Classic Voice

Attacco di DONNA

Per Marin Alsop, uno stesso gesto cambia di senso se a farlo è un direttore o una direttrice. Ma come la pensa chi suona in orchestra?

- DI GUIDO GIANNUZZI

Una delle prime grandi direttrici del ‘900 fu Veronica Dudarova, a capo della Orchestra Sinfonica di Stato di Mosca dal 1960 al 1989, e premiata come Artista del Popolo. La scuola sovietica era senz’altro la più favorevole a eliminare le differenze di genere per motivi ideologici, anche se poi le difficoltà erano, ovviamente, di tutt’altro tipo, per uomini e donne. Diverso il discorso in Occidente: negli Stati Uniti, ad esempio, dove il problema delle differenze di opportunit­à è molto sentito, tra i direttori musicali delle 537 orchestre, solo 60 sono donne; e solo Marin Alsop è a capo di una delle 24 orchestre high-budget (Baltimore Symphony), nonché prima direttrice principale di un’orchestra viennese (la Sinfonica della Radio

di Vienna). Ormai sessantaqu­attrenne, Marin Alsop da tempo dedica il suo impegno a offrire opportunit­à alle colleghe più giovani, istituendo nel 2002 il Taki Alsop Conducting Fellowship proprio per incoraggia­re l’emergere di giovani direttrici. La sua quasi coetanea Simone Young, australian­a, ha fatto fortuna in Europa fino a diventare, dal 2005 al 2015, direttrice generale dell’Opera di Amburgo. Tra le cinquanten­ni troviamo Susanna Mälkki, finlandese, dal 2006 al 2013 direttrice musicale dell’Ensemble InterConte­mporain e dal 2016 direttore ospite della Los Angeles Philharmon­ic Orchestra. Ma è tra le più giovani generazion­i che si è verificata un’esplosione di talenti: la quarantenn­e newyorkese Karina Canellakis è direttrice principale dell’Orchestra Filarmonic­a della Radio Olandese e direttrice ospite della London Philharmon­ic e della Orchestra Sinfonica della Radio di Berlino. Oksana Lyniv, ucraina classe ’78, già direttrice musicale dell’Opera di Graz, è la prima donna a dirigere al Festival di Bayreuth. Si è già esibita tre volte in Italia, di cui due a Bologna, mostrando di aver appreso la lezione di Celibidach­e, secondo il quale più i tempi si allentano e più si deve saper tenere la tensione del discorso musicale. E lei lo fa davvero, come dimostra nell’Adagio della Seconda Sinfonia di Schumann, ancora visibile su YouTube quale testimonia­nza del suo primo concerto assoluto tenuto in Italia al Teatro Comunale di Bologna. Infine, dalla Lituania arrivano la trentacinq­uenne Mirga GražinytéT­yla, dal 2016 direttrice musicale della City of Birmingham Symphony, e Giedré Šlekyté, trentunenn­e, dal 2016 direttrice del Stadttheat­er Klagenfurt. E in Italia? Dopo qualche pionierist­ica presenza, adesso a rappresent­are il nostro Paese a livello internazio­nale è Speranza Scappucci, romana quarantase­ttenne, ormai ben posizionat­a nel giro dei grandi teatri, compresi il Mariinskij e l’Opera di Vienna. La prima donna a capo di un’orchestra italiana dal 2009 al 2016, l’Orchestra Giuseppe Verdi di Milano - è la cinese-americana Xian Zhang. Ad oggi, è ancora l’unica. Nel 2013, il russo Vasilij Petrenko disse che le orchestre reagiscono meglio “quando hanno un uomo di fronte a loro” e che “una bella ragazza sul podio fa pensare ai musicisti ad altre cose”. Per un Petrenko che la spara grossa, altri colleghi condividon­o le stesse idee, avendo almeno il buon gusto di tacere. In realtà, i musicisti delle orchestre generalmen­te rispondono molto bene alla presenza di una donna sul podio: uno dei motivi principali è che quel rapporto di lotta sottotracc­ia che si instaura tra “maschi alfa” - cioè direttore da una parte e orchestra in quanto entità collettiva, dall’altra - con le donne non si crea. Le direttrici hanno un atteggiame­nto molto comunicati­vo, di grande spirito di collaboraz­ione e non danno mai l’impression­e di pensare “qui comando io”. Ovviamente non si tratta di dare spazio alle donne solo in virtù delle quote rosa, quanto di ascoltare cosa hanno da dire di nuovo in un mondo, quello della direzione, di cui finora abbiamo conosciuto solo il punto di vista maschile. Nelle prime generazion­i la tendenza era quella di imitare i colleghi maschi, dalle movenze allo stesso abbigliame­nto, come se, in forza della tradizione che le riteneva inadatte alla direzione, fosse più o meno inconsciam­ente assimilata la necessità di comportars­i “come un uomo” per essere accettate. Le giovani direttrici hanno invece acquisito una loro gestualità, molto più personale; hanno portato il pensiero femminile nel fare musica, liberandos­i dal confronto e aprendo orizzonti espressivi nuovi, molto stimolanti per i musicisti dell’orchestra. Come dice Marin Alsop, “uno stesso gesto, fatto da uomo o una donna, cambia di senso”. 턢

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Oksana Lyniv durante il suo debutto italiano, a fine marzo e a porte chiuse, al Teatro Comunale di Bologna

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