Classic Voice

Il sistema di Arturo

Nelle otto stagioni toscaninia­ne fu raggiunta una fusione ideale tra novità e repertorio

- M.B.

Dal 1921 al 1929 è stata “la Scala di Toscanini”: otto stagioni culminate nella trionfale tournée del teatro in Austria e Germania. È interessan­te analizzare come sono state costruite quelle stagioni. L’ente autonomo era nato con l’obiettivo di aumentare l’offerta di titoli e creare un repertorio di base. Il risultato fu una specie di sistema misto fra teatro di novità e teatro a repertorio, in cui alle nuove produzioni si aggiungeva ogni anno la ripresa di titoli considerat­i fondamenta­li. Nulla a che vedere con la routine dei teatri a repertorio di oggi, in cui gli spettacoli sono spesso riportati in scena senza prove. Con Toscanini non sarebbe stato possibile: per lui, anzi, riprendere un titolo da un anno all’altro voleva dire poter ripartire dal lavoro già fatto per approfondi­re e migliorare. In quelle otto stagioni sono stati eseguiti 88 titoli di 45 autori, dei quali 26 viventi. Le prime esecuzioni assolute sono state 16 (tra queste il Nerone di Boito e Turandot di Puccini) e 5 le prime italiane. I cartelloni si sono allargati di anno in anno: da 10 titoli e 91 recite nella stagione 1921-22 a 36 titoli e 143 recite nel 1928-29. Uno sguardo ai programmi ci dice molto sui gusti del maestro. L’autore più eseguito è Verdi con 9 opere (tutte dirette da Toscanini), quindi Wagner e Puccini con 8 e Giordano con 5. I titoli eseguiti più di tre volte nell’arco delle otto stagioni rappresent­ano la base di quello che per Toscanini doveva essere il repertorio. Al primo posto c’è Falstaff, presentato 8 volte, quindi ogni anno, e sempre diretto personalme­nte da lui, seguito da Rigoletto (7 volte) e da Boris Godunov (6 volte). Con 5 esecuzioni nelle otto stagioni seguono Aida, Bohème, Carmen, Lucia di Lammermoor, I maestri cantori di Norimberga, Manon Lescaut e Nerone; con 4 esecuzioni Andrea Chénier, Hänsel e Gretel, Iris, Lohengrin, Louise, Mefistofel­e, L’oro del Reno, La traviata e La valchiria. Dal 1921 al 1929, Toscanini ha diretto alla Scala qualcosa come 98 opere, tra nuove produzioni e riprese, seguito da Panizza con 63, Santini con 27, Votto con 23, Gui con 14.

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