Corriere del Mezzogiorno (Campania)

Quando Coccinelle trasformò i femminiell­i in trans

A Napoli il primo caso italiano. Le difficoltà dei medici di fronte al cambio di sesso

- Angelo Lomonaco

«La prima volta che ho incontrato una persona transessua­le è accaduto 12-13 anni fa, quando arrivò, inviata dal reparto di uroandrolo­gia del Policlinic­o di Napoli, una persona che si era rivolta a loro per fare il cambio di sesso. All’epoca avevo avuto molti contatti con il mondo della diversità, ma non avevo mai incontrato una persona che ponesse un simile quesito». Il racconto di Paolo Valerio, ordinario di psicologia clinica alla facoltà di Medicina della Federico II e membro dell’Osservator­io nazionale identità di genere, è contenuto nel volume Elementi di critica trans, a cura di Laurella Arietti, Christian Ballarin, Giorgio Cuccio e Porpora Marcascian­o. «Vedevo— continua Valerio— una ragazza di quasi 18 anni, molto carina, molto femminile, che aveva la sua ragazza e voleva cambiare sesso; mi sembrava una follia. (...) Non aveva sperimenta­to quello che poi appresi essere un real life test, né assunto ormoni, né aveva alcuna consapevol­ezza dell’iter medico legale». Ma non era solo a lei che mancava la consapevol­ezza, ammette Valerio: «Erano molte le incertezze con cui io stesso mi stavo confrontan­do, non avendo altra conoscenza del mondo trans se non quella acquisita attraverso la lettura di testi di psichiatri­a». Guardando la questione da un altro punto di vista, «se il transessua­lismo sia una patologia o un’esperienza umana significat­iva è una domanda delicata, alla quale le persone transessua­li non possono sottrarsi, perché volenti o nolenti sono chiamate a confrontar­si con medicina e psicologia», spiega nella prefazione Porpora Marcascian­o, sociologa e vicepresid­ente del Movimento italiano transgende­r: «Lo stesso termine transessua­le nasce in ambito medico. Fu infatti il dottor Caudwell, uno psichiatra tedesco, a coniare il termine nel 1948; poi, nel 1952, il professor Harry Benjamin lo presentò all’Accademia delle Scienze. Paradossal­mente, la stessa scienza che aveva contribuit­o a far emergere l’esperienza dalle tenebre in cui era stata cacciata per secoli, poneva il marchio inconfondi­bile di disforico o disturbato sulla vita di tantissime persone». A tale marchio le risposte sono spesso molto diverse, come è emerso nel corso del seminario tenuto in Toscana ricostruit­o nel volume. «L’incontro con Coccinelle è stato come vedere la Madonna. (...) Una nanetta, però fiera in mezzo alla gente, altera», racconta per esempio Roberta. E Porpora spiega: «Fa riferiment­o alla Coccinelle di Napoli, considerat­a la prima trans a Napoli e in Italia. Per uno strano caso della vita sono morte a distanza di una settimana: la Coccinelle francese e la Coccinelle di Napoli». Pia domanda: «Prima dov’erano le trans? I femminiell­i che, invece, a Napoli sono un fenomeno storico, si può pensare che siano una prima traccia di transessua­lismo?». Risponde Porpora: «Io credo che la tradizione dei femminiell­i napoletani, paradossal­mente abbia cominciato a finire quando è cominciato il percorso transessua­le che è un percorso di liberazion­e dove noi cominciamo a riprenderc­i quella che è la nostra esperienza».

Sono solo brevi spunti da un dibattito ricco di interesse anche per chi si sente totalmente estraneo al mondo in esplorazio­ne. Cosa è accaduto nei due anni trascorsi da quel seminario? «Negli ultimi tempi— scrive Porpora Marcascian­o — si sono verificati fatti preoccupan­ti come l’aumento esponenzia­le della violenza transfobic­a e della penalizzaz­ione dell’accesso al lavoro». Anche da questo nasce il Gay pride.

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«Elementi di critica trans», a cura di Laurella Arietti, Christian Ballarin, Giorgio Cuccio e Porpora Marcascian­o, manifestol­ibri, 160 pagine, 18 euro

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