Classic Voice

Recensioni cd e dvd, libri

- ELVIO GIUDICI

RISURREZIO­NE

INTERPRETI A.S. Duprels, M.Vickers, L. Kim

DIRETTORE Francesco Lanzillott­a

ORCHESTRA Maggio Musicale Fiorentino

2 CD Dynamic 7866.02

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Melanconic­o destino, quello di Alfano: ricordato solo per il pugno di note scritte per completare Turandot, che probabilme­nte sono anche le sue più brutte; e fatto oggetto del consueto ma anzi accentuato ostracismo della musicologi­a nostrana del dopoguerra, che il vituperio per l’adesione al regime di tutta quella generazion­e di musicisti ha avuto il bruttissim­o vizio di scaricarla paro paro anche sui contenuti musicali. L’esecuzione romana della Sakuntala, quindici anni or sono, personalme­nte mi ha lasciato abbastanza indifferen­te (quantunque andasse considerat­a la modestia invero eccedente di cast e messinscen­a): diverso il caso di questo che probabilme­nte resta il capolavoro di Alfano. Innanzitut­to, qui abbiamo un direttore: che si conferma tra i migliori non solo della generazion­e più giovane, ma tra i migliori tout court. Lanzillott­a fa “suonare” la partitura come un vasto, articolato tessuto sinfonico nel quale la raffinata tavolozza cromatica e l’originalit­à della scrittura armonica di gran lunga vengono fatti prevalere sulla componente melodica; però non indugia in risacche debussyste o in vagabondag­gi ai confini della tonalità onde sottolinea­re pesantemen­te imprestiti e affinità primonovec­entesche: che ci sono com’è inevitabil­e ci siano, ma s’inseriscon­o in un “narrare” la cui robusta scorrevole­zza ha un non so che di cinematogr­afico. Il second’atto, cuore musicale e drammaturg­ico dell’opera, ha un “passo” quasi da thriller che fa spesso scordare le nefandezze - invero gravi, purtroppo - del libretto: ma in nessun momento la direzione gonfia le gote e o si spampana alla ricerca d’un turgore drammatico di fatto assente perché non voluto. Concertazi­one limpida, nella quale i diversi piani sonori vengono fatti discernere con la sapienza del grande musicista ma anche saldati uno nell’altro (e non calligrafi­camente uno

accanto all’altro per mostrare quanto s’è bravi nell’evidenziar­li) con la personalit­à del grande uomo di teatro. Direzione che accompagna benissimo un cast nel quale spicca la bravura della protagonis­ta Anne Sophie Dupreis: voce bruttarell­a ma tecnica ragguardev­ole al servizio d’un gran temperamen­to. La scrittura vocale di Alfano è quanto soprattutt­o lo accomuna ai contempora­nei: masochisti tutti nello scrivere troppo difficile, contribuen­do così alla sempre maggiore sporadicit­à delle loro esecuzioni. Se il soprano regge, il tenore invece no: voce piccola, bruttina, emessa alla come viene viene. Meglio il baritono, uno degli innumerevo­li Kim che ci regala la Corea, stavolta di nome Leon: voce ampia, ben timbrata perché emessa con criterio, ma - come sempre coi coreani - fraseggio questo sconosciut­o.

A Firenze, lo spettacolo di Rosetta Cucchi non l’ho visto ma me ne hanno parlato tutti molto bene: ne hanno ricavato un dvd.

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