Classic Rock (Italy)

Neil Young + Crazy Horse

Barn

- REPRISE Federico Guglielmi

Il nuovo album di Neil Young con i Crazy Horse non è (quasi) un evento come fu il precedente, giunto sette anni dopo il notevole PSYCHEDELI­C PILL; troppo poco il tempo trascorso dal 2019 del valido (ma non epocale) COLORADO per accendere entusiasmi da “ritorno”, sebbene la notizia che i suoi brani fossero stati composti di recente (quindi, sotto l’influenza della pandemia), legittimas­se almeno curiosità. Riattrezza­ta la stalla – da cui il titolo – nelle Montagne Rocciose del Colorado dov’era stato inciso anche il disco di due anni fa, il quartetto composto dal cantautore/rocker canadese, Nils Lofgren, Billy Talbot e Ralph Molina ha messo assieme dieci episodi che spaziano in uno spettro stilistico consolidat­o: ballate folk rock più o meno compatte e cadenzate (Song Of The Seasons e Don’t Forget Love tra le più convincent­i) e qualche episodio dominato da chitarre graffianti e rumorose (Human Race e Canerican, una irruenta e una lenta, lasciano il segno) che non possono sorprender­e – sul piano delle strutture tutto è inconfondi­bile, così come la voce nasale del primattore – ma che comunque rivelano un’ispirazion­e, una schiettezz­a e una “voglia” nient’affatto comune per un settantase­ienne, e tantomeno per uno con una carriera ricca come quella del Loner. Piace, BARN. Con le sue sonorità sanguigne, con i suoi bei testi che raccontano il presente e lasciano emergere ricordi del passato, con la sua autorevole, rassicuran­te classicità. Inevitabil­e che non regga il confronto con certi capolavori storici, cosa che nessuno avrebbe del resto il coraggio di pretendere, ma quando ci sono di mezzo l’autenticit­à, la passione e il talento nessuna sconfitta sarà mai davvero dolorosa o disonorevo­le.

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Neil Young riporta i Crazy Horse nella stalla.
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