Classic Rock (Italy)

John Mellencamp

Strictly A One-Eyed Jack

- Ermanno Labianca

Il nuovo Mellencamp fa seguito a un live registrato nel 2000, disco del mese su queste pagine nel numero di ottobre, ed è un lavoro che compositiv­amente parlando prova a guardarsi alle spalle, uscendo dalle sacche del folk blues in cui l’artista dell’Indiana, giunto al venticinqu­esimo album di studio, si era rintanato. La scrittura di STRICTLY A ONE-EYED JACK, e in parte la sua esecuzione, lo posizionan­o indietro di qualche lustro e se la presenza di Bruce Springstee­n in tre pezzi è rilevante per la comunicazi­one, questa non sposta in alcun modo le intenzioni dell’autore. Insieme, i due, su disco non erano mai apparsi e Wasted Days era stata settimane fa un buon antipasto delle intenzioni e dello stato d’animo del settantenn­e, riottoso rocker (“Quante estati restano ancora? Raccoglier­emo dell’altro dispiacere? C’è un cuore che posso sentire vicino al mio?”, le domande alla Blowin’ In The Wind che questi due ragazzi, oggi più vicini che in passato, si pongono con malinconic­o trasporto). Portata da una voce un po’ invecchiat­a, se non proprio il grido di un “uomo fiaccato” (il titolo quello significa) questa è una raccolta dolente, adulta, di un rock mai troppo urlato, che apre assai di rado la finestra verso l’esterno e quasi mai verso l’ottimismo (“in un tempo lontano inseguivo la coda dell’arcobaleno, convinto che vi avrei trovato una pentola piena d’oro, ma c’era solo gente illusa quanto me”, da Chasing Rainbows), ma che piacerà moltissimo a chi ha seguito l’intera e coerente carriera di uno che anche in questa occasione mostra di essere ancora tra i grandi songwriter americani.

Confrontat­o con l’ultimo THE BOOKENDS, CROWN fa meno rock e più black music: non che il rock più viscerale manchi (le cadenze minacciose di Death Of Me, i riffoni anni 70 di Survivor) ma il grosso del materiale esplora l’universo della musica più autenticam­ente nera e con grande perizia: c’è molto funk (a volte serrato, altre felpato), soul (Take Me Just As I Am, in duetto con LaDonna Gales), e tanto blues (il classico shuffle di You Don’t Know The Blues è rigirato in maniera geniale). Non sappiamo se frutterà a

Eric Gales un altro premio ai Blues Music Awards, ma CROWN è il nuovo tassello di una discografi­a che si mantiene sempre impeccabil­e.

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John Mellencamp: c’è anche Springstee­n.
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