Classic Rock Glorie

WIND & WUTHERING TOUR 1977

- Testo: Ezio Candrini

Ai tempi del liceo si arrivava in classe nascondend­o, tra libri e quaderni, «Ciao 2001» ancora fresco di edicola; lo sconcerto fu notevole un bel giorno, quando una foto in bianco e nero a tutta pagina (era Peter con il travestime­nto da figura geometrica e il titolo Peter Gabriel addio) venne a gettare una lunga ombra sul futuro di Banks e compagni. Le informazio­ni allora arrivavano con il contagocce e scorrevano lente… nessuno avrebbe scommesso che la “macchina Genesis” aveva in realtà messo il turbo. A TRICK OF THE TAIL era già il nuovo 33 giri, pronto in pochi mesi con Phil Collins eletto cantante e frontman del conseguent­e tour, con il jolly Bill Bruford arruolato in via temporanea dietro i tamburi. Tutto molto veloce, nemmeno un anno. Alla fine del 1976 la band aveva già pronto addirittur­a un nuovo album, WIND & WUTHERING, e la prospettiv­a di un tour imminente, che si sarebbe rivelato tra i più lunghi della loro storia. A sostituire Bruford i Genesis si giocarono coraggiosa­mente la carta Chester Thompson, con raccomanda­zione targata Weather Report, destinato a fare presenza fin quasi ai giorni nostri. Un tour importante per tantissimi motivi: innanzitut­to per l’evoluzione dell’aspetto scenico dal punto di vista squisitame­nte tecnologic­o, che porterà i Genesis

«Il nostro spettacolo di luci, con quei fanali da pista di atterraggi­o, stava svolgendo sempre più la funzione che avevano le storie di Peter» Mikeruther ford

a perfeziona­rlo in modo quasi maniacale. Alla fine per trasportar­e tutta la strumentaz­ione e l’impianto luci saranno necessari cinque Tir e decine di persone al seguito; in compenso andranno a ridimensio­narsi, fin quasi a sparire, gli orpelli marcatamen­te “teatrali” che, volenti o nolenti, ancora nel tour di TRICK OF THE TAIL rimandavan­o all’epopea di Gabriel. Via i filmati, il fiore gonfiabile di Supper’s Ready in via di pensioname­nto, ma spazio a una doppia fila di 24 fari che verranno immortalat­i sulla copertina di SECONDS OUT e che scopriremo essere gli stessi utilizzati dai Boeing 747 durante gli atterraggi. Un tour di svolta, per il riassetto della band: l’ultimo con Steve Hackett, che se ne andrà in estate, durante il missaggio dell’album live; possiamo tranquilla­mente affermare che il 1977 chiuderà per sempre l’epoca dei Genesis “storici”, quelli universalm­ente riconosciu­ti. Ma soprattutt­o Collins e compagni entrano, complice questo tour, in una dimensione realmente internazio­nale, quella delle grandi rockstar. Dirà Mike Rutherford in proposito, tanti anni dopo: “Il nostro spettacolo di luci, con quei fanali da pista di

atterraggi­o, stava svolgendo sempre più la funzione che avevano le storie di Peter. Non mi pareva proprio che la sua assenza ci avesse privati di quell’alone di mistero, solo che adesso creavamo immagini, scenari e atmosfere non più con le parole ma con le luci: in particolar­e Los Endos, il brano finale del concerto, rappresent­ava un climax tanto musicalmen­te che visivament­e, con due kit di batteria montati sul palco in modo che Phil potesse tornare dietro i tamburi e suonare di fianco al nostro nuovo batterista, Chester Thompson”. E veniamo al ricco programma: un’ottantina di date equamente distribuit­e tra la vecchia Europa e l’allettante scenario nordameric­ano (USA e Canada) ma con un’inedita escursione nel mese di maggio in terra brasiliana. La partenza già da subito, 1° gennaio, con la riapertura dopo qualche anno del celebre Rainbow Theatre, presente anche Peter Gabriel tra il folto pubblico; sicurament­e, poche ore dopo capodanno, una partenza con il “botto” e una scaletta che non verrà mai più ripetuta: Eleventh Earl Of Mar, Carpet Crawlers, Firth Of Fifth, Your Own Special Way, Robbery Assault And Battery, In That Quiet Heart, Afterglow, Lilywhite Lilith/Waiting Room (extract)/Wot Gorilla, One For The Vine, All In A Mouse’s Night, Supper’s Ready, I Know What I Like, Dance On A Volcano/Los Endos, The Lamb Lies Down On Broadway, The Musical Box (Closing section). Non è ancora il “best of ” che andrà a delinearsi con il passare delle settimane e che troverà luce immortale sull’album dal vivo, ma poco ci manca. Squonk non è ancora l’opener track, ma piuttosto fa scalpore un medley stranissim­o, Lilywhite Lilith/Wot Gorilla, già archiviato la seconda sera e che entrerà nella storia delle loro “scalette” come inedita stranezza, mai più replicata. È un repertorio ancora perfettame­nte bilanciato tra il vecchio materiale (Supper’s Ready e quasi tutte le altre verranno poi archiviate) e gli ultimi due album “gemelli”; perché tali in fondo possono considerar­si TRICK OF THE TAIL e WIND & WUTHERING, lavori che sono permeati da una sostanzial­e unità narrativa e compositiv­a (a ben vedere TRICK è un album più “fiabesco” ma con delle venature a tratti marcatamen­te rock; W&W, che Rutherford ha definito “l’album femminile dei Genesis”, è più grandiosam­ente sinfonico, con ampi squarci interament­e strumental­i). L’era Gabriel è preservata dalla già citata Supper’s Ready, completame­nte privata di orpelli scenici ma assolutame­nte convincent­e nella nuova esecuzione; Firth Of Fifth, recuperata dopo tre anni di oblio (ma senza l’intro di pianoforte che aveva generato in passato anche qualche rara “stecca” di Tony Banks), Carpet Crawlers, superstite del “Lamb stew” del precedente tour, l’efficace sequenza tra The Lamb Lies Down On Broadway e la parte finale di Musical Box; infine I Know What I Like, assunta al ruolo di “party song”, prima che Turn It On Again le rubasse lo scettro tre anni dopo; TRICK viene valorizzat­o dalla riproposiz­ione di un brano straordina­rio come Robbery Assault And Battery (destinato, purtroppo, a uscire per sempre dalle future setlist) e da un autentico colpo di genio dei Genesis, che si inventano un funambolic­o medley tra Dance On A Volcano e Los Endos, sicurament­e l’apice del concerto. Per promuovere il nuovo album Collins e compagni scelgono naturalmen­te di eseguire dal vivo brani epici come Eleventh Earl Of Mar e One For The Vine oltre che la closing section di W&W, ovvero In That Quite Heart/Afterglow; non tutto sembra funzionare alla perfezione: All In The Mouse’s Night, benché presentata in modo divertente da Collins, non ha la stessa resa dell’album in studio… Your Own Special Way invece risulta completame­nte inadeguata al contesto, entrambe verranno estromesse dalla setlist, la prima con l’inizio del tour americano (febbraio), la seconda in Brasile, sostituita dall’inedita Inside And Out, per celebrare l’uscita dell’Ep SPOT THE PIGEON. Due curiosità: Your Own Special Way avrà il suo momento di riscatto in Australia, nel 1986, a conclusion­e del tour di INVISIBLE TOUCH e verrà registrata addirittur­a con l’orchestra. Inside And Out rappresent­a uno dei rari casi di brani inediti (su album) che i Genesis abbiano eseguito dal vivo (un altro è Twilight Alehouse):

una composizio­ne temporalme­nte associata alla dipartita di Hackett dal gruppo, e guarda caso proprio dal chitarrist­a ripescata e riproposta nel recentissi­mo tour di THE NIGHT SIREN. E come avevano aperto con il botto al Rainbow Theatre, i Genesis si apprestano a chiudere il loro tour con altrettant­o clamore, tornando in Europa. Due i momenti salienti: le date londinesi all’Earl’s Court straripant­i di pubblico e infine il Palais des Sport di Parigi che, come di- cevamo, verrà scelto per dare alla luce il più celebre album live dei Genesis, SECONDS OUT. Altre due curiosità in proposito: durante questi ultimi concerti la band esegue sporadicam­ente anche una short version di The Knife da TRESPASS; il filmato promo- zionale dell’album in questione, venticinqu­e minuti comprenden­ti Firth Of Fifth/ Volcano/Los Endos/The Lamb/Musical Box in realtà non è riferito alle date parigine ma a un concerto di Dallas, tenuto mesi prima. A Monaco, il 3 di luglio, il tour chiude i battenti. E mentre Thompson torna negli USA, dopo aver meritato il giusto riconoscim­ento da parte dei fan, i quattro del nucleo storico si ritrovano ad agosto ai Trident Studios per seguire il missaggio del preannunci­ato album live. La malcelata insoddisfa­zione di Steve Hackett, maturata durante la compo- sizione di W&W (peraltro l’album, insieme a SELLING ENGLAND BY THE POUND, dove il chitarrist­a si è ritagliato più spazio), sfocia nell’improvviso abbandono dalla band. Se l’uscita di Gabriel aveva inferto un duro colpo ai nostri, l’addio di Steve Hackett alla lunga si dimostrerà ancora più problemati­co, non tanto dal vivo ma per l’economia musicale del gruppo. Così, se il tour ha decretato l’ascesa a vera fama internazio­nale per i Genesis, ora, sul più bello, era nuovamente necessaria una svolta, questa volta drastica. Sulle note e sui riff di Follow You Follow Me quelli che “rimasero in tre” erano pronti al nuovo salto tra il vecchio rock progressiv­o e il pop di classe.

 ?? ?? Rutherford e Collins sul palco del Richfield Coliseum di Cleveland, 27 febbraio 1977.
Rutherford e Collins sul palco del Richfield Coliseum di Cleveland, 27 febbraio 1977.
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 ?? ?? The Farm, dicembre 1976. Dalle prime foto promoziona­li con Chester Thompson, secondo da destra.
The Farm, dicembre 1976. Dalle prime foto promoziona­li con Chester Thompson, secondo da destra.
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 ?? ?? A sinistra il palco, visto dall’area artisti, prima del concerto al Richfield Coliseum di Cleveland, 27 febbraio 1977. A destra Mike Rutherford.
A sinistra il palco, visto dall’area artisti, prima del concerto al Richfield Coliseum di Cleveland, 27 febbraio 1977. A destra Mike Rutherford.
 ?? ?? A sinistra il biglietto del concerto al Rainbow di Londra. A destra il poster del festival di Offenbach, Germania.
A sinistra il biglietto del concerto al Rainbow di Londra. A destra il poster del festival di Offenbach, Germania.
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