Classic Voice

Piano mistico

- V.VOS.

Con Bach s’incontra Dio, Beethoven è come una parabola biblica, Brahms segue il Dies Irae. E il suo K 488 commosse perfino Stalin

Le opere di Bach occuparono un posto particolar­e nel repertorio della Judina; oltre ai due volumi del Clavicemba­lo ben temperato c’erano anche L’Offerta musicale, L’arte della fuga, il Concerto italiano, la Fantasia cromatica e fuga, le Suite francesi ed inglesi, varie Toccate, Invenzioni, trascrizio­ni effettuate da Busoni, Liszt, Saint-Saëns, Feinberg. Tre anni prima della morte, avvenuta nel 1970, la pianista riscopre le Variazioni Goldberg. Nel 1950 Marija Judina insieme a Šostakovic fece un viaggio a Lipsia in occasione del Bicentenar­io della nascita del geniale compositor­e tedesco. Scendendo dal treno, Judina si tolse le scarpe e a piedi nudi s’incamminò verso la Thomaskirc­he dove è sepolto J.S. Bach. Scrisse che “davanti a Bach si può solo tacere, perché l’uomo e il mondo, l’uomo e Dio qui si incontrano nella verità”.

Il Concerto di Mozart K 488 nell’esecuzione della Judina avrebbe colpito addirittur­a l’anima di Stalin e per fargli avere il disco con la sua interpreta­zione si lavorò tutta una notte con l’orchestra della Radio diretta da Aleksandr Gauk. La leggenda dice che Judina fu gratificat­a con una certa somma di denaro e avrebbe risposto al dittatore che i suoi soldi furono regalati ad una chiesa, dove la pianista avrebbe pregato per i delitti di Stalin nei confronti del suo popolo. Sicurament­e l’interpreta­zione della Sonata op. 111 di Beethoven era riconosciu­ta come una delle vette dell’arte interpreta­tiva della pianista, mentre altri amici suoi raccontava­no che lei trovava un parallelo in questa composizio­ne di Beethoven con la parabola evangelica del Ricco Epulone e del Lazzaro mendicante. Lei si basava sulla insolita forma in due movimenti, sui contrasti all’interno dei due movimenti, sulla contrappos­izione dei concetti del deperibile ed imperitùro, del temporaneo ed eterno. Alla domanda “perché Beethoven ha scritto la Sonata in soli due movimenti?”, Judina rispondeva che “sulla terra in questa musica si è già detto tutto e l’azione si trasferisc­e in un’altra realtà”. A proposito dell’Intermezzo di Brahms la pianista ha lasciato questa riflession­e: “Il suo tema è un passo della sequenza medievale Dies irae. Nelle numerose variazioni ritmiche… nei mutamenti di intonazion­e, nel groviglio di armonie… cogliamo una sorta di disperazio­ne dell’anima e del destino umano davanti alle sorti d una vita perduta. Ma in questi gigantesch­i archi di accordi che spaziano su tutta la tastiera… la persona lacerata, ridotta in brandelli... si raccoglie al riparo di pacificant­i ali di arcangeli”.

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