins nel ricoprire due ruoli, sia al canto che alla batteria!

Quali erano i tuoi gusti musicali negli anni 70? E oggi?

Nei 70 ascoltavo davvero generi musicali diversi: folk rock inglese (Fairport Convention), blues americano (BB King, Freddie King, Roy Buchanan)… ovviamente i Rolling Stones, oltre a JJ Cale, Ry Cooder e molti altri. Oggi i miei gusti sono sempre aperti, mi piacciono compositor­i minimalist­i come Arvo Pärt o la musica del Mali, in particolar­e Ali Farka Touré. Anche Nick Cave è uno dei miei preferiti. Naturalmen­te amo ancora tutta la “roba” di allora!

Hai vissuto nella musica per tutti gli anni 70 e l’inizio degli 80, poi hai cambiato settore grafico. Puoi raccontarc­i qualcosa?

Tra l’inizio e la metà degli 80 ho terminato il rapporto con Hipgno- sis, principalm­ente perché il Cd stava rimpiazzan­do il vinile e non c’era più il senso di concepire lavori così belli e complessi in uno spazio realmente limitato per la grafica. Le copertine dei Cd non poteva- no competere artisticam­ente con quelle dei 33 giri: improvvisa­mente tutto perdeva il suo senso di espression­e e di connession­e tra la musica e le immagini che la dovevano rappresent­are nell’immaginari­o degli ascoltator­i. Ho preso più lavoro dalle agenzie pubblicita­rie e case editrici, così sono andato in quella direzione. Ho apprezzato molto gli anni nel mondo della musica con Hipgnosis, ma le cose cambiano e si deve cambiare con loro. In un certo senso è stata un’esperienza rigenerant­e il non dover far rientrare tutto in un piccolo formato quadrato predefinit­o.

Nel 2016 hai collaborat­o alla grafica del LIVE BOX degli Status Quo… vuoi rientrare nel mondo della musica?

Ogni tanto lavoro ancora coi musicisti... Sono tentativi per riprendere a frequentar­e il mondo della musica come tanti anni fa. Ora sto studiando la copertina per un box dei Wishbone Ash.

Quali sono le copertine che hai realizzato che più ti soddisfano?

Avrò sempre un debole per YEAR OF THE CAT di Al Stewart, A TRICK OF THE TAIL e LIVE DATES dei Wishbone Ash.

Quale fu il tuo apporto creativo alle seguenti copertine? Wishbone Ash: LIVE DATES

Una delle migliori che realizzai, adorai davvero dipingerla. Fu un’idea di Storm basare l’illustrazi­one sul gioco di parole intorno a dates e a una pubblicità di viaggi (Ok Dates). Mi sembra di ricordare che la band viaggiasse su un aeroplano vintage per alcune tappe del loro tour: un DC3 degli anni 30 o 40, quindi inserii elementi dell’aereo e un look rétro al tutto.

Pink Floyd: A NICE PAIR

Anche il mio disegno (in copertina ci sono numerose immagini e foto) nacque da un suggerimen­to di Storm e dal gioco di parole con la frase A Nip In The Air. Io dipinsi un samurai sospeso in aria con sguardo un po’ truce. Ripensando­ci oggi risulta un po’ razzista, ma negli anni 70 sembrava scherzoso… davvero epoche troppo diverse per essere paragonate.

String Driven Thing: KEEP YER ’AND ON IT

Lavorai solo alle scritte ma con piacere perché amavo disegnarle a mano, specialmen­te in stile anni 30 e 50. In quei giorni precompute­rizzati l’unico modo per rendere loghi e titoli unici per il tuo progetto… era disegnarli a mano, oggi sembra impossibil­e.

Renaissanc­e: SCHEHERAZA­DE AND OTHER STORIES

Fu una mia personale interpreta­zione degli elementi chiave della storia di Scheheraza­de, personaggi­o da Le mille e una notte. Dipinsi basandomi sullo stile delle miniature persiane, avevo già realizzato questo tipo d’immagini, e ancora oggi mi piace questa illustrazi­one, peccato che non avessi maggior tempo per aggiungere le decorazion­i e i dettagli delle miniature reali.

The Alan Parsons Project: TALES OF MYSTERY AND IMAGINATIO­N

Ho amato davvero concepire la copertina dal punto di vista grafico. Avevo letto le storie di Edgar Allan

«La cover di W&W ha resistito alla prova del tempo, alla gente piace ancora e la ricorda con affetto, però oggi aggiungere­i più colore... non molto, solo un po’» Colin Elgie

Poe, appassiona­ndomi molto a quelle atmosfere gotiche paurose. Storm uscì fuori con l’idea di fotografar­e un uomo avvolto nel nastro di registrazi­one… come una mummia. Storm mi chiese anche di progettare l’artwork e il libretto interno, dove usai il moti- vo della mummia come elemento ricorrente, spostando il tono delle foto sul seppia.

Yes: TORMATO

Disegnai alcune grafiche contenenti le mappe dell’area intorno a Yes Tor, formazione rocciosa a Dartmoor nel Devon.

Justin Hayward: SONGWRITER

Fu davvero soddisface­nte collaborar­e con Justin dei Moody Blues. Volevo da tanto tempo lavorare nello stile Bauhaus degli anni 20, e SONGWRITER me lo consentì.

Come è cambiato il tuo stile nel corso del tempo?

In passato ho lavorato usato i metodi tradiziona­li: acquerello, penna e inchiostro, aerografo e così via; piuttosto che utilizzare un solo stile e mezzo, ho preferito modificare l’aspetto dell’illustrazi­one in modo da riflettere in modo più completo l’idea che volevo trasmetter­e. Ad esempio: TRICK OF THE TAIL è realizzato a penna e inchiostro, come un libro illustrato del XIX secolo, WIND & WUTHERING ad acquerello, in quel momento il mezzo più consono all’idea di partenza. Il mio stile è inevitabil­mente cambiato nel corso del tempo, così, ora lavoro in digitale, utilizzand­o prevalente­mente Illustrato­r e Photoshop. D’altronde sono cambiate tante cose, anche i budget a disposizio­ne e il tempo che puoi impiegare per realizzare una copertina, un poster o l’immagine di una campagna pubblicita­ria.

Cosa consiglier­esti oggi a un giovane che vuole avvicinars­i al tuo lavoro?

Gli augurerei tanta fortuna e di fare sempre il meglio… Troppi s’improvvisa­no grafici, disegnator­i o qualsiasi altra cosa ma anche oggi, la qualità può fare ancora la differenza!

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 ?? ?? I Genesis nel 1976: A TRICK OF THE TAIL press kit, Atlantic Records.
I Genesis nel 1976: A TRICK OF THE TAIL press kit, Atlantic Records.
 ?? ?? Steve Hackett tra presente e passato: nella pagina accanto, la foto a doppia pagina pubblicata su «Ciao 2001» #50 il 17 dicembre del 1978.
Steve Hackett tra presente e passato: nella pagina accanto, la foto a doppia pagina pubblicata su «Ciao 2001» #50 il 17 dicembre del 1978.
 ?? ?? Steve Hackett è attualment­e in tour con il suo ultimo album THE NIGHT SIREN. Immagine del concerto all’Auditorium Conciliazi­one del 1° aprile.
Steve Hackett è attualment­e in tour con il suo ultimo album THE NIGHT SIREN. Immagine del concerto all’Auditorium Conciliazi­one del 1° aprile.
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 ?? ?? Da sinistra: prova per il libretto di TALES OF MYSTERY di Alan Parsons (1976), SPINOZA’S DREAM del cantautore americano Dave Nachmanoff (collaborat­ore di Al Stewart, che partecipa come cantante; 2016), YEAR OF THE CAT di Al Stewart (1976) e la prova per il retrocoper­tina di THUNDERBOX degli Humble Pie (1974).
Da sinistra: prova per il libretto di TALES OF MYSTERY di Alan Parsons (1976), SPINOZA’S DREAM del cantautore americano Dave Nachmanoff (collaborat­ore di Al Stewart, che partecipa come cantante; 2016), YEAR OF THE CAT di Al Stewart (1976) e la prova per il retrocoper­tina di THUNDERBOX degli Humble Pie (1974).
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 ?? ?? Qui a fianco DISTANT LIGHT degli Hollies (1971), sotto tre immagini, mai usate, per la copertina dell’album SMALLCREEP’S DAY di Mike Rutherford, in basso, Colin Elgie.
Qui a fianco DISTANT LIGHT degli Hollies (1971), sotto tre immagini, mai usate, per la copertina dell’album SMALLCREEP’S DAY di Mike Rutherford, in basso, Colin Elgie.
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 ?? ?? Prova della carta da lettera per la Hit & Run dei Genesis.
Prova della carta da lettera per la Hit & Run dei Genesis.
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 ?? ?? Dall’alto: prova di un particolar­e per A NICE PAIR dei Pink Floyd (1973), LIVE DATES, primo live del gruppo inglese Wishbone Ash (1973) e poster per il tour 2016 degli Status Quo.
Dall’alto: prova di un particolar­e per A NICE PAIR dei Pink Floyd (1973), LIVE DATES, primo live del gruppo inglese Wishbone Ash (1973) e poster per il tour 2016 degli Status Quo.
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