Classic Voice

Carla per sempre

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I titoli che l’hanno resa immortale Giselle

Le grandi Giselle si contano sulle dita di una mano: Galina Ulanova, russa; Alicia Markova, inglese; Yvette Chauviré, francese, Alicia Alonso, cubana, e Carla Fracci, italiana (dal 1959 a Londra), esemplare per vivacità nel primo atto diurno e per pathos nel secondo notturno. Il film che la consegna alla storia in tutto il suo fulgore accanto a Erik

Bruhn, raffinata scuola danese, al centro dell’American Ballet Theatre (1969), resta una pietra miliare di questo ruolo.

La Sylphide

Prototipo della ballerina romantica, Carla Fracci indossa divinament­e il lungo candido tutu della Sylphide (creazione di Filippo Taglioni per l’eterea figlia Maria, 1832), con naturalezz­a fresca e ariosa. Esistono più video delle sue smaglianti interpreta­zioni di questa creatura alata e fatata

con Erik Bruhn nel 1962, con Rudolf Nureyev nel 1972 e con Paolo Bortoluzzi nel 1976.

Romeo e Giulietta

Nel 1958 l’anglo-sudafrican­o John Cranko, che nel dopoguerra seppe inventare quella splendida compagnia che è lo Stuttgart Ballett, volle la giovanissi­ma Fracci come Giulietta a Venezia, nel Teatro Verde dell’Isola di san Giorgio, disegnando un personaggi­o ideale per l’allora neo-prima ballerina della Scala. Carla sarà Giulietta anche con e per Nureyev (Scala 1980) e in seguito accanto a un partner

d’elezione, il rumeno Gheorghe Iancu.

La strada

Gelsomina, tenera e oppressa, sognatrice e gentile, nella Strada, balletto di Mario Pistoni su musica di Nino Rota, che debuttò nel 1967 alla Scala e che meritoriam­ente fu ripreso dalla Rai, è uno dei ruoli più felici di Carla Fracci. Negli abiti stracciati di dolce protagonis­ta della storia che Federico Fellini ha raccontato magistralm­ente sullo schermo, la sua italianità brilla di sfumature emozionali delicate e perfette.

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