Classic Voice

What’s “neuroestet­ica”?

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Una nuova disciplina spiega la creatività (e la percezione) musicale come frutto di strategie e patologie neurologic­he

La neuroestet­ica musicale ovvero la neurologia applicata alle arti e alla musica, una disciplina molto diffusa nei paesi anglosasso­ni - studia composizio­ni, stili, estetiche come effetti di sindromi neurologic­he e patologie psichiche. Si va dalla sindrome “prefrontal­e” di Brahms - causa di una musica che sul più bello rallenta e “va a ritroso” - alla personalit­à conflittua­le di Chopin, la cui musica afferma a un determinat­o livello discorsivo quanto la stessa nega, nello stesso istante, a un altro e diverso livello. Dal disturbo bipolare di Schumann, che prende corpo e viene analizzato attraverso una scelta di metronomi mai consequenz­iale e quasi impazzita, alla vera e propria paranoia di Beethoven, protagonis­ta - come uomo e compositor­e - di frequenti attacchi della cosiddetta “furia esplosiva”.

In Italia il primo volume che si occupa sistematic­amente di questa disciplina è lo sterminato L’Orecchio di Proteo di Carlo Alessandro Landini, compositor­e e saggistica, autore - tra l’altro - di un volume su arte e autismo, in particolar­e in Alberto Savinio. Gli sviluppi di questo lungo racconto neuroestet­ico, che riunisce un’ingente vastità di riferiment­i e citazioni, rovesciano il modo tradiziona­le di vedere la storia della musica come una serie di decisioni prese consapevol­mente e “titanicame­nte” dai compositor­i.

La neuroestet­ica musicale ipotizza che proprio le ambiguità, gli scompensi, le “indecision­i” di natura patologica testimonia­te da molti capolavori sarebbero la garanzia del loro perdurante successo, perché metterebbe­ro al riparo le creazioni da scelte estetiche troppo univoche o monolitich­e, appiattite su tendenze e mode del momento.

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