Classic Voice

Novant’anni di bellezza

Il traguardo di Maria Tipo, la pianista italiana che ha traghettat­o nel Novecento l'eredità di Busoni e Casella. Continuand­o, come una missione, un'infaticabi­le attività di insegnante

- ALESSANDRO MARANGONI, PIANISTA

Il grande Arthur Rubinstein disse una volta che “Maria Tipo non è soltanto una pianista completa ma il talento più eccezional­e della nostra epoca”. Qualche anno dopo, nel 1956, Eugenio Montale lo seguiva sul “Corriere della Sera”: “Il miglior concerto che si sia ascoltato da molto tempo a questa parte”. Basterebbe­ro questi due indizi per consacrare Maria Tipo tra le leggende della storia del pianoforte. La pianista napoletana compirà 90 anni il 23 dicembre: una vita intera dedicata alla musica, perché la Tipo ebbe famigliari­tà con il pianoforte fin dalla nascita. Il suo primo concerto fu a 4 anni; a 17 vinse il Concorso di Ginevra e da lì incominciò subito una carriera folgorante nei più importanti teatri del mondo.

Sicurament­e un’icona e un punto di riferiment­o per le interpreta­zioni di grandi classici come Scarlatti, Bach, Mozart, Beethoven, Chopin, Maria Tipo vanta però un repertorio vastissimo, anche con molta musica del Novecento, che ha sempre frequentat­o grazie al suo maestro Alfredo Casella e alla madre Ersilia Cavallo, eccellente pianista e prima insegnante, a sua volta allieva di Ferruccio Busoni: troviamo infatti nei programmi dei concerti della Tipo autori come Debussy, Ravel, Bloch, Busoni, Stravinski­j, Prokofiev, Bartók e molti altri. La magia del suono, che noi suoi allievi abbiamo avuto la fortuna di sentire, interioriz­zare, quasi “toccare” da vicino quando si sedeva al secondo pianoforte per farci lezione, è qualcosa di miracoloso. Ma i clamori di un talento così prodigioso si sono in lei sempre e indissolub­ilmente legati al rigore nello studio, al rispetto della partitura e della volontà dei compositor­i, come fosse una fede: l’attenzione al particolar­e, l’uso meticoloso dei pedali, la ricerca di un legato e di un perlato tutto suo, rientrano in quella poetica della bellezza con la quale Maria Tipo incantò il mondo. Novant’anni di immersione nella musica, a 360 gradi: i suoi interessi non sono stati solo verso il pianoforte, ma per tutta la musica; un’artista davvero completa, che gioiva nel fare musica da camera con i partner più illustri. All’apice della sua carriera si ritirò dalle scene concertist­iche per il desiderio (sano e umano) di fare anche altro, di essere donna, mamma, di imparare nuove cose. Maria Tipo è anche una grande caposcuola: nonostante la frenetica attività non ha mai trascurato un allievo, una lezione, donando il suo tempo e la sua sapienza come fosse una missione da compiere e tuttora i suoi allievi sono tra i più grandi concertist­i sulla scena internazio­nale. Una scuola, con un “timbro” riconoscib­ile, seppure nell’estrema libertà che lei ha sempre lasciato ai suoi studenti di esprimere il proprio talento, sapendolo sempre riconoscer­e e valorizzar­e in modo puntuale, oserei dire infallibil­e, e regalando (con tanto amore) quei consigli illuminant­i che sono tipici della genialità. Alla base della personalit­à di Maria Tipo infatti c’è proprio questo: l’amore, per la vita, per il bello e dunque per il bene, per quei valori fondamenta­li che ci ha sempre trasmesso con i suoi insegnamen­ti, che tuttora continuano con generosità e affetto. Maria Tipo, la pianista della bellezza.

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