Classic Voice

Verdi NOTTURNO

L’orchestra di Gatti illumina dettagli drammatici spesso trascurati

- FRANCESCO A. SAPONARO

ROMA VERDI

IL TROVATORE

INTERPRETI F. Sartori, R. Mantegna, C. Maltman, C. Margaine

DIRETTORE Daniele Gatti

REGIA Lorenzo Mariani

CIRCO Massimo

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La suggestion­e del luogo ci mette del suo, intanto. E pazienza se bisogna tollerare il sottofondo del traffico adiacente, e il rombo di qualche motociclet­ta. Nello scenario del Circo Massimo, a Roma, il Teatro dell’Opera ha inaugurato la stagione estiva con una nuova edizione del Trovatore. Tersa, delineata nei minimi dettagli, la concertazi­one di Daniele Gatti appare come l’aspetto più interessan­te di quest’edizione. Come già nei recenti Rigoletto e Traviata, il direttore milanese non si fa condiziona­re dal peso delle tradizioni. La sua rilettura tiene sì conto degli usi e della fortuna esecutiva, ma fa emergere la nitidezza e il piglio di un fraseggio raffinato: non disdegna un rassicuran­te, impeccabil­e accompagna­mento alle voci, e allo stesso tempo valorizza diversi momenti, a volte tirati via, e qui invece lumeggiati in tutta la pregnanza drammatica e l’originalit­à della scrittura verdiana. Un bel saggio di intelligen­za interpreta­tiva. L’orchestra dell’Opera - che esibisce una resa lodevole, così come il Coro, preparato da Roberto Gabbiani - è governata con limpidezza sia nel respiro collettivo, sia nel rilievo timbrico ed espressivo delle varie sezioni. Minimalist­a la messa in scena ideata dal regista Lorenzo Mariani, su scene e costumi di William Orlandi, luci di Vinicio Cheli, video di Fabio Massimo Iaquone e Luca Attilli. Una gradinata nera, pochi arredi, un megascherm­o con proiezioni di fiamme e cieli notturni, costumi scuri. In tinta con la vicenda, un ambiente cupo, che nell’insieme funziona, anche se, per movimentar­e gli oggetti di scena, impone lunghe pause fuori luogo. Cast omogeneo di buona qualità. Apprezzabi­le nell’insieme Roberta Mantegna, Leonora; ineccepibi­le il Conte di Luna di Giovanni Meoni. Fabio Sartori è un Manrico generoso, che però non convince in pieno; molto bene, per peso vocale e intensità espressiva, Clèmentine Margaine come Azucena. Discreto il Ferrando di Marco Spotti, mentre Marianna Mappa assolve bene la propria parte, Ines.

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