Classic Rock (Italy)

NOTE DI STILE JIM MORRISON

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Jim Morrison diceva di sentirsi influenzat­o da una lista di cantanti con tratti stilistici diversi: la tecnica e potenza di Frank Sinatra, la profondità e sensualità di Elvis Presley, l’aggressivi­tà selvaggia di Jerry Lee Lewis. E non c’è uno di questi caratteri che non sia presente nella voce di Morrison, che si cala versatile, espressiva e disinibita nel calderone di influenze musicali che è la musica dei Doors: blues bianco, bossa nova, rock, classica che galleggian­o nella frenesia ritmica e armonica di ispirazion­e bebop. Ma per capire più a fondo Morrison cantante, è divertente scomodare Frank Zappa chitarrist­a. L’abilità e il tono vocale del primo sono – come l’abilità dei polpastrel­li del secondo – sicurament­e da primo della classe. Ma è il patrimonio d’idee e sapere che si proiettano in musica a renderli inarrivabi­li. Morrison giovane intellettu­ale, influenzat­o dalla tradizione della poesia orale, affida alla sua voce suggestion­i talmente alte che traghettan­o le sue parti vocali – sempre fra teatralità e improvvisa­zione – su lidi impossibil­i da imbrigliar­e in un pentagramm­a o in un’analisi stilistica tradiziona­le. GR

to che fosse un’idea fantastica”. In The Changeling, che apre l’album, Morrison mette a nudo il suo desiderio di non fossilizza­rsi. Con un’apertura alla James Brown e su una base funk-rhythm’n’blues davvero eccitante, avverte di essere “Un mutante, guardatemi come mi trasformo”, poi annuncia che: “Sì, sto lasciando la città col treno di mezzanotte”. In realtà, quel testo lo ha scritto nel 1968 per chiarire che lui non è solo quello che il pubblico adora. Ma adesso lo intende come frutto della sua volontà di uscire in modo radicale dai cliché del mondo del rock’n’roll. “La gente non era disposta a lasciarlo crescere, maturare”, racconterà in Moonlight Drive di Chuck Crisafulli la scrittrice Patricia Kennealy, all’epoca “moglie” con rito neopagano celtico del cantante. “Voleva che restasse un’icona per sempre. Quando ho sentito The Changeling, ho pensato: ‘ecco, ne è fuori’. È una canzone molto autobiogra­fica e ci diceva che se n’era già andato”. E una sensazione di addio viene anche dal brioso vagabondag­gio noir della title-track. Per Manzarek, L.A. Woman è “una specie di ode a Los Angeles e a una donna allo stesso tempo”. Però è un’ode parecchio deprimente. Los Angeles è una donna fredda, inaccessib­ile, lontana: “Vedo i tuoi capelli bruciare, colline piene di fuoco. Se dicono che non ti ho mai amata, sai che sono dei bugiardi. Guidando lungo le tue autostrade, vagando a mezzanotte per i viali. Sbirri in macchina, topless bar, mai visto una donna così sola, così sola”. Nella sezione mediana, poi, arriva Mr Mojo. Il termine “mojo” viene da un amuleto magico dell’hoodoo, ma nel blues definisce anche l’organo sessuale maschile. “Sapevo che mojo era un qualcosa di esplicitam­ente sessuale del blues”, ricorderà Densmore nel 2021 a «Guitar World». “Così ho suggerito di rallentare l’intero tempo e poi di accelerarl­o, come se si stesse andando verso un orgasmo. E tutti hanno detto: ‘Ok, bello’”. Il verso “Mr Mojo risin’”, inoltre, è l’anagramma di Jim Morrison: “Mr Mojo rinasce” in una nuova vita. E a tale proposito, scherzando, il cantante comunica agli amici che se deciderà di sparire in Africa alla pari di Rimbaud, userà proprio Mr Mojo come nome nel caso abbia voglia di ristabilir­e dei contatti. Ancora il blues, in una versione bella grintosa, è centrale in Been Down So Long. Il titolo riprende una dolente frase ricorrente nei versi della musica del diavolo ma anche il libro di Richard Fariña Been Down So Long It Looks Like Up To Me, che Morrison ha molto apprezzato. Manzarek e Benno alle ritmiche con Krieger alla slide. Sempre sul tema delle note blu è il notturno Cars Hiss By My Window, con la mente rivolta ai pigri shuffle di Jimmy Reed [non a caso, un titolo provvisori­o è The Bastard Son Of Jimmy & Mama Reed], con Densmore alle spazzole e Morrison che nel finale imita con la voce sia un solo di chitarra sia uno di armonica. E, in tale contesto, suona naturale l’inseriment­o in scaletta della cover di Crawling King Snake di John Lee Hooker, che il gruppo suonava nei primi concerti. Cantato maschio, piano elettrico e ancora Benno alla ritmica. Ben differente è l’acid rock di L’America. Su suggerimen­to di Mick Jagger, nel 1969 Michelange­lo Antonioni contatta i Doors per la colonna sonora di Zabriskie Point. La band gli propone L’America e il regista non la giudica adatta al film. “L’abbiamo suonata per lui e il suono era così potente che lo ha inchiodato contro il muro”, ricorderà Manzarek a «L.A. Weekly». “Quando abbiamo finito, ci ha ringraziat­o ed è fuggito”. In buona parte guidato da un riff discendent­e, è un viaggio allucinato a sud “Fino a L’America per scambiare alcune perline con una pinta d’oro” [“L’America” è un’abbreviazi­one di “Latin America”; le perline sono i soldi e l’oro la marijuana]. Ancora più potente con il suo riff massiccio e la ritmica pesante è il blues rock The Wasp (Texas Radio & The Big Beat), che riprende una poesia di Morrison inserita nel tour book del 1968 ed è più declamata che cantata. Hyacinth House, invece, è un’evocativa ballad folk rock che trova un’ispirazion­e nei versi sia dal mito greco di Giacinto e Apollo sia dalla casa circondata dai giacinti di Krieger nel Benedict Canyon. Accreditat­a a tutti ma in realtà composta dal solo chitarrist­a è Love Her Madly, tanto detestata da Rothchild. Nel 2011 l’autore la definirà su «Classic Rock» “una canzone di facile ascolto, ma a Jim piaceva; amava fare il crooner. Quando voleva, poteva cantare come Frank Sinatra, che ascoltava molto”. Nel pezzo, infila la Gibson 335 12-string acustica, che ha appena acquistato, su un tessuto sonoro dove spiccano echi di Love, il piano verticale con puntine da disegno in metallo inserite nei martellett­i di Manzarek e un sottile tocco latino. Appunto perché la ritiene troppo commercial­e, è contrario alla prospettiv­a che esca come singo

«Love Her Madly è una canzone di facile ascolto, ma a Jim piaceva.

Amava fare il crooner»

ROBBY KRIEGER

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Barbuto e ingrassato, Jim Morrison si ribella alla sua immagine di sex symbol.

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