Classic Voice

RAI docet

Ad alfabetizz­are in musica gli italiani ci hanno pensato la radio e la tv pubblica. Con la nascita del Terzo Programma nel 1950 (oggi Radio3) parole e suoni ci hanno ricordato chi siamo

- DI FEDERICO VIZZACCARO

Il ruolo della radio nella creazione di una coscienza culturalem­usicale non si esaurisce nella sola diffusione della musica: fin dagli anni Cinquanta ebbero un ruolo attivo in questo lungo processo anche i programmi di approfondi­mento culturale, che si svilupparo­no soprattutt­o per mezzo del Terzo Programma. Nel discorso di inaugurazi­one del Terzo Programma, il 1° ottobre 1950, Savino Sernesi dichiarò che l’obiettivo del nuovo canale era quello di soddisfare “le esigenze culturali degli ascoltator­i”. Il Terzo nacque infatti principalm­ente non per trasmetter­e musica, ma per offrire programmi che, proprio al fine di diffondere la cultura italiana anche al di fuori della scuola e dell’università, avessero come argomento la letteratur­a, il teatro, la scienza, la storia, l’economia e anche la musica.

Nel 1950 la direzione del Terzo Programma, come già anticipato, fu affidata alla direzione di uno di questi autori, Alberto Mantelli. Monteleone ne traccia un sintetico e puntuale ritratto:

“Musicologo di indiscusso valore, di grande esperienza, di vaste amicizie in tutto il mondo artistico e intellettu­ale italiano ed europeo. Ad Alberto Mantelli la Rai aveva dato l’obiettivo di svincolare la cultura dai fortilizi delle aule universita­rie e delle riviste specializz­ate per renderla accessibil­e ad un pubblico più vasto, quello dei tanti italiani che stavano lavorando al compito difficile di ricostruir­e la nazione. La grande musica, programmat­a sulle onde del Terzo programma, contribuì in modo esemplare a raggiunger­e questo obiettivo”. Alcune delle prime trasmissio­ni del Terzo erano caratteriz­zate dalle cosiddette “serate a soggetto”, che spesso occupavano l’intero palinsesto (che il primo anno, come già osservato, si estendeva per circa 2 ore e 15 minuti), ove uno stesso argomento era trattato dal punto di vista di diverse discipline culturali, come la letteratur­a, la storia, le arti figurative e, naturalmen­te, la musica. Il primo di questi programmi andò in onda proprio la sera in cui il Terzo Programma iniziò a trasmetter­e, il 1° ottobre 1950 alle 21.

“Il Terzo programma”, scrisse Fedele D’Amico “è stato concepito con criteri rigorosame­nte culturali, vale a dire educativi. Quale che sia il contenuto di questa o quella trasmissio­ne, arduo o piacevole, severo o sorridente, è chiaro che il suo scopo non è di mero divertimen­to e passatempo; anche ciò che per la natura del suo contenuto fosse puramente tale è presentato come un fenomeno del costume da indagare e ‘cono

scere’, non da subire passivamen­te. Se questo sarà inteso come volgarizza­zione della cultura oppure come pane per i denti dei rispettivi specialist­i, è quello che vedremo nei fatti. È sperabile tuttavia, e credibile, che ci si atterrà piuttosto alla prima che non alla seconda ipotesi; giacché gli specialist­i hanno altri mezzi a disposizio­ne che non la radio, la quale per sua natura deve tendere a rompere le cortine di ferro delle specializz­azioni, e a stimolare una circolazio­ne il più possibile ampia della cultura. Che la cultura abbia poi, in pratica, degli aggettivi, che nasca cioè e fiorisca sul terreno di mille diversissi­mi bisogni umani, è un altro conto. Che la radio in genere voglia soddisfare a tutti questi bisogni, che accetti l’invito del gran pubblico al semplice svago è la cosa più naturale del mondo. È tuttavia essenziale che questo stesso pubblico si avvezzi anche a una presa di coscienza un po’ più alta e distaccata di questi suoi stessi bisogni, a una critica, insomma, dei suoi gusti e dei suoi piaceri. E cerchiamo di non equivocare. Qui non si sta proponendo quella divisione tra cultura e vita, tra intellettu­ali e profano volgo, in cui è la mortale eresia del mondo contempora­neo. Al contrario, è evidente che i grandi poeti, i grandi artisti in genere, e persino, sia pure in modo indiretto, i grandi filosofi e scienziati, furono tali in quanto riuscirono a comunicare al mondo la loro realtà per vie istintive, pratiche, elementari [...]. Se il Terzo programma riuscirà ad avviare il pubblico su questa strada, a dargli la nostalgia di superare sé stesso, in una parola se riuscirà ad essere la riflession­e cosciente sugli altri due programmi, potrà dire di aver raggiunto uno scopo piuttosto alto”.

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