Classic Rock (Italy)

La versione di Derrick

I brasiliani Sepultura ripropongo­no in un box set i dischi del periodo con Derrick Green, quello dal 1998 al 2009. Eccoli nel ricordo del cantante.

- Intervista: Luca Fassina

Dopo l’uscita di un disco fondamenta­le come ROOTS, Max Cavalera – ancora in lutto per la morte del figliastro – ha mollato il gruppo che voleva liberarsi della manager Gloria (sua moglie). Con grande scetticism­o dei fan, i Sepultura trovano un sostituto negli Stati Uniti.

Derrick, cosa ricordi di quella “chiamata”?

Facevo fatica ad affermare la mia musica a New York. Quando è arrivata quella opMi portunità, non avevo nulla da perdere ma soprattutt­o non conoscevo affatto queste persone. E non ero mai stato in Brasile. Una settimana dopo la telefonata ero a San Paolo e non parlavo una parola di portoghese… è stato intenso, uno shock culturale ma non quanto m’immaginavo: in Brasile ci sono molte similitudi­ni con l’America. San Paolo e New York sono grandi città, solo che San Paolo è molto più grande! Ero stato in libreria per farmi una cultura, ma i libri non ti dicono tutto. Internet nel 1997 non era decisament­e quello che è oggi. In quel primo viaggio, mi hanno fatto fare un’immersione totale: calcio, cibo spettacola­re, gente splendida. Dovevo tornare!

Come è stata la prima prova?

Non avevo mai visto i Sepultura dal vivo. Mio Dio! I suoni, l’energia… All’inizio facevamo solo canzoni nuove, per mostrare quello che un nuovo cantante poteva fare nel processo creativo. Cercavano una persona che sapesse scrivere e che si distaccass­e dal passato. Hanno apprezzato che venissi dall’hardcore punk e non dal metal, che avessi diversi modi di cantare, che potessi interpreta­re il cambiament­o di stile che stavano provando in quel periodo.

Come vivi questa celebrazio­ne dell’era Derrick Green?

sembra grande essere entrato a far parte della storia. Forse questo box può aiutare più persone a tuffarsi nell’esperienza della Sepulnatio­n, mostrando a quei fan che hanno abbandonat­o dopo Max quello che abbiamo fatto.

Ci racconti il box in due parole?

AGAINST era caotico. Un riscaldame­nto per il futuro. NATION era la scoperta, la prima volta che abbiamo scritto assieme sin dall’inizio. È stato un periodo di molte cover, dai Black Flag ai Bauhaus, che ha portato a REVOLUSONG­S. Per ROORBACK ho realizzato che dovevo concentrar­mi sulla voce, abbandonan­do la chitarra. L’idea dietro a DANTE XXI è mia: ho fatto molta ricerca sul perché avesse scritto quel libro. Comprender­lo ha significat­o un grande cambiament­o nel mio modo di comporre. Il processo di scrittura ci ha uniti molto e ha portato ad A-LEX, un disco di speranza e ritorno basato sul libro Un’arancia a orologeria di Anthony Burgess. Igor ci aveva lasciato, ma Jean Dolabella ha messo tanto entusiasmo dietro le pelli.

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