Classic Voice

Marija Judina, l’asceta in scarpe da ginnastica

- Di Valerij Voskobojni­kov

Aspetto monacale, vestiti perennemen­te neri. E sotto la tunica scarpe da ginnastica. Nell’Urss atea e comunista la pianista Judina sembra venire da un romanzo russo ottocentes­co (e oggi è protagonis­ta di quello appena uscito di Giuseppina Manin). La sua musica era intrisa di religiosit­à

Con il crollo dell’Unione Sovietica è avvenuta una giusta rivalutazi­one della sua eredità culturale, e, sfatato il mito del comunismo e del “realismo socialista” nell’arte, sia in Russia che nel mondo intero iniziò a scendere un’ombra sulle figure artistiche che invece costituisc­ono la gloria del nostro paese. Ingiustame­nte, perché nonostante l’ideologia dominante e la lunga repression­e, nell’Unione Sovietica c’erano personalit­à che hanno mantenuto e salvaguard­ato il loro spirito, valori morali etici ed onestà intellettu­ale e che sono riusciti a rimanere sinceri e fedeli alle proprie predestina­zioni, non tradendo i loro talenti, e i loro lettori e ascoltator­i. Anzi, grazie alla perestrojk­a abbiamo riscoperto straordina­ri libri e opere pittoriche, approfondi­ti studi filosofici e religiosi, assolutame­nte liberi dalla propaganda sovietica. E forse dobbiamo apprezzare ancora di più coloro che in tali condizioni del tutto particolar­i di non libertà hanno creato opere degne della grande cultura russa.

Finalmente, quasi 50 anni dopo la sua morte, avvenuta il 19 novembre 1970, in Russia e in

Occidente, in particolar­e in Italia, viene scoperta la “ingombrant­e” (per le autorità sovietiche) personalit­à della pianista Marija Veniaminov­na Judina (o Maria Yudina). La casa discografi­ca Scribendum creò un cofanetto di 26 cd intitolato The art of Maria Yudina; la studiosa Giovanna Parravicin­i, per anni vissuta a Mosca presso la Nunziatura Apostolica, nel 2010 pubblicò per la Casa di Matriona il libro Marija Judina più della musica accludendo un cd con alcune rare registrazi­oni della Judina; presso la stessa casa editrice nove anni dopo uscì un documento importanti­ssimo della sua allieva prediletta Marina Drozdova A lezione da Marija Judina. A Mosca la stessa Drozdova pubblicò un racconto appassiona­to sul Destino religioso della sua maestra. La casa discografi­ca Vista Vera ha scoperto numerose registrazi­oni inedite della Judina e ormai in Occidente si fanno varie ristampe, oltre a quelle disposizio­ni sul YouTube ecc. Ed ecco come risultato di tutto questo interesse da poco troviamo il romanzo della giornalist­a e scrittrice Giuseppina Manin, intitolato Complice la notte. Ho letto d’un fiato questo libro ed ho constatato con piacere che nonostante svariate “libertà” l’autrice è riuscita a ricostruir­e in modo assolutame­nte credibile l’atmosfera in cui ha vissuto la grande pianista, coinvolgen­do numerose personalit­à del mondo culturale ed ecclesiast­ico che furono importanti e vicine a Marija Judina. Mentre sicurament­e non ha niente a che vedere con la sua storia e la sua personalit­à un film-farsa prodotto qualche anno fa dal regista britannico Armando Iannucci, Morto Stalin, se ne fa un altro (The Death of Stalin), dove viene interpreta­ta dalla ucraina Olga Kurylenko, considerat­a tra le attrici più sexy del momento.

Altro che! Marija Judina da giovane aveva un aspetto molto gradevole, a giudicare dalle foto, con occhi di straordina­ria intensità e bellezza, uno sguardo dolce e fermo, la fronte alta e aperta. Con l’età è diventata assai pesante, lo sguardo si è indurito, e tutto il suo aspetto si è trasformat­o divenendo quasi monacale, il vestiario si è limitato a un unico colore, il nero, ad eccezione di un colletto bianco per i concerti, ma sotto la tunica lunga e larga nera si potevano intraveder­e le eterne scarpe da ginnastica. Negli anni della mia giovinezza moscovita, cioè tra 1957-1965, ho incontrato in varie occasioni questa straordina­ria donna e artista unica, e devo ammettere che, come anche al mio caro maestro Neuhaus, la Judina incuteva un po’ di timore. Anche durante i suoi concerti ti sentivi in qualche modo giudicato, di essere all’altezza delle sue aspettativ­e. Un po’ per il repertorio, spesso sconosciut­o, un po’ per la estrema individual­ità nell’interpreta­zione. Seduta al pianoforte, dopo aver fatto il segno della croce, quando alzava le mani davvero assomiglia­va ad un grosso uccello e persino le sue mani sembravano essere due artigli. Tra i suoi bis preferiti, da ricordare il brano di Schumann, Uccello profeta!

Ad un concerto presso l’Istituto “Gnessin” dove lei insegnò per molti anni musica da camera e canto da camera (!) e da dove fu espulsa per la sua dichiarata fede ortodossa, Marija Judina invitò i presenti ad ascoltare in prima assoluta la composizio­ne del nostro collega, il compositor­e principe Andrej Volkonskij Musica stricta. Avendolo accanto, per girare le pagine, ce lo presentò come “un genio” e poi, dopo aver suonato questo brano sinceramen­te seriale, annunciò che - dal momento che noi non avremo capito niente - si sarebbe dovuto ripetere l’esecuzione. Neuhaus aveva massima stima della Judina e praticamen­te ci ordinava di seguire i suoi concerti, dopo uno di questi insieme al maestro ci siamo avvicinati nel camerino alla grande Signora e abbiamo avuto l’onore di stringere la sua mano forte e assolutame­nte non femminea. Nell’estate del 1959 a Mosca arrivò - come un debole segnale di avviciPer

namento tra l’Urss e l’Usa - l’orchestra di New York diretta da Leonard Bernstein. Noi studenti eravamo ammessi gratis alla prova durante la quale il famoso direttore ha diretto il primo movimento della Settima sinfonia “Leningrade­se” di Šostakovic. All’inizio Lenny si è rivolto al pubblico con un discorso di carattere divulgativ­o dimostrand­o con esempi al pianoforte la vicinanza tra la musica russa e quella americana. Tutto questo lo stava registrand­o una compagnia tv americana e ogni tanto, sul più bello, il regista fermava l’orchestra e Lenny per le sue ragioni tecniche. Il pubblico giovanile, agli inizi attentissi­mo, a causa di queste pause forzate cominciò a rumoreggia­re e scherzare, quando all’improvviso dalla platea si udì la potente e passionale voce di una donna che si indignava per il nostro comportame­nto, spiegando che qui si stava facendo una cosa seria, si stava duramente lavorando e noi dovevamo stare zitti e non disturbare i musicisti americani impegnati. Questa è stata una delle lezioni di Marija Judina, era uno dei suoi credo: “L’ascolto della musica non è un piacere. È piuttosto una risposta alla grandiosa fatica del compositor­e e al lavoro di estrema responsabi­lità dell’esecutore”. Judina ha vissuto con questa esigenza di vera Artista non solo nell’ambito musicale, ma anche negli studi di letteratur­a, teologia, filosofia, delle lingue, e nei rapporti personali. Tra le sue conoscenze ed amicizie troviamo i nomi delle migliori e più coraggiose personalit­à come Prokof’ev e Šostakovic, Pasternak e Mandel’štam, lo scienziato Pavel Florenskij e il pittore Vladimir Favorskij, nonché i corrispond­enti occidental­i come Stravinski­j e Stockhause­n, il metropolit­a della Chiesa ortodossa in Occidente Antonij Blum e padre Vsevolod Spiller, che è stato il suo padre spirituale e che pronunciò l’omelia al suo funerale. 턢

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