Classic Rock (Italy)

Volevamo essere gli Open Mind

Dopo un letargo di 30 anni, tornano i Magic Potion.

- Intervista: Francesco Donadio

Fra le realtà più importanti della neo psichedeli­a italiana, i romani Magic Potion realizzaro­no a fine anni 80 due Lp di ottima fattura che oggi vengono riproposti nell’antologia CAST A SPELL. Ci sono i singoli, le rarità e un brano nuovo di zecca (la title-track, cover degli Open Mind) che li ha portati a riunirsi per la prima volta dopo 30 anni, come ci ha raccontato il cantante/chitarrist­a Marco Coluzzi.

I Magic Potion nacquero da una “costola” dei Technicolo­ur Dream di Fabio Porretti (e di Marco Conte, che poi formò i Pale Dawn). Come andò?

Io e Alberto Popolla (il bassista) avevamo un gruppo liceale, Castigat Ridendo Mores. Nel 1984-1985 mandammo in giro un demo che arrivò anche a Federico Guglielmi del «Mucchio Selvaggio». E un giorno ricevetti la telefonata a casa di Federico: disse che aveva ascoltato il nostro nastro e che c’era stato l’interessam­ento di tal Fabio Porretti dei Technicolo­ur Dream (che di fatto si erano sciolti).

I Magic Potion li ha quindi creati Federico Guglielmi, tanto che dopo incideste per la sua etichetta, la High Rise.

Federico è stato il deus ex machina, assolutame­nte. Perché solo grazie al suo interessam­ento io presi contatto con Fabio, e da lì nacque il gruppo, anche con gli altri membri dei Castigat Ridendo Mores.

Avevate l’impression­e di far parte di una scena emergente, in grado di fare un salto di livello?

Mah, io personalme­nte l’ho sempre vissuta come una cosa molto undergroun­d. Però in quella scena c’erano gruppi sicurament­e di livello, come Allison Run e Birdmen of Alkatraz.

Quale fu il momento più alto della vostra parabola?

Penso la nostra apparizion­e televisiva su Italia 1 a Rock targato Italia, nel 1988. Suonammo a Milano davanti al castello Sforzesco. Una manifestaz­ione molto bella, tre serate in cui apparvero anche gruppi già noti come i Litfiba o che lo sarebbero diventati, come i Timoria.

Il pezzo “perfetto” dei Magic Potion?

Direi She Locks, dal primo Lp FOUR WIZARDS IN YOUR TEA, con violoncell­o e chitarra classica, piuttosto atipico per noi. Anche perché mi piace la resa sonora su vinile. La maggior parte dei pezzi, come ce li hai in testa, quando li incidi è quasi sempre una delusione. Bisogna anche considerar­e che, con tutta la buona volontà, i mezzi a nostra disposizio­ne erano limitati. Non avevamo Alan Parsons (ride)!

Come spieghi lo scioglimen­to, subito dopo l’uscita del secondo Lp MISPLACED IN YOUR PERFECT WORLD?

Di base, perché morì la nostra etichetta, la High Rise. Considera pure che nel 1990 la neo psichedeli­a stava declinando.

Ma ora vi siete ritrovati. Dopo 30 anni.

In realtà ci siamo ritrovati prima. Perché questo progetto di Cd antologico nasce 10 anni fa, in corrispond­enza con l’uscita del libro di Roberto Calabrò Eighties Colors. Però, per vari motivi, si è concretizz­ato solo adesso. Ora stiamo pensando di tornare in sala prove. L’idea è quella di provare a fare qualcosa dal vivo anche per promuovere il Cd.

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Magic Potion: neo psichedeli­a made in Rome.

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