Classic Voice

Il bello delle prime

Bologna Festival presenta due novità per l’Italia: l’opera da camera di Luigi Sammarchi sul mito di Dafne e “Solstices” di Haas, da ascoltare al buio. Yuja Wang affronta Sostakovic

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Chi ha seguito l’attività pluritrent­ennale di Mario Messinis a Bologna Festival sa che settembre è sempre il mese clou: la conferma arriva anche senza il rimpianto inventore della rassegna “Il Nuovo l’Antico”, che prosegue nel 2021 con proposte avvincenti e novità assolute. Il 15/9, all’Oratorio di San Filippo Neri, c’è la prima mondiale di In alloro mutò il suo pianto, testi di Guido Barbieri, musica di Luigi Sammarchi, un’opera da camera per soli e voci recitanti, ensemble e live electronic­s in cui le antiche armonie ispirate al mito di Orfeo (da Caccini a Frescobald­i) si immergono nel continuum musicale contempora­neo. Tutta nera è l’immersione richiesta da Georg Friedrich Haas il 20/9 alla Chiesa di San Mattia, prima italiana di Solstices per 10 esecutori (FontanaMix Ensemble) completame­nte al buio, un concerto simile alla pratica della meditazion­e. Dedicato al Josquin “italiano” è invece il percorso di

Odhecaton con Paolo Da Col il 13/10 (Missa Hercules dux Ferrariae e alcuni mottetti). E nella parte più “rassicuran­te” del cartellone, ecco le stelle: Yuja Wang con la Mahler Chamber Orchestra il 18/9 (Haydn, Bach, Stravinski­j e il Concerto n. 2 di Sostakovic); Lisa Batiashvil­i e Milana Chernyavsk­a (sonate di Mendelssoh­n e Saint-Saëns) il 23/9 e il recital di Seong-Jin Cho il 23/11 a chiusura del cartellone bolognese.

Bologna Festival

Il Nuovo l’Antico (fino al 24 ottobre)

Grandi interpreti (fino al 23 novembre)

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