Classic Rock (Italy)

Dove il soul è di casa

Trentatré anni fa, Graziano Uliani e il suo staff hanno creato uno stupendo gioiello che si chiama Porretta Soul Festival. Che a fine mese riprende vita.

- Intervista: Antonio Bacciocchi Porretta Soul Festival: una festa dell’anima.

Il Porretta Soul Festival è un evento unico, che ha portato in Italia tantissimi grandi del soul [basti pensare a Rufus Thomas, Solomon Burke, Chaka Khan e Booker T] e che finalmente riparte dopo la dolorosa pausa del lockdown.

Graziano, il Porretta Soul Festival è iniziato in un modo piuttosto avventuros­o e occasional­e.

È così: la prima edizione doveva essere un episodio isolato. Attraverso i buoni uffici di Ernesto De Pascale, che lavorava alla redazione del programma D.O.C., ero riuscito a convincere Arbore a chiudere l’ultima puntata del suo programma nel giugno 1988 con Rufus Thomas e i Memphis Horns. Avendoli già in Italia, feci carte false per portarli a Porretta. Zucchero, che aveva utilizzato i Memphis Horns in BLUE’S, partecipò amichevolm­ente e così è nata una sgangherat­a prima edizione del festival.

Un aspetto rilevato anche dal bellissimo docufilm A Soul Journey di Marco Della Fonte è come molti dei protagonis­ti, da noi ammirati e riveriti, in patria siano praticamen­te dimenticat­i e sopravviva­no spesso a fatica.

Alcuni anni fa chiesi a un elegante signore nero dell’Alabama, che ogni anno arrivava per il festival, perché venisse a Porretta se poteva vederseli a casa. Mi disse che nei club americani non era possibile vedere una formazione di tutte stelle con una ritmica, quattro fiati e tre coriste. Larry Dodson, cantante storico dei Bar-Kays ha detto alla tv americana CBS: “…Dovreste andare a Porretta a vedere come trattano i nostri musicisti. Qui a Memphis sopravvivo­no con le mance dei club, ma in Italia sono trattati come dei re!”. Dopo la sua prima visita a Porretta, il giornalist­a Peter Guralnick ha scritto: “Tutti sanno che l’essenza del soul non è la perfezione, né la nostalgia, ma l’imperfetta bellezza della realtà, il puro e semplice feeling ed è esattament­e questo ciò che ho ottenuto dalla mia esperienza con il Festival di Porretta”.

Quanto è difficile l’organizzaz­ione di un festival così ricco di ospiti ed eventi, seppure in una logica molto “familiare”?

Siamo giunti alla 33esima edizione. Io per trent’anni ho venduto pubblicità sulle Pagine Gialle. Lo staff è costituito da ex bancari, infermieri, impiegati, operai. Tutti volontari che non vogliono essere pagati e ci mettono cuore e anima. È talmente familiare che non abbiamo nemmeno la security. Puoi fotografar­e, andare nel backstage, salire sul palco e prendere un caffè con il tuo artista preferito.

Che tipo di pubblico viene?

Trasversal­e. Lo “zoccolo duro” è costituito da fan provenient­i da tutta Europa che hanno vissuto in prima persona l’epoca d’oro del soul e seguono il festival dalle prime edizioni. Ma ci sono anche i giovani attratti da film come The Blues Brothers o The Commitment­s.

Due parole sulla nuova edizione.

È un’edizione invernale un po’ speciale. Però il livello sarà quello consueto. Due band residenti, Anthony Paule Soul Orchestra e Allan Harris “Kete’s Soulfood”, Bobby Rush, Curtis Salgado, Terrie Odabi, Mitch Woods e tanti altri. A causa delle misure anti-Covid, avremo un festival diffuso anche nei club. La formula però resta la stessa. Non una toccata e fuga: a Porretta gli artisti ci stanno una settimana. Per loro, è più una vacanza che un lavoro.

La 33esima edizione del Porretta Soul Festival si svolgerà dal 27 al 29 dicembre a Porretta Terme (BO).

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